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Perché Consob ha multato Saipem

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Consob

La Consob ha sanzionato per 200 mila euro l’amministratore delegato di Saipem, Stefano Cao, e per 150mila euro il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari in carica al momento dell’aumento di capitale del 2016.

CHE COSA DICE LA NOTA DI SAIPEM

La decisione del 21 febbraio scorso – si legge in una nota di Saipem – è stata notificata al gruppo all’esito del procedimento amministrativo sanzionatorio avviato il 6 aprile 2018 e che fa seguito alla delibera della Consob del 2 marzo 2018 in relazione alla quale pende giudizio dinanzi al Tar Lazio a seguito del ricorso proposto dalla società nell’aprile 2018.

ECCO LA DECISIONE DELLA CONSOB SU SAIPEM

La Consob ha, inoltre, condannato Saipem al pagamento di euro 350 mila, quale responsabile in solido per il pagamento delle citate sanzioni amministrative con i due soggetti sanzionati con obbligo di regresso nei confronti dei medesimi due soggetti. La Commissione ha deciso di archiviare il procedimento avviato il 6 aprile 2018 nei confronti dei consiglieri di amministrazione non esecutivi in carica all’epoca dei fatti contestati. Saipem “si riserva il diritto di impugnare la predetta delibera Consob nei termini di legge”.

CHE COSA HA SCRITTO LA CONSOB SU SAIPEM

Secondo quanto riferisce la Commissione che vigila su Borsa e società quotate, Saipem “ha omesso di riportare nella Documentazione d’offerta le reali stime di chiusura dell’esercizio 2015; le reali prospettive del Gruppo, diverse da quelle riportate nel Piano Strategico 2016–2019, ossia la sussistenza di incertezze particolarmente rilevanti afferenti alle assunzioni sottostanti al Piano, ulteriori rispetto a quelle rappresentate nella Documentazione d’offerta, alla luce del significativo deterioramento della situazione aziendale di Saipem nonché del contesto competitivo e di mercato; il reale fabbisogno finanziario di Saipem per i dodici mesi successivi alla data del Prospetto”.

LE RAGIONI DELLA MULTA A SAIPEM

Quei numeri sarebbero dovuti servire al mercato per valutare la sottoscrizione della ricapitalizzazione da 3,5 miliardi con un’operazione deliberata a dicembre del 2015. “Tali omissioni informative hanno privato gli investitori di informazioni necessarie affinché potessero pervenire ad un fondato giudizio sulla situazione patrimoniale e finanziaria, sui risultati economici e sulle prospettive di Saipem”, spiega il bollettino Consob che precisa poi come la società abbia fornito anche, “nel corso dell’istruttoria di approvazione della Documentazione d’offerta, informazioni non veritiere o quantomeno lacunose, con note del 30 dicembre 2015, 15 gennaio e 10 febbraio 2016 in riscontro ad altrettante puntuali richieste formulate dalla Consob”.

L’IMPATTO PER IL FONDO CONTROLLATO DA CDP

Poco prima dell’aumento, Fsi ha comprato il 12,5% di Saipem dall’Eni sborsando 463 milioni. Il Fondo acquistò le azioni a un prezzo compreso fra 7,40 e 8,83 euro. Oggi il titolo vale circa 4,9 euro.

LE ORIGINI DELLA VICENDA

Tutto nasce – come ha ricostruito mesi fa Start Magazine – alla fine di ottobre 2015, quando si realizza una articolata operazione con cui Eni lascia al suo destino la controllata nei servizi, cedendone il 12,5% al Fondo strategico italiano – lo strumento della Cassa depositi e prestiti per investire nelle aziende ritenute strategiche dal governo – a un prezzo compreso tra 7,40 e 8,83 euro per azione, e mettendo le basi per deconsolidare il debito: ben 5,7 miliardi nei conti a fine settembre 2015, uno in più di un anno prima. “E’ una tappa fondamentale per la strategia di trasformazione di Eni – spiegò l’ad dell’Eni, Claudio Descalzi -. Ci permette di focalizzarci sulle attività principali e usare le risorse finanziarie addizionali per lo sviluppo delle ingenti riserve di olio e gas scoperte negli ultimi anni”.

I COMMENTI

L’acquisizione della quota di Saipem fu – scrisse il quotidiano Repubblica – “la prima operazione della nuova era (voluta da Matteo Renzi che ha nominato Claudio Costamagna come presidente e Fabio Gallia in qualità di amministratore delegato, per rafforzare il ruolo della Cdp e dei suoi fondi)”.

GLI UOMINI DEL DOSSIER

A seguire in prima persona il dossier all’epoca ci furono, oltre all’ex amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, Fabio Gallia, in primis l’ex presidente della Cassa, Claudio Costamagna.

LA PAROLA ALLA CORTE

Fu un’operazione industriale, strategica o anche politica? Di sicuro ci fu una richiesta di “aiuto”, secondo quanto si legge nella relazione della Corte dei Conti sul bilancio 2015 della Cassa depositi e prestiti. Ecco lo scarno passaggio sull’operazione di Cdp che si legge nella relazione dei magistrati contabili: “Ciò che è aumentato sono le richieste di aiuto nei confronti della Cdp chiamata ad intervenire, proprio in virtù delle sue disponibilità, in situazioni molto critiche: sblocco dei crediti verso la PA, finanziamento di infrastrutture, salvataggi di imprese in crisi (oggi l’Ilva, in passato Parmalat, Montepaschi e Alitalia) o alla ricerca di capitali (Saipem, Fincantieri)”.

L’ESITO DELL’AUMENTO DI CAPITALE

L’aumento di capitale di Saipem si chiuse a metà febbraio del 2016, in un clima pessimo sottolineò il Fatto Quotidiano: “Le azioni Saipem hanno chiuso la seduta con una flessione di oltre il 12% a 0,318 euro, nuovo minimo assoluto. Un bagno di sangue per tutti gli azionisti, per le banche del consorzio che si sono impegnate a sottoscrivere l’inoptato – ben il 12,2 %- e in particolare per chi – come la Cassa depositi e presiti– ha investito su Saipem solo pochi mesi fa e ora si ritrova in portafoglio un titolo che vale oltre l’80% in meno”.

CHE COSA SI LEGGE NELLA RELAZIONE

L’impatto di Saipem nel bilancio 2016 della Cassa è stato così descritto nella relazione della Corte dei Conti: “Il risultato della valutazione a patrimonio netto delle società partecipate nei confronti delle quali si ha un’influenza notevole o che sono sottoposte a comune controllo, incluso nella voce “Utili (perdite) delle partecipazioni”, pur se negativo per 652 milioni di euro, mostra una tendenza al miglioramento se confrontato con l’esercizio 2015 (-2.332 milioni di euro). Contribuiscono principalmente alla formazione della voce l’effetto netto della valutazione a equity di Eni (-581 milioni di euro) e di SAIPEM (-264 milioni di euro)”.

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