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La guerra nel Golfo ha spinto l’Ue a gasarsi con il gas dell’Artico russo

La guerra nel Golfo ha spinto l'Unione europea ad acquistare più Gnl dalla Russia. Bruxelles, però, non vuole cancellare il divieto di importazione dal 2027.

Per compensare la perdita delle forniture di combustibile causata dalla guerra nel golfo Persico – il Qatar, in particolare, ha dovuto interrompere la produzione a causa degli attacchi subiti dall’Iran -, l’Unione europea ha aumentato significativamente le importazioni di gas naturale della Russia: più precisamente di gas liquefatto, o Gnl.

GLI ACQUISTI DA YAMAL LNG

Nel primo trimestre del 2026, infatti, i paesi membri dell’Unione hanno accresciuto del 17 per cento, su base annua, gli acquisti di gas liquefatto dall’impianto Yamal Lng, nell’Artico russo, per un volume di cinque milioni di tonnellate e una spesa complessiva di 2,8 miliardi di euro: lo dicono i dati raccolti da Kpler e le stime elaborate da Urgewald. Di queste cinque milioni di tonnellate di gas, quasi due milioni sono state consegnate a marzo: la guerra degli Stati Uniti e di Israele all’Iran è iniziata il 28 febbraio scorso.

Dei settantuno carichi di gas liquefatto partiti da Yamal Lng nei primi tre mesi del 2026, sessantanove – cioè il 97 per cento – si sono diretti nell’Unione europea. Per fare un paragone, nel primo trimestre del 2025 da Yamal Lng sono partiti sessantotto carichi e quelli destinati agli europei sono stati l’87 per cento.

IL RUOLO DELL’ASIA

Il resto dei carichi partiti dall’impianto da gennaio a marzo si sono diretti in Asia, la regione più esposta al blocco dello stretto di Hormuz e che quindi ha necessità più urgenti di garantirsi delle forniture sostitutive. Qualche giorno fa Dmitrij Peskov, il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, aveva fatto sapere che la Russia sta ricevendo moltissime richieste di acquisto dei suoi combustibili fossili da parte – in particolare – di nazioni asiatiche come  il Vietnam, le Filippine, l’Indonesia e la Thailandia.

Giovedì Bloomberg ha scritto che la Russia si è offerta di vendere ai paesi del Sud-est asiatico il gas liquefatto lavorato negli impianti Arctic Lng 2 e Portovaya (entrambi sotto sanzioni statunitensi) con uno sconto del 40 per cento. “Finora”, ha specificato l’agenzia, “la Cina è stata l’unico paese ad importare il Gnl russo sanzionato attraverso una rete di navi della flotta ombra“.

L’anno scorso l’Unione europea ha introdotto delle sanzioni per proibire il trasferimento di gas russo da un’imbarcazione all’altra, puntando a colpire proprio il commercio verso l’Asia.

LA GUERRA ALL’IRAN AVVANTAGGIA LA RUSSIA

Nonostante le numerose restrizioni, la guerra nel golfo Persico sta comunque avvantaggiando la Russia perché ha avuto l’effetto di far crescere la domanda dei suoi idrocarburi e le sta permettendo di beneficiare almeno in parte dell’aumento dei prezzi internazionali di petrolio e gas.

A marzo il prezzo medio del gas in Europa è stato superiore a 50 euro al megawattora, mentre a gennaio e a febbraio era di 35 €/MWh. I prezzi stabiliti nei contratti di fornitura con Yamal Lng non sono noti, ma probabilmente non sono completamente fissi – è prevista, cioè, una certa flessibilità – e quindi saranno saliti anch’essi.

DA DOVE ARRIVANO LE IMPORTAZIONI DI GAS DELL’UNIONE EUROPEA

Prima che la Russia invadesse l’Ucraina, l’Unione europea dipendeva da Mosca per oltre il 40 per cento delle importazioni di gas naturale; l’anno scorso, invece, la quota russa sul totale degli approvvigionamenti gasiferi europei è stata del 13 per cento e dovrebbe azzerarsi entro il 2027.

Dagli oltre 150 miliardi di metri cubi di gas (principalmente via tubo) che l’Unione europea ha importato dalla Russia nel 2021, si è passati nel 2025 ad “appena” 40,9 miliardi: il calo è significativo, ma Mosca rimane comunque una fornitrice rilevantissima. Gli stati membri dell’Unione che acquistano più Gnl russo sono la Francia, la Spagna, i Paesi Bassi e il Belgio.

Oggi, comunque, i maggiori fornitori gasiferi del blocco sono la Norvegia, con una quota del 31 per cento, e gli Stati Uniti, con il 25 per cento.

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