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Panama

Ecco come le regole Ue sulle emissioni appesantiranno il trasporto marittimo

Da gennaio l'Unione europea includerà l'industria del trasporto marittimo nell'Ets, il sistema per lo scambio di quote di emissione di CO2. I costi delle compagnie di navigazione sono destinati a salire: tutti i dettagli.

Da gennaio l’industria del trasporto marittimo verrà inclusa nell’Emissions Trading System (ETS), il sistema implementato dall’Unione europea per lo scambio delle quote di emissione di anidride carbonica.

COS’È L’ETS

Molto in breve, l’ETS istituisce a livello comunitario un mercato per la compravendita di “permessi” di emissione di CO2. Ogni anno, alle aziende vengono assegnate delle quote in una quantità che si riduce progressivamente nel tempo: le aziende più inquinanti dovranno perciò acquistare altri permessi se vorranno continuare a emettere CO2 senza incorrere in sanzioni; le aziende più “pulite”, al contrario, hanno la possibilità di vendere le proprie quote inutilizzate. Lo scopo dell’ETS è rendere sconveniente l’utilizzo di combustibili fossili e favorire la diffusione di fonti e tecnologie low-carbon.

L’IMPATTO SUL SETTORE DEL TRASPORTO MARITTIMO

L’industria del trasporto marittimo vale oltre l’80 per cento del commercio globale ma rappresenta circa il 3 per cento delle emissioni mondiali di CO2. Le grandi compagnie del settore, come l’italo-svizzera MSC e la danese Maersk, potrebbero dunque ritrovarsi a pagare centinaia di milioni di dollari, stando alle previsioni di BloombergNEF. Il centro studi specifica però che l’aumento delle spese non sarà comunque sufficiente a incentivare il passaggio a carburanti puliti come l’ammoniaca.

A QUANTO AMMONTERANNO I COSTI PER LE COMPAGNIE DI NAVIGAZIONE

L’ETS comporterà probabilmente un aumento delle tariffe di trasporto marittimo. Secondo DNV, ente che fornisce servizi di certificazione e assicurazione, ipotizzando un prezzo del carbonio di 90 euro a tonnellata, i costi per le emissioni di una nave portacontainer in viaggio dall’Asia all’Europa potrebbero essere di 810.000 euro l’anno prossimo, e probabilmente saranno destinati ad aumentare.

Come spiega Bloomberg, una nave che dovesse trasportare cinquemila container di dimensioni standard tra l’Unione europea all’Asia generebbe in un anno circa 40.000 tonnellate di CO2. Solo la metà di queste emissioni verrà conteggiata, però, perché una parte del viaggio avverrà al di fuori dell’Europa: la spesa per le emissioni, dunque, riguarderà 20.000 tonnellate di CO2, più 2500 tonnellate per la permanenza dell’imbarcazione nei porti europei.

Nel primo anno di entrata in vigore della misura, verrà tassato solo il 40 per cento delle emissioni, quindi alla nave in questione verranno addebitati costi per 9000 tonnellate di CO2. Assumendo un prezzo del carbonio di 90 euro alla tonnellata, fanno dunque 810.000 euro. Con lo stesso prezzo del carbonio, la spesa salirà a 1,4 milioni di euro nel 2025 (quando verrà tassato il 70 per cento delle emissioni) e a 2 milioni nel 2025 (quando verrà tassato il 100 per cento).

IL PASSAGGIO AI CARBURANTI LOW-CARBON

Un carbon price di 90 euro – scrive Bloomberg – è comunque troppo basso per incoraggiare il passaggio a combustibili diversi da quelli a base di petrolio. D’altra parte, l’agenzia specifica che l’ETS spingerà le compagnie di trasporto marittimo a ricercare una maggiore efficienza nell’uso del carburante.

In aggiunta all’ETS, poi, nel 2025 entrerà in vigore un’altra normativa europea, chiamata FuelEU Maritime, che fisserà dei limiti massimi all’intensità annuale di gas serra dell’energia utilizzata dalle navi, con soglie che si faranno sempre più severe con il passare del tempo.

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