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Ecco come Francia e Germania si spartiranno lo Spazio

Francia Germania

Che cosa combinano Francia e Germania sullo Spazio? C’è il rischio di un coinvolgimento ridotto se non addirittura ancillare dell’Italia. L’intervento del Prof. Ezio Bussoletti, ex vicepresidente Asi (Agenzia spaziale italiana)

 

Lo scorso 10 dicembre a Berlino si sono incontrati il ministro francese dell’Economia, Finanze e Rilancio, Bruno Le Maire, e il ministro tedesco dell’Economia e dell’Energia, Peter Altmaier. Tema: la politica spaziale europea.

Entrambi hanno ribadito quanto l’industria ed i servizi spaziali siano essenziali per garantire un’indipendenza e una capacità strategica; in particolare l’accesso europeo allo spazio, basato sullo sviluppo aperto delle tecnologie necessarie, deve essere mantenuto e rinforzato.

Francia e Germania hanno confermato la volontà di realizzare il nuovo lanciatore Ariane 6 chiedendo anche all’industria di migliorarsi in efficienza e competitività.

Particolare enfasi, per la prima volta, è stata posta su quanto “cruciale” sia lo sviluppo e l’industrializzazione dei futuri micro lanciatori per i quali è necessaria una cooperazione tra le industrie europee secondo una logica di mercato, dando per scontato sotto l’occhio vigile dei due paesi.

È stato anche ribadito che il settore deve mantenere un elevato livello di innovazione e, di conseguenza, oltre al sostegno delle autorità pubbliche, è anche necessario un’ulteriore aumento di finanziamenti privati.

I ministri hanno deciso di creare un Gruppo di lavoro congiunto che non soltanto dovrà individuare non solo i mezzi per migliorare la competitività e l’efficacia del settore, ma anche le azioni capaci di rispondere ai reali bisogni del mercato con particolare attenzione soprattutto ai futuri lanciatori europei.

Il Gruppo di lavoro dovrà contribuire a formulare le posizioni europee “comuni” in materia di politica spaziale così da conservare e sviluppare un ruolo di primo piano per l’Europa nell’elaborazione del quadro regolamentare.

Un primo risultato è atteso, anzi richiesto, per la metà dell’anno prossimo.

Quale il messaggio di tutto questo? Francamente, a prima vista, non ottimale per il nostro paese nonostante gli impegni economici che sono stati assunti in occasione dell’ultima Ministeriale Esa di Siviglia.

In realtà l’accordo tra Francia e Germania travalica chiaramente l’orizzonte dell’Agenzia spaziale europea (Esa), oggi non più unico riconosciuto grande attore nel settore spaziale, investendo gli equilibri di potere in Europa. L’Agenzia appare sempre più come mera componente tecnica, anche se di indubbia qualità, mentre le scelte di governance politica e di strategia si vanno spostando verso la Commissione europea, nella Direzione Generale responsabile del settore spaziale, peraltro economicamente anche molto fornita, appena costituita e guidata da un Direttore francese.

È anche evidente che quanto è recentemente accaduto per la scelta del Direttore Generale dell’Esa non ha certo favorito una credibilità italiana, unico paese che ha presentato due candidati che si elidevano a vicenda i cui curricula, apparentemente, il Comitato di selezione ha ritenuto meno validi rispetto a quelli dei tre candidati arrivati in finale.

A questo si è aggiunto l’ultimo incidente occorso a Vega che stava risalendo la china dopo la sfortuna dell’esplosione del volo numero 15 e che aveva avuto, invece, un successo con il successivo.

Non a caso, confermando voci che già corrono da qualche tempo tra quanti sono del mestiere, il comunicato bilaterale franco-tedesco fa aleggiare tra le righe l’eventualità che altri attori, oltre agli italiani, abbiano l’intenzione di lanciarsi nel business dei piccoli vettori erodendo così lo spazio che brillantemente il nostro paese si era conquistato nel passato recente grazie proprio ai successi incontestabili dei primi 14 voli di Vega.

Questa uscita pubblica franco-tedesca, molto chiara, suggerisce ai nostri responsabili politici di avere, al riguardo, particolare attenzione per vari motivi: c’è il rischio di un coinvolgimento ridotto se non addirittura ancillare dell’Italia in un momento in cui i due paesi più importanti del settore in Europa hanno indicato in maniera netta che vogliono sviluppare il tema Spazio coinvolgendo in maniera sempre più rilevante il settore privato. Entrambi gli attori stanno saldando il loro accordo come mai nel passato, hanno idee precise di cosa fare e come farlo e, soprattutto, con quanta velocità intendono concretizzare l’iniziativa. Il tutto essendo partiti già al più alto livello mettendo in campo direttamente i loro ministri economici.

L’Italia, forse ignara e impreparata di fronte a quanto è accaduto, parte svantaggiata ma può e deve recuperare il ritardo.

Sarebbe necessario un sussulto anche politico, chiamando a raccolta a supporto esperti realmente qualificati, noti a livello internazionale, e con le giuste entrature nel settore: tutte competenze che non si inventano dall’oggi al domani perché rappresentano il frutto di un lavoro serio che viene da lontano e rappresenta la storia di chi lo ha realizzato.

Queste competenze ci sono e ritengo che sarebbero pronte a impegnarsi per sostenere il recupero che il nostro paese ha il diritto e la capacità di realizzare perché non abbiamo nulla da invidiare, in termini tecnici e di visione strategica, a nessuno dei nostri due vicini europei.

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