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Cloud nazionale: Fastweb e Aruba scalzano Tim, Cdp, Sogei e Leonardo?

Banche Cloud

Le ultime novità sulla realizzazione del Polo strategico nazionale (il cosiddetto Cloud della Pa). La mossa di Fastweb e Aruba, le attese di Tim con Cdp, Sogei e Leonardo, i ritardi di Colao e il ruolo degli operatori americani alla finestra

Un fulmine a ciel sereno. Questo deve essere stato per il ministro Vittorio Colao e il suo Dipartimento per la Transizione Digitale l’apertura delle buste relative alle offerte per la realizzazione del Polo Strategico Nazionale (PSN), il cosiddetto Cloud nazionale, progetto per il quale sembrava da tempo scontata l’assegnazione alla cordata guidata da Tim, che ne controlla il 45%, con Cdp, Sogei e Leonardo insieme con il 55%.

L’offerta Fastweb-Aruba

Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano La Verità, la cordata formata da Fastweb e Aruba “avrebbe messo sul piatto uno sconto del 20% dunque più ghiotto del 10% offerto dalla cordata concorrente”. La differenza nell’offerta sarebbe notevole. Il 20% della gara per il PSN, realizzata dalla stazione appaltante Difesa Servizi spa secondo la formula del partenariato pubblico privato (PPP) e composta da tre capitolati per un valore di circa 3 miliardi, vale circa 600 milioni di euro.

Il Polo Strategico Nazionale

Il PSN ha l’obiettivo di dotare la pubblica amministrazione, attraverso un’infrastruttura dedicata – articolata in almeno 4 data center distribuiti in due regioni – all’avanguardia in prestazioni e sicurezza, di tecnologie e infrastrutture Cloud che possano beneficiare delle più alte garanzie di affidabilità, resilienza e indipendenza. Il PSN dovrà essere distribuito geograficamente su tutto il territorio nazionale presso siti opportunamente identificati, al fine di garantire adeguati livelli di continuità operativa e tolleranza ai guasti.Dovrà inoltre permettere alla PA di garantire il rispetto dei requisiti in materia di cybersecurity e di abilitare la migrazione verso tipologie di servizi Cloud IaaS e PaaS. L’obiettivo del governo è ospitare nell’infrastruttura i dati ed i servizi critici e strategici di tutte le PA centrali (circa 200), delle ASL e delle principali amministrazioni locali (Regioni, città metropolitane, comuni con più di 250mila abitanti).

La sorpresa

Dopo che il Dipartimento di Colao aveva scartato le proposte arrivate lo scorso dicembre – presentate una da AlmaViva e Aruba e l’altra da Fastweb ed Engineering – erano in pochi a dare credito a possibili sorprese. Nel Decreto di scelta, infatti, il Dipartimento era stato molto duro nei confronti delle proposte concorrenti a quelle di Tim:  quella di AlmaViva e Aruba era stata definita “incompleta e non innovativa sotto il profilo tecnologico sia inadeguata sotto il profilo economico e finanziario”, sollevando anche questioni su tempistiche e riguardo ai rapporti con cloud service provider stranieri; quella di Engineering e Fastweb “adeguata sotto il profilo economico, finanziario, giuridico e di governance – si caratterizza per non essere completa e innovativa sotto il profilo tecnologico”, parlando di debolezza negli aspetti di sicurezza. Evidentemente però sia Fastweb che Aruba hanno saputo lavorare insieme e superare gli ostacoli, tecnico-amministrativi e anche politici, realizzando un’offerta di livello, sui cui già da qualche settimana giravano rumors rispetto alla capacità di poter contrastare quella Tim & co.

Ancora problemi per Tim

Non sarà facile per Tim andare a pareggiare l’offerta di Fastweb. L’azienda guidata da Pietro Labriola sta passando un momento non facile, tra incertezze sulla rete unica e traversie finanziarie. Nelle scorse settimane Tim ha dovuto realizzare un accantonamento da 548 milioni in relazione al fallimentare accordo con DAZN – attualmente in corso di rinegoziazione – realizzato dal precedente amministratore delegato, Luigi Gubitosi. Senza considerare che il piano di scissione di Tim prevede lo scorporo della rete dai servizi e la creazione di due entità: NetCo e ServCo, potrebbe portare a “oltre 10mila esuberi”, oltre all’indotto (83.000 lavoratori). Numeri che da più parti hanno portato alcuni a suggerire che la scelta di vedere Tim guidare il PSN potesse essere collegata alla necessità di “aiutare” politicamente la società controllata dai francesi di Vivendi (che sulla rete unica sbraita cercando di spuntare vantaggi per Tim), con tanto di intervento del MEF sulle controllate Fincantieri e Poligrafico perché evitassero di fare concorrenza a Tim.

Tempistiche e ritardi

A seguito dell’apertura delle buste la commissione ministeriale incaricata dovrà ora valutare il piano economico-finanziario e la congruità dell’offerta economica di Fastweb e Aruba e solo dopo, tra un paio di settimane, si potrà procedere all’aggiudicazione provvisoria e successivamente all’eventuale aggiudicazione definitiva. Nei quindici giorni prima dell’aggiudicazione provvisoria la cordata Cdp-Tim-Leonardo avrà la possibilità di esercitare il cosiddetto «right to match»: così prevede la norma sulle PPP, visto il dipartimento per la Trasformazione digitale aveva infatti costruito la gara sulla base della “proposta di finanza di progetto a iniziativa privata presentata dalla stessa compagine nei mesi scorsi e selezionata, lo scorso 27 dicembre, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la Trasformazione Digitale (decreto n. 47/2021-PNRR), quale proposta di riferimento ai fini dell’avvio della gara, essendo stata valutata pienamente rispondente alle esigenze espresse nella Strategia Cloud Italia”.

L’operatore economico selezionato dovrà costituire una società che sarà sottoposta alla disciplina nazionale in materia di golden power. I ritardi della partita “Cloud nazionale” iniziano però ad essere notevoli. Se l’obiettivo dell’aggiudicazione entro il 2022, come indicato nei documenti del Pnrr spediti a Bruxelles, sembra ormai vicino, appare improbabile  che il collaudo dell’infrastruttura possa arrivare entro fine anno. Ancor meno appare possibile il completamento della migrazione delle PA sul Cloud nazionale tra il 2023 e il 2025. Vanno infatti tenuti in considerazione anche i rischi – probabili – di ricorsi al giudice amministrativo, che potrebbero ulteriormente rallentare le procedure di aggiudicazione. Una realtà che quindi si scontra con gli annunci fatti in audizione alla Camera dal Ministro Colao lo scorso gennaio.

La prelazione per la cordata Tim

La cordata composta da Fastweb ed Aruba ha messo sul piatto molti meno soldi di quelli che ha proposto la cordata «prescelta» di Stato simbolicamente più prestigiosa perché comprende Sogei, la controllata del Tesoro che gestisce i dati della tessera sanitaria e della fatturazione elettronica, Leonardo, Tim e come soggetto finanziatore Cassa Depositi, ha scritto il Corriere della sera, che ha aggiunto; “Raccontano che l’enorme distanza tra le due cordate abbia finito per interrogare anche il ministero dell’Innovazione. Quanto costa davvero realizzare questa piattaforma si chiedono i tecnici? La cordata di Stato, per la verità, ha una prelazione: prima dell’aggiudicazione definitiva ha diritto a pareggiare l’offerta concorrente. Dunque ci sono pochi dubbi su chi alla fine la spunterà. E poi, replicano fonti interessate, bisognerebbe interrogarsi sull’offerta tecnica che hanno presentato i Davide contro i Golia visto che per l’assegnazione finale concorrerà per il 70% il punteggio tecnico e solo per il 30% il criterio dell’offerta economicamente vantaggiosa”.

Operatori USA alla finestra

L’aggiudicazione del Polo Strategico Nazionale – scrive il Sole 24 Ore – è molto attesa anche dai grandi fornitori di servizi cloud, tutti inevitabilmente americani, seppur con infrastrutture presenti in Europa e – solo per alcuni – in Italia. La cordata Tim ha indicato come fornitori Google Cloud, Microsoft Azure e Oracle Cloud, mentre Fastweb e Aruba si appoggerebbero ad Amazon Web Services (AWS) e Microsoft Azure.

Mentre il cloud di Consip va

Con il PSN avviato su un binario quantomeno incerto al momento, l’unica certezza per il Dipartimento di Colao si chiama Consip. L’agenzia del MEF ha infatti assegnato a fine aprile una gara – avviata nel lontano 2019 – per la fornitura di servizi di cloud pubblico per le società della PA tramite un listino di elementi infrastrutturali (tra cui ad esempio computing, storage, database o container) con la possibilità di richiedere ulteriori elementi aggiuntivi. La gara in questione è stata vinta da un raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) guidato da Almaviva insieme a Engineering e ad Amazon Web services (AWS), che fornirà la tecnologia cloud. Si parla di migrazioni al cloud, già avviate, da parte di una PA in cui “il 93-95% dei server non è in condizioni di sicurezza” (parole del Ministro Colao) per una valore potenziale di 468 milioni di euro su un arco di 5 anni. Una gara che secondo molti operatori della PA e non solo, e come riporta La Verità, “potrebbe anche diventare un benchmark per i passi futuri” del Cloud nazionale.

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