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Come si spaccano gli Stati Ue sul pacchetto energetico anti-rincari del gas

Merkel Von Der Leyen Recovery Fund

L’Unione europea ha presentato un insieme di suggerimenti per far fronte all’aumento dei prezzi del gas e dell’elettricità. Ma non tutti i paesi membri la pensano allo stesso modo. Tutti i dettagli

 

Mercoledì la commissaria all’Energia, Kadri Simson, ha presentato lo “strumentario” (toolbox) della Commissione europea contenente le misure suggerite agli stati dell’Unione per rispondere all’aumento dei prezzi dell’energia. In questo modo, i governi nazionali sapranno cosa fare per ridurre l’impatto del rincaro delle bollette di elettricità e gas sui cittadini e le imprese senza violare le leggi europee.

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LE MISURE

Simson ha invitato i paesi membri a prendere in considerazione misure di supporto specifiche – magari attingendo ai ricavi della vendite delle quote di carbonio – per le fasce di popolazione più vulnerabili ai rincari dell’energia, aiuti di stato alle imprese e riduzioni fiscali mirate. Viene inoltre concessa la possibilità di sospendere temporaneamente il pagamento delle bollette, quando necessario, e di istituire misure di sicurezza che evitino disconnessioni dalla rete elettrica.

La commissaria ha dichiarato che “l’aumento globale dei prezzi dell’energia è una preoccupazione seria per l’Unione europea. Mentre emergiamo dalla pandemia e iniziamo la nostra ripresa economica, è importante proteggere i consumatori vulnerabili e sostenere le aziende europee”.

UNA RISERVA STRATEGICA DI GAS EUROPEA?

Simson ha anche fatto sapere che la Commissione sta valutando gli eventuali benefici di una riserva strategica europea di gas naturale, ovvero delle scorte comuni alle quali attingerà in momenti di crisi (come quello attuale, di fortissima crescita dei prezzi del gas).

La riserva, ha spiegato la commissaria, sarà costituita dagli acquisti collettivi di gas da parte dei vari membri dell’Unione. La partecipazione sarà volontaria.

L’istituzione di una riserva strategica era stata proposta dalla Spagna (promotrice di una linea più interventista di Bruxelles sulle questione energetiche) e appoggiata dall’Italia (che già dispone di un proprio stoccaggio di gas). Meno favorevole è la Francia: l’impennata dei prezzi del gas e la conseguente crisi energetica rappresentano per il paese un’occasione per pressare Bruxelles ad includere l’energia nucleare tra le fonti “pulite”.

LE DIVISIONI TRA GLI STATI MEMBRI

Come spesso accade, anche la crisi dei prezzi dell’energia ha creato divisione tra i vari stati membri dell’Unione europea, come ha ricordato oggi anche il Sole 24 ore. I paesi del Nord ritengono che la situazione sia passeggera e vorrebbero evitare interventi strutturali, profondi, da parte di Bruxelles. I paesi del Sud Europa invece – capeggiati dalla Spagna – vorrebbero una riforma del mercato elettrico comune.

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COSA DICE LA COMMISSIONE SUL MERCATO ELETTRICO

La commissaria Simson aveva però dichiarato che la struttura del mercato elettrico europeo non ha contribuito all’aumento dei prezzi, e che il costo dell’energia all’ingrosso rappresenta solo un terzo delle bollette pagate dagli utenti: il resto sono tasse e altre voci. È improbabile dunque aspettarsi una riforma.

Quest’anno – ricorda POLITICO – i prezzi del gas naturale sono cresciuti di oltre il 400 per cento, mentre i prezzi all’ingrosso dell’elettricità del 200 per cento. Nel mercato elettrico europeo la fonte più costosa impiegata per soddisfare la domanda (il gas, appunto) è anche quella che determina i prezzi dell’energia.

COSA DICE LA COMMISSIONE SULLA TRANSIZIONE ENERGETICA

Secondo la Commissione, l’impennata dei prezzi del gas dovrebbe piuttosto stimolare gli stati membri ad accelerare nel processo di transizione energetica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili per aumentare l’utilizzo delle fonti rinnovabili.

“Non stiamo affrontando un’impennata [dei prezzi] per via della nostra politica climatica”, ha detto Simson. “I prezzi dei combustibili fossili stanno aumentando. Dobbiamo accelerare la transizione verde, non rallentarla”. La Commissione sta pertanto incoraggiando i governi nazionali ad utilizzare i fondi del piano di ripresa dalla pandemia per investire nelle energie pulite e facilitare il raggiungimento degli obiettivi climatici: -55 per cento delle emissioni di gas serra al 2030; azzeramento netto al 2050.

Allo stesso tempo, la Commissione europea non stabilisce quote precise di ripartizione delle fonti dei vari mix nazionali, lasciando ai singoli governi la scelta sulle proporzioni da dare a rinnovabili, gas, nucleare o altro. Anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha recentemente ricordato che “il mix energetico è una responsabilità nazionale”.

CHI PREME E CHI FRENA SUL PACCHETTO UE ENERGETICO. LA MAPPA

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