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Pniec

Non solo rinnovabili: cosa c’è nel nuovo Pniec

Il governo ha inviato alla Commissione europea la versione definitiva e aggiornata del Pniec. Il documento, oltre agli obiettivi sulle rinnovabili, insiste molto sulla neutralità tecnologica e apre al nucleare (ma quale?). Tutti i dettagli.

Il governo, attraverso i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, ha inviato alla Commissione europea il testo definitivo del Pniec, il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, ossia il documento che fissa gli obiettivi energetici dell’Italia al 2030 e oltre nel contesto generale di decarbonizzazione: il nuovo Pniec rappresenta infatti un aggiornamento della versione del 2019, che era precedente all’approvazione – nel 2020 – del Green Deal europeo.

131 GIGAWATT DI RINNOVABILI AL 2030

Nel documento si legge che l’Italia intende arrivare al 2030 con una capacità installata da fonti rinnovabili di 131 gigawatt; nel 2023 sono stati installati circa 5,8 GW di nuova capacità rinnovabile, per una potenza totale di 66 GW.

Dei 131 GW previsti per il 2030, circa 80 GW proverranno da impianti fotovoltaici e circa 28 GW dall’eolico. “Tale capacità potrebbe svilupparsi per una parte significativa al centro-sud del Paese per via della maggiore producibilità eolica e solare”, anche se i principali centri di consumo energetico si trovano nelle regioni del nord: andranno di conseguenza potenziate le connessioni elettriche tra le due metà del territorio.

Al di là di sole e vento, all’obiettivo sulle installazioni rinnovabili partecipano anche l’idroelettrico con 19,4 GW, le bioenergie con 3,2 GW e il geotermico con almeno 1 GW.

CONFERME E NOVITÀ NEL PNIEC DEL GOVERNO MELONI

Nel comunicato del ministero dell’Ambiente viene sottolineato come il governo, nell’aggiornamento del Pniec, abbia “seguito un approccio realistico e tecnologicamente neutro”.

La cosiddetta neutralità tecnologica – ossia quel principio che invita a prendere in considerazione tutte le tecnologie disponibili per la decarbonizzazione, e non solo alcune – è un concetto che l’esecutivo di Giorgia Meloni ripete spesso per polemizzare con le politiche energetiche della Commissione europea, accusata di favorire l’elettrificazione rispetto alle altre alternative. La critica, più che la composizione del mix energetico, riguarda in verità l’automotive, un settore economicamente molto rilevante per l’Italia: Roma accusa Bruxelles di aver favorito l’elettrico a batteria alle alternative low-carbon come i biocarburanti, che possono circolare nei motori endotermici; dal 2035, però, non sarà più possibile immatricolare automobili a benzina o gasolio nel territorio europeo.

Il ministero dell’Ambiente spiega dunque che nel nuovo Pniec si punta anche sulla “produzione di combustibili rinnovabili come il biometano e l’idrogeno insieme all’utilizzo di biocarburanti che già nel breve termine possono contribuire alla decarbonizzazione del parco auto esistente”. L’elettrificazione – sia della mobilità che del riscaldamento – non viene comunque esclusa: si parla infatti di “diffusione di auto elettriche” e di pompe di calore in sostituzione delle caldaie a gas.

Il Pniec prevede al 2030 una produzione di 4687 ktep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio) di biocarburanti liquidi, rispetto ai 1388 ktep del 2022. Nello stesso periodo, la produzione di biometano passerà da 180 ktep a 877 ktep.

LA CATTURA DELLA CO2 E LE EMISSIONI INDUSTRIALI

L’Italia dice di voler puntare anche sulle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2, che permettono di ridurre l’impronta carbonica di quegli stabilimenti industriali energivori e difficili da elettrificare, come le acciaierie, i cementifici e gli impianti chimici. Eni – il cui maggiore azionista è il ministero delle Finanze – sta sviluppando un grande progetto di cattura e stoccaggio della CO2 a Ravenna ed è attiva anche nella produzione di biocarburanti e di biometano.

Il governo prevede poi di superare l’obiettivo comunitario di riduzione delle emissioni degli impianti industriali vincolati alla normativa Ets (da Emission Trading System, il sistema di compensazione delle emissioni tramite la compravendita  di quote), arrivando al 2030 con un taglio del 66 per cento rispetto ai livelli del 2005: il target europeo è del 62 per cento.

IL RUOLO DELL’ENERGIA NUCLEARE, MA…

La novità principale del nuovo Pniec è l’elaborazione di scenari energetici contenenti una quota di generazione da fonte nucleare. Stando alle ipotesi sviluppate, l’energia atomica da fissione ed eventualmente da fusione (un processo alternativo e promettente ma ancora in fase sperimentale, dunque lontano dalla commercializzazione) potrebbero soddisfare l’11 per cento del fabbisogno elettrico italiano al 2050, con possibilità di crescita fino al 22 per cento.

“La letteratura scientifica internazionale”, si legge nel documento, “è concorde nell’affermare che un sistema elettrico interamente basato su fonti rinnovabili, in particolare non programmabili, è possibile, ma non economicamente efficiente, in quanto più ci si avvicina al 100% di quota rinnovabile, più i costi di sistema (ad es. per lo sviluppo dei sistemi di accumulo e delle reti) crescono rapidamente”. Le centrali nucleari producono energia in maniera continuativa e programmabile; non sono quindi soggette alla variabilità del meteo come i parchi eolici e solari, che “lavorano” solo in certi momenti della giornata e tutti insieme, generando un surplus elettrico che va smaltito o accumulato. Le centrali nucleare possono essere utilizzate anche per la generazione di idrogeno a zero emissioni, utilizzabile a sua volta come combustibile pulito per le industrie.

Il governo Meloni, tuttavia, sembra essere orientato non sulle centrali nucleari “tradizionali” e già commercialmente valide, bensì sui piccoli reattori modulari, in via di sviluppo. I reattori modulari si differenziano da quelli tradizionali per la taglia ridotta, per la minore potenza e per la possibilità di venire costruiti e assemblati con maggiore facilità grazie – come da nome – al design modulare. Nel Pniec si parla infatti di “valutare disponibilità, potenziali di sviluppo, costi e prestazioni, rispettivamente, dei nuovi piccoli reattori modulari a fissione e dei reattori a fusione su un orizzonte temporale fino al 2050” e di “valutare il contributo che tali tecnologie potrebbero fornire per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica”.

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