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Chi preme in Europa sul nucleare green

Nucleare

La Francia è a capo di un gruppo di paesi europei che preme su Bruxelles affinché includa l’energia nucleare nelle nuove regole sulla finanza sostenibile. Tutti i dettagli

Un gruppo di paesi europei, capeggiato dalla Francia, sta facendo pressione sull’Unione europea affinché includa il nucleare tra le fonti di energia “pulita” ammesse nel pacchetto di regole sulla finanza sostenibile, di prossima pubblicazione.

LE REGOLE EUROPEE SULLA FINANZA SOSTENIBILE

Nei prossimi mesi la Commissione europea dovrebbe ultimare la stesura della cosiddetta “tassonomia sulla finanza sostenibile”. Ovvero un insieme di regole – le prime al mondo – che serviranno a indirizzare i flussi degli investimenti verso destinazioni dall’impatto ambientale positivo, evitando al contrario che si dirigano verso attività inquinanti e dall’impronta carbonica elevata.

LE CONTROVERSIE SU GAS E NUCLEARE

Il punto più critico, nonché quello che sta complicando le discussioni, riguarda l’inclusione o meno del gas naturale e del nucleare tra le fonti energetiche classificabili tra gli investimenti “verdi”.

Il gas naturale è un combustibile fossile e in quanto tale genera emissioni di gas serra (il metano, ad esempio), ma è anche meno inquinante del carbone e del petrolio e per questo può essere utile alla loro sostituzione. Nel breve-medio periodo, poi – almeno finché non si affermeranno tecnologie nuove, cioè – il gas potrà svolgere un ruolo complementare alle fonti rinnovabili, compensandone l’intermittenza della generazione (le centrali a gas non dipendono dal meteo per la produzione di energia come gli impianti eolici e solari).

Come il gas naturale, anche il nucleare può “assistere” le rinnovabili intermittenti e garantire stabilità alla rete elettrica, fornendo energia al sistema in momenti di picchi della domanda. Il nucleare non emette nemmeno anidride carbonica, il che la renderebbe una fonte coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione dei mix energetici; ma è una fonte controversa sia per i timori sulla sua sicurezza, sia per la questione delle scorie radioattive.

CHI PREME PER IL NUCLEARE E PERCHÉ

Favorevoli all’inclusione dell’energia nucleare tra le fonti “pulite” sono Francia, Finlandia, Repubblica ceca, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Bulgaria, Croazia, Romania e Slovenia.

In un comunicato firmato da tutti questi paesi si legge che “per vincere la sfida climatica, abbiamo bisogno dell’energia nucleare. È, per tutti noi, un asset cruciale e affidabile per un futuro a basse emissioni di carbonio”. Per questi motivi, dicono, dovrebbe essere incluso nelle regole sulla finanza sostenibile.

Che il gruppo sia capeggiato dalla Francia non è strano: il nucleare occupa una quota rilevantissima nel mix energetico del paese: dal nucleare viene generato il 70 per cento dell’elettricità francese. Se la fonte venisse esclusa dalla tassonomia per la finanza green, Parigi non potrebbe accedere a tutta una serie di finanziamenti e il danno economico risulterebbe significativo.

LA CRISI DEI PREZZI DEL GAS

A rafforzare il messaggio del blocco pro-nucleare c’è il grande aumento dei prezzi del gas naturale in Europa. Tra le cause c’è anche il ruolo della Russia, principale fornitrice di gas al Vecchio continente, che però non sta esportando tanto combustibile quanto potrebbe.

La Francia e gli altri paesi dicono che la crescita dei prezzi dell’energia sta mostrando l’importanza, per l’Europa, di ridurre il prima possibile la dipendenza dai paesi terzi – quella dalla Russia è alta soprattutto nell’Europa centrale e orientale – per puntare sulle fonti energetiche in suo possesso: il nucleare, appunto.

LE DIVISIONI EUROPEE SUL NUCLEARE

L’energia nucleare viene utilizzata in tredici paesi dell’Unione europea e rappresenta circa un quarto dell’elettricità prodotta in tutto il blocco. In Francia, come detto, genera il 70 per cento dell’elettricità; nella Repubblica ceca più del 35 per cento; in Finlandia intorno al 30 per cento.

I promotori di questa fonte (come la Francia) insistono sul fatto che non generi emissioni dirette di anidride carbonica. I contrari, invece (come la Germania), mettono l’accento sulla gestione degli scarti radioattivi e sui costi e i tempi di realizzazione delle centrali.

Nei mesi scorsi ministri di cinque paesi europei – Germania, Austria, Spagna, Danimarca, Lussemburgo – hanno inviato una lettera alla Commissione per chiedere l’esclusione del nucleare dalle fonti “verdi”, così da impedirle di accedere ad aiuti e misure di sostegno varie.

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