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Uranio, gas e non solo: tutti gli accordi tra India e Canada

India e Canada hanno firmato una serie di accordi sull'energia e i minerali critici, con l'obiettivo di concludere un trattato di libero scambio entro la fine dell'anno. Numeri, dettagli e previsioni.

La prima visita a Nuova Delhi del primo ministro canadese Mark Carney non ha segnato solo il rilancio delle relazioni politiche con l’India, dopo anni di forti tensioni. Ha portato anche – e forse soprattutto – alla firma di diversi accordi economici e all’impegno a concludere un trattato di libero scambio entro la fine dell’anno.

LA CRISI DEI RAPPORTI E IL RILANCIO

I rapporti tra l’India e il Canada sono precipitati nel 2023, quando l’allora primo ministro canadese Justin Trudeau accusò le autorità indiane di essere coinvolte nell’omicidio di un cittadino canadese di etnia sikh e membro di un movimento separatista nello stato del Punjab. Nell’ultimo anno, però – Carney ha assunto l’incarico nel marzo del 2025 -, i due paesi hanno lavorato molto per risanare la cooperazione bilaterale, mossi probabilmente da necessità economiche: sia Ottawa che Nuova Delhi, infatti, hanno bisogno di diversificare i loro contatti commerciali e ridurre l’esposizione agli Stati Uniti.

A questo proposito, l’India ha raggiunto un accordo di libero scambio con l’Unione  europea, a gennaio, e un’intesa sui dazi con gli Stati Uniti, a febbraio.

– Leggi anche: Dubbi e obiettivi dell’accordo sui dazi tra Usa e India

GLI OBIETTIVI DI INDIA E CANADA SUL COMMERCIO

Il primo ministro indiano Narendra Modi ha detto che l’India e il Canada vogliono portare il valore del loro interscambio a 50 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai quasi 9 miliardi registrati nel 2024 e 2025. “La nostra priorità è quella di liberare tutto il potenziale della partnership economica”, ha spiegato. “L’India e il Canada sono partner naturali nel campo della tecnologia e dell’innovazione”.

GLI ACCORDI SUL NUCLEARE

Tra tutti gli accordi siglati, il più importante è quello da 1,9 miliardi sull’uranio: il Canada è uno dei maggiori produttori al mondo di questo elemento, fondamentale per i reattori nucleari; l’India dice di voler sviluppare 100 gigawatt di capacità atomica entro il 2027. Così, l’azienda canadese Cameco (tra gli azionisti c’è la holding Exor di John Elkann) ha stretto un accordo di fornitura di uranio con il governo indiano.

Ottawa e Nuova Delhi, inoltre, collaboreranno allo sviluppo di piccoli reattori modulari e di reattori avanzati di nuova generazione. Gli small modular reactors sono impianti dalle dimensioni e dalla potenza ridotte rispetto alle centrali tradizionali, e dovrebbero quindi essere più semplici da costruire e più economici, oltre che più facilmente collocabili in diversi contesti.

ENERGIA E MINERALI CRITICI

Oltre all’uranio, India e Canada hanno annunciato diverse intese legate all’energia pulita e alle clean tech, per accrescere la cooperazione sulle fonti rinnovabili, sull’idrogeno, sui biocarburanti, sulle batterie per lo stoccaggio, sugli impianti di cattura del carbonio e sugli interventi di modernizzazione delle reti elettriche.

I due paesi si sono accordati anche per espandere il commercio di gas liquefatto, greggio, gas di petrolio liquefatti, prodotti raffinati vari e potassa per i fertilizzanti.

Infine, Nuova Delhi e Ottawa hanno detto di voler investire reciprocamente nel settore dei minerali critici. Il Canada possiede ampie riserve di terre rare, grafite, rame, cobalto e del già citato uranio.

LE POSSIBILITÀ DI COOPERAZIONE TRA INDIA E CANADA SULL’ENERGIA

L’India è il terzo paese importatore di petrolio al mondo, il Canada il quarto maggiore produttore. In teoria, una collaborazione sull’energia si rivelerebbe vantaggiosa per entrambe le parti: Ottawa otterrebbe un nuovo sbocco per le sue esportazioni, riducendo così la dipendenza dal mercato statunitense; Nuova Delhi, invece, potrebbe sostituire le forniture russe, il che la aiuterebbe ad appianare le frizioni con Washington.

L’India potrebbe importare dal Canada anche del gas naturale liquefatto. Lo scorso giugno è entrato in funzione l’impianto di Kitimat, nella Columbia britannica, dal quale partono le spedizioni dirette in Asia: il sito possiede una capacità annua di dodici milioni di tonnellate, che potrebbero diventare cinquanta milioni nei prossimi anni.

Infine, c’è l’uranio per le centrali nucleari: dopo il Kazakistan, il Canada è il maggiore produttore di uranio grezzo (vale il 24 per cento dell’offerta globale), anche se non è un attore altrettanto rilevante nel mercato dell’arricchimento.

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