Innovazione

Vi racconto la corsa alla direzione generale Esa (Agenzia spaziale europea)

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L’Italia e l’Esa: il Titanic affonda e l’orchestra suona? L’intervento del Prof. Ezio Bussoletti, ex vicepresidente Asi (Agenzia spaziale italiana)

In questi giorni il settore spaziale è stato squassato da una serie infausta di avvenimenti che hanno non poco minato la solidità dell’evidenza di un’Italia con una filiera industriale forte, completa e sostenuta, per la prima volta, da un coinvolgimento governativo molto rilevante e convinto anche se non ancora ottimizzato.

Uno dei temi più urgente è il posizionamento del Paese nello scacchiere Esa.

Dal 2003, fine del mandato come direttore generale del mio amico Antonio Rodotà (avevamo lavorato insieme a preparare il Piano Spaziale Europeo del 1965), l’Italia non ha più ricoperto questa posizione strategica nonostante sia il terzo contributore dell’agenzia. Era nei fatti e nelle iniziali convinzioni dei partner europei che quest’anno il posto toccasse all’Italia dopo i 6 anni di mandato del DG tedesco Woerner e i 12 anni di gestione francese di J.J. Dordain.

Però, purtroppo, così non è stato a riprova che sarebbe stato necessario prepararsi per tempo, organizzando in largo anticipo la selezione della candidatura nazionale: un Bando pubblico avrebbe evitato situazioni imbarazzanti e facili critiche sui giornali. Questa soluzione avrebbe permesso anche di attivare in maniera più serena ed efficace la necessaria campagna negoziale di supporto evitando anche l’imbarazzante presenza di due concorrenti , apparentemente forti di due diverse sponsorizzazioni politiche e in lotta tra loro.

Il futuro, purtroppo, è nero: per quattro anni ci sarà un DG non italiano e, se il prescelto avesse intorno ai 60 anni o meno, nulla vieterebbe che possa essere rinnovato nel mandato, come minimo per ulteriori due anni così che una nuova possibilità per il nostro paese si presenterà non prima del 2027 o, se fosse rinnovato per quattro anni, si arriva addirittura al 2029.

Questo se si ritornasse all’accordo storico non scritto per il quale la carica di DG era di diritto solo dei maggiori paesi contributori: per il budget 2021, Francia (24,5%), Germania (22,2%) e Italia (13,5%) sostengono l’Esa al 60,2 % dei costi.

La selezione in corso ha però mostrato che il DG può essere scelto anche da paesi piccoli in una logica di fittizia uguaglianza tra gli Stati nonostante le significative differenze nei contributi finanziari rispetto a quelli dei tre grandi.

Il 17 novembre si sono tenute le ultime interviste dei tre candidati arrivati al termine della selezione di oltre 200 aspiranti. Sono: il direttore dell’Agenzia spaziale norvegese, l’astronauta e ministro per la Scienza spagnolo e il responsabile, austriaco, del direttorato delle Osservazioni della Terra, Esrin, con sede a Frascati.

I tre, tutti con curricula di ottimo livello e ben noti e stimati internazionalmente, sono il risultato di negoziati che hanno neutralizzato, escludendolo, la figura ingombrante di un temibile competitor, il Presidente dell’Agenzia spaziale francese.

La fase finale si terrà martedì 24 novembre nella riunione dei capi delegazione dove l’Italia, ancora una volta, vista anche la caratura e la professionalità del personaggio, sarà rappresentata dal nostro Ambasciatore presso l’Ocse, a differenza degli altri paesi che schierano di norma i presidenti delle loro Agenzie spaziali.

Salvo capovolgimenti imprevisti, i candidati per la scelta finale sono lo spagnolo e l’austriaco: il primo sostenuto dalla Francia mentre il secondo lo è fortemente dalla Germania. Presumibilmente alla prima tornata i paesi nordici voteranno per il candidato norvegese in attesa di verificare la distribuzione delle posizioni degli altri paesi nei confronti dei due contendenti.

La Francia ha già forte peso nella struttura spaziale europea, parrebbe strano che decidesse di aprire un’ennesima battaglia con i tedeschi per far passare la candidatura di Pedro Duque (la Spagna contribuisce per il 5,1%); una posizione più soft permetterebbe invece di acquisire o consolidare, come sempre avvenuto in passato, posizioni di controllo in Esa che sterilizzerebbero non poco il potere del Direttore Generale. La strategia e la logica suggerirebbero questo posizionamento ma lo spirito del generale De Gaulle aleggia sempre tra i governanti di Parigi quindi tutto potrebbe essere possibile.

Se prevarrà il gruppo capeggiato dalla Germania, il nuovo Direttore generale, sarà l’austriaco Joseph Aschbacher che ha passato tutta la sua vita professionale in Esa e negli ultimi anni ha consolidato una posizione di braccio destro del Direttore tedesco delle Osservazioni della Terra e, nel 2015, ne ha ereditato il posto grazie ad altri errori compiuti dall’Italia.

È persona preparata, politicamente abile e può giocare la carta di rappresentare un paese piccolo (l’Austria contribuisce ad Esa per il 1,26%) a cui per la prima volta nella storia dell’Esa viene data la stessa rilevanza dei tre grandi.

C’è da aspettarsi che la negoziazione tra le delegazioni non sarà né semplice né breve soprattutto se si verificherà qualche cambiamento repentino di casacca a valle di accordi sulle susseguenti spartizioni dei posti di comando reale in Esa.

E qui si va su un’altra nota dolente: meno di un anno fa tutti i capi dei Direttorati sono stati rinnovati con scadenza alcuni nel 2023 ed altri nel 2024 per cui, al più, sono negoziabili solo posizioni nei livelli gerarchici inferiori, A6 e A5 utili per la gestione operativa dell’ente ma senza reale potere politico-gestionale.

Il grave della cosa è che, nel 2019 quando il DG uscente ha presentato questa proposta, anche l’Italia la ha approvata senza considerare che in questo modo annientava tutte le possibilità di avere un piano B valido se fosse venuta meno la conquista della Direzione Generale nel 2020; imbarazzante dimostrazione di una incapacità di visione strategica e tattica di chi ci rappresentava in quel periodo in Esa.

In definitiva la situazione si presenta non semplice per l’Italia chiunque sarà il DG scelto.

Se passerà Duque il nostro paese resterà con un unico Direttorato, quello tecnico di Estec in Olanda, non più rilevante come lo è stato in passato visti i nuovi assetti dell’Agenzia, rimanendo con lo stesso debole peso politico ereditato dalla precedente non brillante gestione dell’Asi.

Ci dovremo accontentare di negoziare posizioni a livelli non di grande valore perché gli altri paesi interessati si sono mossi già da tempo, con idee precise e con una lungimiranza che è mancata invece al nostro paese.

Se verrà scelto invece Ashbacher si libererà il Direttorato per le Osservazioni della Terra che lui ricopriva.

In questo caso non dovrebbe essere difficile, il condizionale è d’obbligo visto quanto è successo sin qui, esigere la posizione per l’Italia visto il considerevole contributo economico messo in campo nell’ultima ministeriale di Siviglia, 2,2 miliardi di euro.

Nel caso in cui il Direttorato fosse effettivamente attribuito al nostro paese, situazione potenzialmente ragionevole ma comunque non certa a priori visto che qualunque esperto europeo potrà partecipare alla selezione e la storia recente ha mostrato cosa può succedere, sorge il problema della scelta del candidato italiano, che dovrà essere “unico”, da presentare e sostenere adeguatamente.

Si è sentito dire in giro di qualcuno che, di fronte alla difficoltà di sostenere la candidata ufficiale del governo, avrebbe suggerito di cambiare cavallo in corsa passando al secondo candidato italiano presentatosi formalmente in maniera indipendente. Già ci hanno criticati in Europa perché eravamo l’unico paese con due candidati, se si fosse anche fatto il salto della quaglia ci avrebbero riso dietro e si sarebbe bruciata completamente la nostra già non brillante credibilità in questa settore.

Sarà estremamente importante, dunque, che, se l’occasione si dovesse presentare, la selezione dei candidati nazionali al Direttorato avvenga in maniera seria e professionale con un Bando pubblico, procedura di cui da tempo si è perso l’uso, valutando approfonditamente i curricula di chi si presenta. Per esperienza personale, come membro di un comitato che doveva selezionare rose di candidati qualificati per posizioni apicali negli enti di ricerca nazionali, mi è già capitato nei due anni scorsi di dover valutare personaggi imbarazzanti i cui curricula, per quanto faticosamente imbellettati, gridavano vendetta di fronte alla verità.

È necessario provare a recuperare una credibilità oggi non poco sbiadita che danneggia le competenze nazionali che, invece, esistono e vanno difese.

Per una volta si dovrà veramente selezionare il migliore estraendolo da una rosa di candidati con elevata qualità prima di proporlo per competere per un posto di grande rilievo internazionale.

Per farlo sarà necessario scegliere valutatori con competenze di alto livello reali e certificate, all’altezza del compito e non condizionabili da chicchessia e per nessun motivo.

Ne saremo capaci? Speriamolo per l’interesse del Paese tenendo conto che, comunque, il bersaglio primario l’abbiamo perso e bisognerà aspettare almeno quattro anni a partire dal giugno del 2021: Covid permettendo.

(1.continua)

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