Non è certo un mistero il fatto che Microsoft, nonostante gli innumerevoli tentativi, non sia mai riuscita a fare soldi con Xbox, venduta in perdita fin dai tempi della primissima console. L’azienda statunitense negli anni ha anche smesso di comunicare dati puntuali, pertanto non è sempre facile dettagliare, ma la situazione sarebbe peggiorata nell’ultimissimo periodo: secondo il giornalista Jez Corden la divisione videoludica starebbe perdendo “non dozzine, ma centinaia di dollari” per ogni Xbox Series X|S venduta. Tutta colpa del fatto che la Big Tech non sia riuscita a procurarsi RAM a costo fisso e sia esposta ora alle inedite e abnormi fluttuazioni dei chip. La stessa amministratrice delegata Asha Sharma (in foto) ha ammesso che il costo delle memorie è salito del 700% da quando il prezzo di Xbox Series è stato fissato, erodendo i margini.
Insomma, tutti sanno che Microsoft non è mai riuscita a imporsi in un mercato dominato da rivali nipponiche (Sony e Nintendo) e dato che la situazione perdura da anni tutti si erano convinti che a Redmond stesse bene così. Ma adesso che servono soldi da investire in Ai e in data center, sembra proprio finito il periodo dei (video)giochi.
20 MILIARDI SPESI PER VIDEOGIOCARE
Lo ha annunciato senza troppi giri di parole, in una lettera ai dipendenti firmata anche dal vicepresidente esecutivo e chief content officer della divisione videoludica, Matt Booty, la nuova Ceo Asha Sharma. Il messaggio recapitato è stato sostanzialmente che Microsoft nell’ultimo lustro ha investito su Xbox qualcosa come 20 miliardi di dollari e s’aspettava ritorni che non sono mai arrivati. I ricavi sono in calo e i margini, tra dazi e crisi dei chip, restano inchiodati attorno al 3% annuo.
Così non si può più proseguire, insomma. Anche perché, a voler sottilizzare, il malloppo che la software house fondata da Bill Gates ha messo nell’enorme coin-op mangiasoldi cui sta caparbiamente giocando sarebbe per la verità di gran lunga maggiore, se si pensa ai 70 miliardi spesi per l’acquisto di Activision-Blizzard, software house che non è stata peraltro esentata dai licenziamenti.
Do I believe that AI is writing Asha Sharma's posts? No.
Do I believe that an experienced gamer on the Xbox team may be helping her sound more like a "real gamer" with her social replies? Yes.
Do I think it's a bad idea for her to try and fake this? YES.https://t.co/OEnnPUpZog
— Ryan McCaffrey (@DMC_Ryan) February 23, 2026
Sharma, inseguita dalle polemiche fin dalla sua recente nomina avvenuta a inizio 2026 in quanto non avrebbe né l’esperienza manageriale né la passione videoludica (il suo account Xbox è stato creato contestualmente alla nomina e la dirigente ha dovuto ammettere di non essere una grande videogiocatrice) rischia insomma di passare per “ladymani di forbice”, se non persino per la curatrice fallimentare di Xbox.
IN XBOX UN “BAGNO DI SANGUE”
Il noto giornalista del settore Jason Schreier, dopo aver anticipato su Bloomberg la possibile chiusura di diversi studi interni acquisiti tra il 2018 e il ’19 (Compulsion Games, Double Fine e Ninja Theory, che a loro volta avrebbero intavolato trattative per tornare indipendenti), ha definito la situazione che si prospetta “un bagno di sangue”.
“Ciò che sta per succedere sarà piuttosto brutale, la parola che hanno usato le persone con cui ho parlato e che sanno cosa sta accadendo è bagno di sangue“, ha riferito Schreier in un video su YouTube pubblicato lo scorso 17 giugno. “Sarà terribile. Gli studi che ho menzionato sono solo l’inizio, ce ne saranno altri. Sono in corso molte trattative in questo momento”.
We just shared with our team the realities we need to navigate as we work to reset the XBOX business. We won't succeed by hiding hard truths, nor will we succeed by doing the same thing and expecting different results. See the note here: https://t.co/IahtBNzwnR
— ASHA (@asha_shar) June 10, 2026
NON SOLO TAGLI
Con ogni probabilità, Microsoft annuncerà i prossimi licenziamenti a luglio, dopo la presentazione dei risultati finanziari in programma il 30 giugno. Questa volta, sostengono i beninformati, non ci si limiterà ai tagli che bene o male proseguono almeno da un biennio, ma a una profonda ristrutturazione dell’intera divisione videoludica che andrà ben oltre quella già messa in atto dalla nuova amministratrice delegata appena salita a bordo di Xbox.
La Ceo infatti ha subito abbassato i prezzi del servizio Game Pass, invertendo la continua flessione registrata nell’ultimo periodo e ha deciso di interrompere la consuetudine di privilegiare Xbox al lancio di ogni Call of Duty per monetizzare da subito grazie all’arrivo del blockbuster videoludico sulle console rivali. Tutto ciò, però, non sarà sufficiente a rimettere i conti in ordine. La stessa Ceo, su X, parla infatti di un “reset” del business della divisione.
TUTTA COLPA DELL’AI?
Resta da capire perché, di colpo, a Microsoft non basti più limitarsi a presidiare il comparto videoludico ma voglia pure guadagni. E l’impennata delle RAM spiega solo in parte la brusca sterzata. Con ogni probabilità, perciò, anche Xbox non può sfuggire al piano di risparmi che Redmond ha impalcato dopo avere aumentato la spesa in conto capitale per i data center al fine di fornire ai clienti del cloud una potenza di calcolo in grado di gestire modelli di intelligenza artificiale generativa.
E dato che il risparmio passa anzitutto dai tagli, Microsoft ha contestualmente avviato un programma d’uscite volontarie che secondo Cnbc arriverà a riguardare fino al 7% della forza lavoro statunitense. Meno fortunati sembrano essere però i dipendenti della divisione videoludica cui non sarebbe data la facoltà di scegliere. Secondo i rumor, pesanti sforbiciate si starebbero abbattendo per esempio su ZeniMax, l’azienda madre di Bethesda, che Redmond acquisì nel settembre del 2020 per 7,5 miliardi di dollari. Solitamente non riportiamo voci di corridoio, ma in questo caso sono state diffuse da una figura storica dell’industria come il co-fondatore di 3D Realms George Broussard secondo cui i prossimi dimagrimento nell’organico riguarderanno i team di id Software, Arkane Lyon e MachineGames.
XBOX COME DREAMCAST?
Le indiscrezioni hanno un comune denominatore: nel prossimo futuro per contenere i costi Microsoft pare volersi concentrare esclusivamente sulle sue serie videoludiche più promettenti, come Fallout, The Elder Scrolls lato Bethesda, Halo e Gears of War come etichette interne e sul fronte Activision – Blizzard Call of Duty e World of Warcraft. Una strategia sensata che pare però essere preludio di una uscita di scena del marchio Xbox dal mondo delle console, come fece parecchi anni fa un altro attore di spicco, Sega, a seguito del fallimento del Dreamcast.







