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Intel impacchetterà in Italia i chip che produrrà in Germania?

Intel

Intel potrebbe aprire un impianto di confezionamento di microchip in Italia. Ma la megafactory vera e propria (dove si costruiranno i chip) sarà realizzata in Germania secondo Reuters. Ecco numeri, obiettivi e siti candidati

 

Tre fonti hanno rivelato all’agenzia Reuters che il governo di Mario Draghi sta preparando un’offerta a Intel, società statunitense che realizza semiconduttori, per convincerla ad aprire un impianto avanzato per la produzione di microchip in Italia. In Germania, intanto, potrebbe aprire una fabbrica ancora più grande.

IL QUADRO GENERALE

I due stabilimenti, spiega Reuters, rientrano nei piani di Intel per dotarsi di capacità di produzione di semiconduttori all’avanguardia in Europa, coerentemente con il processo di “accorciamento” delle filiere che si sta verificando in varie parti del mondo: la disponibilità di componenti critici sul suolo europeo – attualmente il cuore dell’industria dei microchip è in Asia – permetterebbe alle industrie della regione, in particolare quella automobilistica, di evitare nuove crisi di carenza di materiali.

L’OFFERTA DEL GOVERNO DRAGHI

Stando alle fonti dell’agenzia, il governo Draghi è già in fase di trattativa avanzata con Intel e l’investimento della società potrebbe ammontare a più di 4 miliardi di euro: addirittura potrebbe arrivare a 8 miliardi, secondo una delle fonti dell’agenzia stampa.

Una parte dell’investimento verrà sostenuta con fondi pubblici; inoltre, il governo italiano offrirà a Intel delle condizioni di favore sui costi del lavoro e dell’energia. L’obiettivo di Roma è concludere i negoziati entro la fine dell’anno.

L’impianto di Intel potrebbe creare oltre mille posti di lavoro diretti in Italia.

DOVE SORGERÀ LA FABBRICA DI INTEL?

Sono i due i siti che potrebbero ospitare la fabbrica di chip di Intel: l’area di Mirafiori, a Torino, storico comprensorio della FIAT e oggi del produttore automobilistico Stellantis; oppure Catania, dove già opera STMicroelectronics.

STM A BOCCA ASCIUTTA?

STMicroelectronics è un’azienda italo-francese di componentistica elettronica partecipata al 50 per cento dal ministero italiano dell’Economia e delle Finanze. Intel è però una società molto più grande – è la più importante degli Stati Uniti -, che sta attraversando un momento di profondi cambiamenti: vuole rivoluzionare il suo modello di business e non limitarsi più a progettare i chip, affidandone poi la realizzazione concreta, ma a diventare un fabbricatore per sé e per altri.

IL TIPO DI FABBRICA

Quello che dovrebbe sorgere in Italia sarà un impianto di packaging (o “confezionamento”) dei microchip, l’ultimo anello della catena che porta al prodotto finito. Secondo le fonti, sarà un impianto di tipo avanzato, che utilizzerà nuove tecnologie e che lavorerà sia i chip realizzati da Intel che da altre aziende.

La megafactory vera e propria, quella cioè dove si costruiranno i chip, sarà probabilmente in Germania, a Dresda, ma anche la Francia si è proposta. La candidatura dell’Italia è invece sfidata dalla Polonia.

Nei mesi scorsi l’amministratore delegato di Intel, Pat Gelsinger, aveva spiegato che la società non vuole concentrare tutte le sue attività in un singolo stato europeo, ma di voler creare un sistema integrato nel continente: ovvero, appunto, fabbriche di produzione in un certo paese e impianti di packaging in un altro.

LE VOLONTÀ POLITICHE

L’Unione europea vorrebbe raddoppiare la propria quota nel mercato dei semiconduttori, anche avanzati, portandola al 20 per cento del totale globale entro il 2030. Recentemente il primo ministro Mario Draghi aveva dichiarato che Bruxelles deve agire “adesso e con decisione” per aumentare i propri livelli produttivi di chip e raggiungere l’obiettivo, perché “la Cina e gli Stati Uniti stanno già investendo decine di miliardi ciascuna in questo settore”.

La costruzione dell’impianto di packaging e della megafactory richiederanno anni di tempo, ed è improbabile che possano essere di qualche aiuto alle case automobilistiche europee nel breve termine.

ALL’ITALIA ANCHE UN CENTRO DI RICERCA?

Una delle fonti di Reuters sostiene che l’Italia abbia delle “carte da giocare” nelle trattative di Intel per attirare l’apertura di un centro di ricerca della società.

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