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Perché Europa e Russia bisticciano sul gas

Europa Russia

L’Agenzia internazionale dell’energia ha chiesto alla Russia di aumentare le forniture di gas verso l’Europa, dove i prezzi sono alti e la crisi energetica potrebbe aggravarsi. Ecco cosa sta succedendo e perché

Ieri l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie: un’organizzazione internazionale che si occupa di coordinare le politiche energetiche dei paesi membri) ha chiesto alla Russia di inviare quantità maggiori di gas naturale in Europa per alleviare la crisi energetica.

IL CONTESTO, IN BREVE

I prezzi del gas in Europa sono infatti molto alti – potrebbero crescere ancora, visto l’avvicinarsi della stagione fredda – e si stanno ripercuotendo sui prezzi delle bollette dell’elettricità per le aziende e gli utenti domestici. In Italia il governo stima un aumento delle bollette del 40 per cento nel trimestre ottobre-dicembre.

AIE: LA RUSSIA PUÒ FARE DI PIÙ

L’Europa è particolarmente dipendente dal gas naturale proveniente dalla Russia, che utilizza come fonte per la produzione di energia elettrica.

L’Aie – che conta trenta membri, inclusi stati europei come l’Italia, la Germania, la Francia, la Spagna e i Paesi Bassi – ha detto che la Russia “può fare di più per aumentare la disponibilità di gas in Europa e garantire che i livelli di stoccaggio siano riempiti a livelli adeguati in preparazione per l’imminente stagione invernale”, quella in cui la domanda energetica per il riscaldamento è più bassa.

I SOSPETTI SU GAZPROM

L’Aie parla della situazione come di “un’opportunità per la Russia di sottolineare le sue credenziali di fornitore affidabile per il mercato europeo”. Sono però molte le voci, nell’industria energetica e in politica, che accusano la società statale russa Gazprom, che ha il monopolio sull’esportazione di gas via tubature, di stare limitando le sue vendite all’Europa sul mercato spot, contribuendo all’aumento dei prezzi del gas. Una quarantina di politici europei hanno chiesto alla Commissione europea di indagare sull’impatto delle pratiche di Gazprom sul mercato del gas.

CONTRATTI DI LUNGO TERMINE, NON MERCATO SPOT

Più che al mercato spot – quello che prevede una compravendita immediata di gas -, la Russia (e Gazprom) preferirebbero che l’Europa firmasse dei contratti di fornitura a lungo termine. Lo aveva fatto intendere il presidente Vladimir Putin qualche giorno fa durante una conferenza stampa con l’omologo bielorusso Alexander Lukashenko, dopo la firma di un accordo relativo proprio al gas.

COSA (NON) STA FACENDO GAZPROM

Lunedì i prezzi del gas sono cresciuti ancora dopo che Gazprom ha deciso di prenotare solo un terzo della capacità di transito messa a disposizione per il mese di ottobre dal gasdotto Yamal-Europe (31,4 milioni di metri cubi su 89) e nessuna capacità di transito extra tramite l’Ucraina (non è la prima volta).

LA MOTIVAZIONE DELLA RUSSIA

È probabile che, attraverso questa limitazione dei flussi, la Russia stia cercando di convincere l’Europa dell’importanza del Nord Stream 2 per la sua sicurezza energetica. Si tratta del gasdotto sotto il mar Baltico che collega direttamente la Russia alla Germania, senza passare per l’Ucraina. È un progetto controverso e osteggiato – tra gli altri – dagli Stati Uniti, che lo considerano un’arma geopolitica che permetterà a Mosca di rafforzare la sua presa sull’Europa e di indebolire sempre più l’Ucraina, privandola delle tasse di transito del gas e rendendola irrilevante agli occhi di Bruxelles.

Il Nord Stream 2 è completo; manca, per l’avvio delle operazioni, l’approvazione delle autorità tedesche.

LE ALTRE CAUSE DELL’AUMENTO DEI PREZZI DEL GAS

Come nota anche l’AIE, l’aumento dei prezzi del gas non è una conseguenza solo delle politiche russe. C’entra la forte domanda di gas naturale liquefatto (GNL) in Asia, che ha attirato a sé carichi che altrimenti si sarebbero diretti in Europa. E c’entrano i venti deboli che hanno soffiato questa estate, causando una minore produzione di energia eolica e, di conseguenza, una maggiore domanda di gas per l’energia elettrica.

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