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Perché la Cina si avvinghia al carbone

Cina Carbone

La Cina ha ordinato alle banche di dare priorità ai finanziamenti alle miniere di carbone e ha iniziato ad attingere al combustibile australiano, nonostante il blocco alle importazioni. Tutti i dettagli

La CBIRC, l’autorità cinese che si occupa di regolamentare il settore bancario, ha ordinato alle banche e alle altre istituzioni finanziarie nazionali di dare priorità ai finanziamenti alle miniere e agli impianti energetici in modo da permettere un aumento della produzione di carbone termico e di elettricità.

LA CRISI ENERGETICA IN CINA

Il comunicato della CBIRC arriva in un momento di crisi energetica per la Cina, dovuta principalmente a una carenza di carbone, che sta causando interruzioni alle attività industriali e razionamenti dell’elettricità ai cittadini in quasi due terzi delle province del paese.

Le scorte di carbone – il combustibile nettamente più utilizzato per la generazione elettrica – sono basse in alcune zone della Cina, e c’è bisogno di riempirle in previsione della stagione fredda, ormai vicina.

Per via dell’impatto della crisi energetica sulla produzione industriale, la banca d’affari Goldman Sachs ha rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita del PIL della Cina, passate dal +8,2 al +7,8 per cento.

DIVIETO DI SPECULAZIONE FINANZIARIA

La CBIRC vieta inoltre alle banche di speculare sui prezzi delle materie prime come il carbone o l’acciaio in modo da mantenere stabili i loro valori, che sono comunque già cresciuti molto.

Giovedì scorso il principale contratto sul carbone alla Zhengzhou Commodity Exchange (uno dei principali luoghi di scambio di futures sulle materie prime in Cina) è arrivato a 216 dollari a tonnellata, avvicinandosi ai massimi storici. Solo nell’ultimo mese, i prezzi del carbone in Cina sono cresciuti di quasi il 75 per cento.

LE POLITICHE CLIMATICHE DELLA CINA

La crisi energetica – si accennava – è legata al calo della produzione di carbone: alcune aziende minerarie stanno avendo difficoltà ad accedere ai finanziamenti per via delle politiche climatiche introdotte dal presidente Xi Jinping che mirano, tra le altre cose, a ridurre la quota di questo combustibile nel mix energetico (oggi è molto alta: al 70 per cento circa). La Cina è il paese responsabile della maggiore quantità di emissioni di gas serra al mondo, ma si è impegnata raggiungere lo “zero netto” entro il 2060, allineandosi alla tendenza globale alla neutralità carbonica.

SOSTEGNO ALLE REGIONI PRODUTTRICI

La CBIRC invita, nello specifico, a sostenere quei territori dove si concentra la produzione mineraria cinese, come le province dello Shanxi e dello Shaanxi e le regioni della Mongolia interna e dello Xinjiang, in modo da aumentare le forniture. E vieta di interrompere o ridurre i finanziamenti alle centrali a carbone che rispettano gli standard normativi.

IL CARBONE AUSTRALIANO

Per aumentare la disponibilità di combustibile, la Cina ha iniziato ad attingere – benché in maniera limitata – dai carichi di carbone termico australiano rimasti in attesa nei porti, nonostante il divieto ufficioso di importazione introdotto circa un anno fa per contrasti politici con Canberra.

Nel 2020, come ricostruisce il Financial Times, l’Australia ha inviato 35 milioni di tonnellate di carbone termico in Cina, e quasi 50 milioni di tonnellate nel 2018 e nel 2019. Dopo il mese di novembre 2020, però, a causa dei blocchi agli acquisti imposti da Pechino, le esportazioni di carbone verso il paese sono scesi a zero.

Lara Dong, analista di IHS Markit, non crede che questi prelievi limitati rappresentino il segno di un’imminente svolta nelle politiche sulle importazioni dall’Australia. Alcune province cinesi hanno chiesto un aumento degli acquisti dall’Indonesia (il principale fornitore cinese), dalla Russia e dalla Mongolia.

Anche il carbone indonesiano però – di qualità media, rispetto a quella alta della varietà australiana Newcastle – ha raggiunto più alti di sempre: 166,5 dollari a tonnellata.

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