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Cosa studia (e come traccheggia) Bruxelles sul pacchetto gas

Georgia

La Commissione europea presenterà la settimana prossima un pacchetto di misure per contenere l’impatto della crisi energetica. Intanto, i prezzi del gas crescono del 25% e si discute di istituire delle riserve strategiche. Tutti i dettagli

 

Oggi, mercoledì 6 ottobre, i contratti europei del gas naturale per il mese di novembre sono aumentati del 25 per cento, arrivando a 155 euro al megawattora. Sei mesi fa, per fare un paragone, il prezzo era di appena 18 euro.

COSA STA SUCCEDENDO

L’impennata odierna si inserisce in una più ampia crisi dei prezzi dell’energia (non solo del gas naturale) che va avanti da diverse settimane e che riguarda, in modi diversi, tutto il mondo. Oltre al gas, sono infatti in crescita anche i costi del carbone (le ripercussioni sono serie soprattutto in Cina) e del petrolio, che lunedì ha toccato gli 81,2 dollari al barile e potrebbe raggiungere i 90 entro la fine dell’anno.

La crisi energetica è grave non soltanto perché la stagione fredda nell’emisfero settentrionale è prossima all’inizio – gas e carbone si utilizzano per generare elettricità o per riscaldare le abitazioni -, ma anche perché gli alti prezzi dell’energia rischiano di aggravare l’inflazione e di compromettere la ripresa economica dalla pandemia.

COSA HA DETTO LA COMMISSARIA ALL’ENERGIA

Di questo si è detta convinta anche la commissaria all’Energia dell’Unione europea, Kadri Simson. L’aumento dei prezzi dell’energia, sostiene, “sta danneggiando i nostri cittadini e in particolare le famiglie più vulnerabili, minando la competitività e aumentando la pressione inflazionistica. Se lasciata incontrollata, rischia di compromettere la ripresa dell’Europa mentre sta prendendo piede”.

L’Unione europea ha bisogno di accumulare gas naturale per prepararsi ai mesi freddi, ma sta avendo difficoltà a riempire le proprie scorte perché i prezzi alti del combustibile disincentivano gli acquisti. Il blocco è particolarmente esposto a questa crisi perché – a differenza degli Stati Uniti, che può contare sulla produzione domestica – importa circa il 90 per cento del gas che consuma.

L’aumento del costo della materia prima sta, di conseguenza, facendo salire le bollette dell’elettricità e del gas.

La commissaria Simson ha invitato allora i governi degli stati membri a “fornire un sostegno mirato ai consumatori, pagamenti diretti a coloro che sono più a rischio di povertà energetica, tagliare le tasse sull’energia, spostare gli oneri nella fiscalità generale”: si tratta, ha detto, di “misure che possono essere prese molto rapidamente secondo le regole dell’UE”.

“La priorità immediata dovrebbe essere quella di mitigare gli impatti sociali e proteggere le famiglie vulnerabili”, ha aggiunto; le imprese, invece, possono vedersi ridotto il peso dell’aumento dei prezzi “attraverso aiuti di stato o facilitando accordi di acquisto di energia a lungo termine”.

LO “STRUMENTARIO” EUROPEO

La Commissione europea, però, non presenterà prima della prossima settimana il suo “strumentario” (toolbox) di misure di breve-medio termine suggerite ai paesi membri per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia senza violare le regole del mercato comune.

LE MISURE DI LUNGO TERMINE

Sul lungo termine, l’Unione europea sta discutendo della possibilità di istituire una riserva strategica di gas, da utilizzare in situazioni di necessità. Al momento le scorte di gas in tutta Europa sono sopra il 75 per cento: un valore inferiore alla media degli ultimi dieci anni, ma – secondo Simson – sufficiente a soddisfare la richiesta nella stagione invernale.

Inoltre, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto che Bruxelles sta valutando di procedere con un “disaccoppiamento” dei prezzi del gas naturale da quelli dell’elettricità: oggi sono legati, perché una grossa parte dell’elettricità europea viene prodotta proprio a partire dal gas; ma in futuro, con la diffusione delle fonti rinnovabili, le cose potrebbero cambiare.

COSA HA DETTO DRAGHI

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto di ritenere “molto positiva” la proposta di istituire una riserva strategica di gas naturale perché consentirebbe agli stati europei di “non farsi trovare impreparati rispetto a picchi dell’energia che non hanno solo conseguenze sull’economia, ma anche sulla distribuzione, sulla diseguaglianza”.

“L’aumento dei prezzi dell’energia che stiamo sperimentando in Italia è un problema di tutti”, ha dichiarato Draghi nel corso di una conferenza stampa durante il vertice europeo in Slovenia. “A parte la determinazione a proseguire la strategia di mitigare i costi sociali di questi attendibilità dei prezzi”, ha aggiunto, “bisogna pensare a una misura di tipo strutturale. Su questo aspetto stiamo riflettendo”.

L’ATTACCO ALLA RUSSIA

Nel ricordare la forte dipendenza europea dalle importazioni di gas, von der Leyen ha detto che, sebbene la domanda di questo combustibile stia aumentando, l’offerta non sta tenendo il passo. “Siamo molto grati che la Norvegia stia aumentando la sua produzione, ma non sembra essere questo il caso della Russia”, il principale fornitore del Vecchio continente.

Simson ha ricordato che la Russia sta sì rispettando i contratti di fornitura a lungo termine, ma non ha prenotato nuova capacità di esportazione nonostante l’aumento dei prezzi (dal quale potrebbe trarne un vantaggio economico).

Il presidente russo Vladimir Putin ha ribaltato le accuse, sostenendo che la colpa della crisi dei prezzi sia dell’Unione europea e delle sue politiche energetiche, non della Russia. Più che affidarsi al mercato spot, quello cioè che prevede una compravendita immediata di gas, Mosca – e la società energetica statale Gazprom – preferirebbero che l’Europa firmasse dei contratti di fornitura a lungo termine.

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