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Perché il no della Serbia al litio è un monito per l’Europa

Serbia

Cosa succede sul litio in Serbia. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Potremmo in un certo senso dire “come si voleva dimostrare”. A cosa stiamo alludendo in modo così sibillino? Al fatto che nonostante l’ingente investimento fatto dalla multinazionale mineraria anglo-australiana Rio Tinto -progetto denominato Jadar  per la costruzione di un miniera di litio presso la località serba di Loznica, il primo ministro serbo Ana Brnabic ha annunciato, almeno momentaneamente, la sospensione del progetto.

Questa scelta ha in buona sostanza due possibili motivazioni: da un lato esercitare una pressione politica maggiore sulla multinazionale per avere più consistenti royalties, ma soprattutto per farsi rieleggere alle prossime elezioni costruendo un consenso più ampio.

Al di là dei dettagli strettamente tecnici relativi all’impatto ambientale, due elementi sono da sottolineare: da un lato il ruolo rilevante – ieri come oggi – delle associazioni ambientaliste (sia che siano autonome siano che siano eterodirette dai partiti verdi di opposizione) in relazione alle decisioni politiche a livello europeo come a livello globale; dall’altro lato, non possiamo non osservare come a causa – o grazie – della sensibilità politica acquisita dalle associazioni ambientaliste l’Europa non riuscirà mai ad affrancarsi dalle nazioni extraeuropee come l’Australia, la Cina e l’America Latina.

Ma c’è infine un altro elemento che si tende a dimenticare: l’economia green si fonda proprio sulla sfruttamento delle terre rare, cioè si fonda sulla necessità di costruire enormi infrastrutture minerarie con un rilevante impatto ambientale. L’energia nucleare è pericolosa in relazione soprattutto alle scorie e al loro smaltimento; il petrolio è l’incarnazione stessa del demonio; le infrastrutture minerarie hanno un impatto ambientale inaccettabile ed enorme. Quindi, concretamente, in quale modo le civiltà cosiddette industrializzate in Europa – e non – dovrebbero alimentarsi? Con il discorso degli intellettuali?

La vacuità dei discorsi degli attuali apocalittici è dimostrata anche dal fatto che le nazioni europee e non continuano inesorabilmente a cercare risorse minerarie, ma anche di gas, di petrolio in America latina, in Africa. Per non parlare delle potenzialità che offrirà lo sfruttamento dei pianeti in un futuro tutt’altro che remoto e che getterà le basi del nuovo colonialismo spaziale.

E di questo paradosso le associazioni ambientaliste devono tener conto. Piaccia o meno. Nascondersi dietro utopie apocalittiche o millenaristiche come fanno non pochi movimenti ambientalisti radicali europei e non significa non avere alcuna percezione della realtà, ma soprattutto significa voler riportare il mondo civilizzato ad un contatto storico-economico del tutto inconcepibile e inaccettabile per qualsiasi società europea e non. Tranne forse per qualche sociologo o filosofo (vedi Latouche)…

La perfezione non è di questo mondo. Proprio per questo bisogna arrivare ad un compromesso ragionevole valutando i costi e rischi.

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