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Crédit Agricole, ecco conti e pizzini (su Mps e non solo)

Risultati sopra le attese per Crédit Agricole, che conferma l'Italia come secondo mercato domestico. Gavalda e L'Angevin, però, spostano l'attenzione sulla partita Banco Bpm-Mps: “Nulla può essere fatto senza di noi”

Crédit Agricole presenta i conti e lancia messaggi tutt’altro che velati. Mentre il titolo guadagna oltre il 3% alla Borsa di Parigi sulla scia di risultati superiori alle attese, dai vertici della Banque Verte arrivano parole destinate a pesare nella partita del risiko bancario italiano: sulla possibile fusione tra Banco Bpm e Monte dei Paschi “nulla può essere fatto senza di noi”. Per il gruppo francese, lo scenario preferito è la fusione tra Banco Bpm e Credit Agricole Italia.

I CONTI SPINGONO IL TITOLO

I numeri del semestre spiegano il buon umore del mercato. Il gruppo francese ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto di 2,778 miliardi di euro, in crescita del 7,8%, salito al 22,4% se si esclude l’effetto della plusvalenza legata al deconsolidamento di Amundi Us registrata un anno fa. I ricavi hanno raggiunto 10,88 miliardi (+12,9%), sostenuti dalla crescita di tutte le principali linee di business, mentre il margine operativo lordo è balzato del 25,8% a 4,737 miliardi. Sul semestre l’utile netto arriva a 4,875 miliardi (+6,8%, o +14,5% al netto dell’effetto Amundi), con un Cet1 del 17,2% a livello di gruppo e dell’11,3% per Crédit Agricole Sa.

Come rilevato da Bloomberg , i risultati sono stati trainati soprattutto dal buon andamento del retail francese e dell’asset management, dove Amundi ha registrato un utile record, beneficiando di forti afflussi netti e della domanda di prodotti di investimento favorita dalla volatilità dei mercati. Bene anche il corporate & investment banking grazie all’intensa attività sui mercati azionari. Il ceo di Crédit Agricole Sa Olivier Gavalda (nella foto) si è detto “molto fiducioso” per i prossimi trimestri, sottolineando la presenza di “forti motori di crescita” a livello mondiale.

L’Italia continua intanto a confermarsi il secondo mercato domestico del gruppo. Complessivamente Crédit Agricole ha registrato nel nostro Paese un semestre record, con un utile netto di 1,053 miliardi di euro, di cui 878 milioni di pertinenza del gruppo, con ricavi in crescita del 5%, un risultato della gestione operativa di 1,541 miliardi (+7,8%) e un cost/income sceso al 42,9%. Le masse complessive hanno raggiunto 448 miliardi di euro, di cui 104 miliardi di impieghi e 344 miliardi di raccolta, a servizio di oltre 6 milioni di clienti.

Guardando alla sola Crédit Agricole Italia, il semestre si chiude con un utile netto consolidato di 478 milioni di euro (+2,1%), nonostante il maggiore impatto fiscale derivante dalla legge di Bilancio. I ricavi superano 1,6 miliardi (+3,5%), grazie soprattutto alla crescita delle commissioni (+6,9%), trainate dai servizi di investimento, mentre il margine d’interesse cresce dell’1,8%. La banca ha collocato quasi 8 miliardi di prodotti di wealth management, erogato oltre 5 miliardi di nuovi finanziamenti – di cui 3,1 miliardi alle imprese (+17%) –, acquisito 106mila nuovi clienti e mantenuto il costo del credito ai minimi storici, con un Npe ratio netto all’1% e un Cet1 al 13,2%.

PERCHÉ CRÉDIT AGRICOLE È IMPORTANTE NEL RISIKO

Accanto ai risultati finanziari, sono soprattutto i messaggi inviati dai vertici sulla partita Banco Bpm-Mps a catalizzare l’attenzione. Da settimane Piazza Meda e il Monte lavorano all’ipotesi di una fusione tra pari, destinata a rappresentare l’alternativa all’Opas di Intesa Sanpaolo. Secondo quanto rilevato da Repubblica nei giorni scorsi, il nodo principale riguarda proprio Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con una quota ormai vicina al 30%. I francesi starebbero negoziando una serie di contropartite – dall’acquisto delle filiali eventualmente eccedenti i limiti Antitrust all’estensione degli accordi commerciali fino all’eventuale acquisizione di società prodotto come Anima o Agos – perché il loro consenso è considerato determinante per il via libera all’operazione.

La posta in gioco è elevata, come evidenziato anche da Startmag. Se la fusione tra Banco Bpm e Monte dei Paschi andasse in porto, Crédit Agricole diventerebbe automaticamente il primo azionista del nuovo gruppo con una quota stimata superiore al 12%. La banca nata dall’aggregazione avrebbe circa 6 milioni di clienti, quasi 3.000 filiali, oltre 300 miliardi di euro di impieghi, più di 400 miliardi di raccolta complessiva e una capitalizzazione superiore ai 50 miliardi di euro, diventando il secondo operatore bancario italiano per dimensioni. È anche per questo che la presenza francese è diventata uno dei temi centrali del risiko: non solo perché inciderebbe sugli equilibri azionari della nuova banca, ma anche perché riporterebbe al centro il tema del peso di un grande socio estero nel controllo di uno dei principali gruppi di credito del Paese.

“NULLA PUÒ ESSERE FATTO SENZA DI NOI”

È in questo contesto che assumono peso le dichiarazioni rilasciate oggi dal management della banque verte. Per la prima volta Gavalda è intervenuto direttamente sullo scenario, mettendo alcuni paletti. “Non abbiamo ricevuto alcun progetto, né alcuna informazione su una potenziale fusione tra Mps e Bpm”, ha affermato, aggiungendo che il gruppo “non è in grado di dire se questo progetto potrebbe creare valore per gli azionisti” di Piazza Meda. Un modo per rassicurare quel mondo politico perplesso sull’attivismo francese? Sulla stessa linea il vice amministratore delegato Jérôme Grivet: “Non siamo a conoscenza di alcun progresso concreto”. Ma subito dopo è arrivato il vero messaggio: “Con il 29,3% del capitale di Bpm siamo indispensabili. Questo significa che nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi”.

IL NODO BCE E L’OMBRA DELL’OPA

Un concetto ribadito anche da Clotilde L’Angevin, deputy general manager del gruppo, intervistata da Bloomberg Tv. La manager ha precisato che Crédit Agricole “non ha ancora chiesto alla Bce l’autorizzazione ad assumere il controllo” di Banco Bpm, chiarendo così che il gruppo francese non è, almeno per ora, nella fase che potrebbe portarlo a superare la soglia del 30% del capitale e quindi ad affrontare anche il tema di un’eventuale Opa obbligatoria. L’Angevin ha definito quella del gruppo una “situazione solida e stabile” che gli consente di essere “un attore chiave in questo contesto”, ricordando che l’Italia è “un mercato strategico” e che l’aumento della quota in Banco Bpm riflette una “partnership solida e di lunga data”.

Anche lei, però, ha sottolineato che “nulla può essere fatto senza di noi o contro di noi”, pur ribadendo che al momento non è arrivata “alcuna proposta concreta” sullo scenario Banco Bpm-Mps e che la priorità del gruppo resta quella di “continuare a svilupparsi a lungo termine in Italia”, anche attraverso la crescita organica di Crédit Agricole Italia.

IL PESO DELLA BANQUE VERTE

Parole che suonano come un avvertimento ai protagonisti del risiko. Crédit Agricole non solo è il primo azionista di Banco Bpm, ma rappresenta ormai uno degli operatori più radicati nel sistema bancario italiano, con circa 1.600 punti vendita, 16.100 collaboratori, oltre 6 milioni di clienti e circa 104 miliardi di finanziamenti all’economia. Numeri che né l’ad di Bpm Giuseppe Castagna né quello di Mps Luigi Lovaglio possono ignorare.

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