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Chi frena e chi preme sugli acquisti Ue del gas

Stoccaggio

L’Unione europea pensa a una riserva strategica di gas unica: l’Italia è favorevole, la Francia forse no. Che cosa sta succedendo

Il calo delle forniture di gas naturale e la crescita dei prezzi in Europa si sono già tradotti, anche in Italia, in aumenti delle bollette energetiche (tamponati in parte dal governo) e stanno minacciando l’attività industriale e la ripresa economica.

Oltre agli interventi immediati, che verranno esplicitati la settimana prossima in un apposito toolbox, sul più lungo termine la Commissione europea sta anche discutendo della possibilità di istituire una riserva strategica di gas, alla quale attingere in situazioni di emergenza (qui l’approfondimento di Start Magazine).

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Come ha scritto su La Verità Sergio Giraldo, dirigente di Utilità, azienda specializzata nella fornitura di energia elettrica e gas naturale alle imprese, l’Italia “è l’unico paese dell’Unione, assieme all’Ungheria, ad avere già un proprio stoccaggio strategico, pari a circa 4 miliardi di metri cubi”.

LA MEDIA EUROPEA

Il nostro, prosegue, è anche uno dei paesi in cui gli stoccaggi “sono meno vuoti, avendo conseguito un riempimento pari all’85%, contro il 70% di Francia, Germania, Belgio e Olanda”. La media europea è del 75 per cento circa, inferiore alla media ma potenzialmente sufficiente – secondo gli esperti come John Kemp – a superare l’inverno (ma bisognerà valutare le condizioni meteo).

ITALIA FAVOREVOLE, FRANCIA CONTRARIA?

L’Italia, stando alle dichiarazioni di Mario Draghi, è favorevole all’istituzione di uno stoccaggio strategico europeo: il presidente del Consiglio l’ha giudicata una proposta “molto positiva” perché consentirebbe agli stati europei di “non farsi trovare impreparati rispetto a picchi dell’energia che non hanno solo conseguenze sull’economia, ma anche sulla distribuzione, sulla diseguaglianza”.

Secondo Gianclaudio Torlizzi, analista e fondatore della società di consulenza T-Commodity, però, “l’ipotesi di acquisto e stoccaggio unico europeo per il gas non è realistica. A parte i problemi logistici, la Francia non lo permetterà mai. Per Parigi la crisi energetica è un’enorme opportunità di accrescere lo standing data la capacità di potere generare energia dal nucleare”.

LE CAUSE DELLA CRISI DEL GAS

“Parafrasando Alessandro Manzoni, il gas è come il coraggio: se uno non ce l’ha, non se lo può dare”, scrive Giraldo.

Le cause di questa situazione di crisi, stando alla sua ricostruzione, sono due. La prima è “la concorrenza della domanda asiatica”, che ha fatto sì che le navi trasportanti il gas liquefatto abbiano “ridotto le forniture verso l’Europa, orientandosi verso Cina, Corea e Giappone che pagavano meglio”. La seconda è “la riduzione dei flussi in esportazione dalla Russia“: “anche se la produzione di gas non è diminuita”, specifica, “a conti fatti in Europa arriva meno gas rispetto al 2019 e alla media degli anni precedenti”.

Ma la vera causa, secondo il dirigente, sta nella “debolezza strutturale” dell’Europa, “che ha scarsa produzione propria e importa quasi tutto il proprio fabbisogno”, principalmente dalla Russia. Ma i rapporti con Mosca si sono deteriorati, scrive, e “nessuno a Bruxelles ha pensato ad accantonare riserve strategiche” in passato.

IL RUOLO DEL GREEN DEAL EUROPEO

Giraldo, Head of Risk management and Energy Market Compliance di Utilità, incolpa della crisi anche il Green Deal, ovvero il piano dell’Unione europea per l’azione climatica e la transizione energetica, che dovrebbe portare il blocco fino alla neutralità carbonica (l’azzeramento netto delle emissioni di gas serra) entro il 2050.

A suo dire, il Green Deal europeo – parte in realtà di una tendenza globale alla decarbonizzazione – “ha contribuito ad alimentare l’illusione che i combustibili fossili fossero già il passato, gonfiando aspettative negative su questi e generando comportamenti imprudenti”. Secondo Giraldo, prima di annunciare il piano Fit for 55 a luglio (il pacchetto di misure per il taglio del 55 per cento delle emissioni al 2030), Bruxelles avrebbe dovuto prima preoccuparsi di mettere in sicurezza il sistema energetico.

La situazione attuale – alti prezzi dei combustibili fossili e scarse forniture – era sostanzialmente la stessa già da prima di luglio, con i costi dell’elettricità e del gas che aumentavano un po’ ovunque nel mondo, dall’Europa all’Asia agli Stati Uniti.

LA SOLUZIONE?

Secondo Giraldo, la soluzione alla crisi energetica europea potrebbe risiedere nella “partenza già entro quest’anno del gasdotto Nord Stream 2”, che collega direttamente la Russia alla Germania, “cosa che calmerebbe i prezzi almeno in parte e porterebbe un po’ di liquidità al mercato tedesco sempre più affamato di gas” (è utile per la sostituzione della capacità a carbone).

È la stessa soluzione avanzata dalla Russia, che ha interesse a presentare il Nord Stream 2 come una struttura fondamentale per la sicurezza energetica europea anche – ma non solo – per liberarsi delle tasse di transito sull’Ucraina e favorire la marginalizzazione politica del paese (nel 2014 occupò militarmente e poi annesse una parte di territorio, l’Ucraina).

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