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Stoccaggi

Ecco i veri effetti del riempimento degli stoccaggi di gas nel 2022

Gli acquisti di Snam per riempire gli stoccaggi di gas nel 2022, l'anno della grave crisi energetica europea, sono stati davvero un errore politico?

C’è stato davvero un “buco” nei conti – come si sente ripetere in questi giorni su alcuni media – provocato dagli acquisti italiani di gas?

Rispondere all’emergenza energia della primavera-estate 2022, quando senza il gas russo e con gli stoccaggi al minimo storico l’Italia (e l’Europa) hanno dovuto acquistare gas su mercati turbolenti e speculativi, è costato veramente così caro?

Sono stati spesi circa 4 miliardi di euro, ma se si pensa alla Germania – ai 200 miliardi stanziati dal governo Scholz e al salvataggio di Uniper, cioè – la prospettiva va quanto meno rivista.

Inoltre, il provvedimento proposto dall’Arera, la cosiddetta “neutrality charge”, ricalca l’analoga contromisura adottata proprio dal governo tedesco (che in più ha deciso di applicarla anche al gas in uscita, ribaltando parte dell’onere anche sugli acquirenti transfrontalieri).

Ma per capire meglio che cosa è accaduto converrebbe provare a sintetizzare alcuni punti.

RIEMPIMENTO DEGLI STOCCAGGI: IL CONTESTO

Innanzitutto, la decisione di riempire gli stoccaggi di gas è stata disposta a livello europeo dal regolamento sulla sicurezza degli approvvigionamenti, cui tutti gli stati membri sono tenuti ad adempiere.

Inoltre, gli operatori commerciali – ovvero le aziende che comprano e vendono gas – hanno considerato insostenibile il riempimento degli stoccaggi a causa dell’elevato livello dei prezzi di acquisto della materia prima non contrattualizzabile successivamente con vendite a termine, per via dell’assenza di una domanda a prezzi così elevati.

Le iniziative prese dalle istituzioni per incentivare gli operatori commerciali ad acquistare gas per immetterlo negli stoccaggi (come ad esempio i premi di giacenza e le aste a base zero) non hanno consentito il raggiungimento degli obblighi minimi di riempimento disposti dalla normativa. Di conseguenza, il sistema nazionale si è trovato esposto ad un elevato rischio di mancata copertura della domanda energetica.

A questo punto, gli operatori come Snam (e il Gse) sono stati chiamati a intervenire in maniera residuale e complementare – fanno notare gli addetti ai lavori – per colmare la differenza tra i livelli di scorte approvvigionati dagli operatori commerciali e le quantità disposte dal regolamento europeo sulla sicurezza degli approvvigionamenti.

IL GAS È STATO DAVVERO ACQUISTATO “A QUALUNQUE PREZZO”?

Gli acquisti effettuati da Snam non sono avvenuti a “qualunque prezzo”, come sostengono i critici della misura governativa, bensì a prezzi in linea con le quotazioni spot del PSV italiano (il Punto di Scambio Virtuale del gas naturale), a sua volta allineato a quelli delle principali borse europee del gas.

Come già spiegato su Startmag, il riempimento degli stoccaggi ha garantito la disponibilità fisica del gas e “ha avuto rilevanti effetti di stabilizzazione dei prezzi, che da dicembre 2022, una volta ricostituite le scorte, sono ritornati sotto 100 euro/MWh scendendo fino a 30 euro/MWh nel corso dell’ultimo riempimento estivo 2023. L’aver comprato all’incirca 3 miliardi di metri cubi di gas, in sintesi, ha avuto un effetto calmierante dei prezzi su tutto il sistema gas nazionale e su tutta la domanda di famiglie e imprese pari a circa 68 miliardi di metri cubi”.

LA SITUAZIONE STRAORDINARIA DEL 2022

Già da prima dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, comunque, i prezzi europei del gas erano comunque alti (sui 180 euro al megawattora) per via delle già ridotte esportazioni della Russia verso il Vecchio continente e dei bassi livelli degli stoccaggi, non sufficienti a coprire la domanda invernale.

L’ulteriore incremento dei prezzi del gas dell’estate 2022 – diversi mesi dopo l’inizio dell’invasione – è da ricondurre principalmente alle ancora più limitate forniture provenienti dalla Russia, che nel 2021 avevano rappresentato circa il 40 per cento delle importazioni totali dell’Unione europea. In mancanza o quasi del gas russo, era legittimo temere il mancato riempimento degli stoccaggi in vista della successiva stagione fredda.

I piani di riempimento degli stoccaggi vanno inseriti in questo contesto fuori dall’ordinario. E l’acquisto di circa 3 miliardi di metri cubi di gas ha avuto un effetto calmierante su tutto il sistema gas nazionale e su tutta la domanda di famiglie e imprese, pari lo scorso anno a circa 68 miliardi di metri cubi.

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