Nonostante l’accordo sul cessate il fuoco raggiunto mercoledì dagli Stati Uniti e dall’Iran, i bombardamenti israeliani sul Libano sono proseguiti e anche gli attacchi iraniani ai paesi del golfo Persico non si sono interrotti. Il Financial Times è stato il primo a dare la notizia di un attacco via drone all’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita, una tubatura di grande rilievo perché permette al paese di esportare il suo petrolio senza dover attraversare lo stretto di Hormuz, che rimane bloccato.
IL VALORE DELL’OLEODOTTO EAST-WEST PER L’ARABIA SAUDITA
Da quando è iniziata la guerra all’Iran, più di quaranta giorni fa, l’oleodotto East-West si è rivelato fondamentale per l’industria petrolifera dell’Arabia Saudita, dalla quale dipende il bilancio pubblico. La tubatura è stata costruita negli anni Ottanta ed è lunga 1200 chilometri: collega la città di Jubail, affacciata sul golfo Persico, a quella di Yanbu, sul mar Rosso. Da Yanbu, i carichi di petrolio possono raggiungere il mar Mediterraneo attraverso il canale di Suez, oppure il mar Arabico – e quindi l’oceano Indiano – passando per lo stretto di Bab el-Mandeb, tra lo Yemen e il Corno d’Africa.
L’oleodotto East-West offre insomma all’Arabia Saudita un’alternativa allo stretto di Hormuz, una via d’acqua cruciale per i produttori di idrocarburi del golfo Persico perché mette in collegamento quest’ultimo con il golfo di Oman, garantendo lo sbocco nel mar Arabico e nell’oceano Indiano.
L’ATTACCO DI MERCOLEDÌ ALL’ARABIA SAUDITA
Mercoledì una stazione di pompaggio dell’East-West è stata colpita da un drone. Saudi Aramco, la società petrolifera statale dell’Arabia Saudita che gestisce l’intera infrastruttura, non ha rilasciato commenti, ma le fonti del Financial Times hanno detto che le operazioni lungo l’oleodotto potrebbero non essere state compromesse grazie alla presenza di stazioni di riserva.
I FLUSSI DI PETROLIO LUNGO L’EAST-WEST
Nelle ultime settimane l’Arabia Saudita ha esportato circa 4,9 milioni di barili di petrolio al giorno da Yanbu tramite l’oleodotto East-West, che però ha una capacità di trasporto molto più alta, di 7 milioni di barili. L’Arabia Saudita sta pensando di aumentarne la capacità, o addirittura di costruire nuovi oleodotti simili: i costi di sviluppo, però, sarebbero probabilmente altissimi, intorno ai 5 miliardi di dollari, per via delle difficoltà di escavazione nei depositi di basalto dei monti dell’Hegiaz, vicino alla costa saudita del mar Rosso.
Nonostante la tubatura East-West permetta a Riad di evitare lo stretto di Hormuz, nemmeno il passaggio per lo stretto di Bab el-Mandeb è completamente sicuro, però: in Yemen si trovano infatti gli houthi, un gruppo armato affiliato all’Iran che peraltro nel 2019 colpì diverse stazioni di pompaggio.
ANCHE GLI EMIRATI E IL KUWAIT SONO STATI PRESI DI MIRA
L’East-West non è stata l’unica infrastruttura energetica ad aver subìto, mercoledì, un attacco iraniano. Il Kuwait, infatti, ha detto di aver riportato “danni significativi” a diversi impianti petroliferi e di dissalazione. Gli Emirati Arabi Uniti hanno fatto sapere di essere stati bersagliati da 17 missilistici e da 35 droni da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco; anche il Qatar e il Bahrein hanno detto di aver intercettato diversi missili e droni iraniani.
L’ALTERNATIVA EMIRATINA ALLO STRETTO DI HORMUZ
Anche gli Emirati Arabi Uniti possono aggirare lo stretto di Hormuz grazie all’oleodotto Fujairah. Lunga 3600 chilometri ma dalla capacità ridotta (1,5 milioni di barili al giorno), questa tubatura collega la città di Habshan a Fujairah, che si trova sul golfo di Oman, poco oltre Hormuz. Pare che Abu Dhabi abbia intenzione di costruire un oleodotto gemello, ma non ha ancora preso una decisione definitiva.







