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Pannelli

Pannelli solari, la Ue passa al pugno duro contro la Cina?

La Commissione europea sta indagando su due aziende cinesi produttrici di pannelli solari che potrebbero aver ricevuto sussidi e che sono coinvolte nella costruzione di un impianto in Romania. Bruxelles ricorre al pugno duro contro la Cina? Tutti i dettagli

L’Unione europea ha avviato delle indagini su due aziende cinesi di pannelli solari che potrebbero aver ricevuto sussidi e creato, quindi, delle distorsioni nel mercato. La Commissione avrà tempo fino al 14 aprile per prendere una decisione.

Secondo il Financial Times, le due indagini mostrano un inasprimento della postura europea nei confronti delle importazioni di dispositivi fotovoltaici a basso costo dalla Cina, che l’industria solare dell’Unione ritiene responsabili della crisi del settore e della chiusura di diversi impianti manifatturieri (a partire dal grosso stabilimento a Freiberg, in Germania, di Meyer Burger).

LE PAROLE DI BRETON

Mercoledì, nel commentare l’indagine, il commissario al Mercato interno Thierry Breton ha dichiarato che “i pannelli solari sono diventati strategicamente importanti per l’Europa”, visto il grande ruolo dell’energia solare nella decarbonizzazione del mix elettrico comunitario. Breton ha aggiunto che “le due nuove indagini approfondite sulle sovvenzioni estere nel settore dei pannelli solari mirano a preservare la sicurezza economica e la competitività dell’Europa, garantendo che le aziende del nostro mercato unico siano davvero competitive e giochino in modo pulito.”

LE DUE AZIENDE INDAGATE

Le due aziende cinesi indagate, entrambe coinvolte nello sviluppo di un parco solare in Romania, parzialmente finanziato con fondi europei, sono una sussidiaria tedesca di LONGi Green Energy Technology (associata alla rumena ENEVO) e un consorzio formato da due sussidiarie tedesche di Shanghai Electric. LONGi è la più grande azienda produttrice di celle e pannelli fotovoltaici al mondo; Shanghai Electric è una società elettrica partecipata dal governo cinese. Il contratto ha un valore di circa 375 milioni di euro.

Secondo la Commissione europea, “ci sono indizi sufficienti che entrambe abbiano ricevuto sussidi esteri che distorcono il mercato interno” dell’Unione.

LA NUOVA LEGGE SUI SUSSIDI STRANIERI E L’INDAGINE SU CRRC

È la seconda volta in assoluto che le autorità europee avviano un’indagine sulla base di una legge sui sussidi stranieri entrata in vigore nel luglio del 2023. La legge prevede che le aziende comunichino a Bruxelles le loro offerte per le gare d’appalto pubbliche quando il valore stimato del contratto supera i 250 milioni di euro e quando hanno ricevuto sussidi per almeno 4 milioni di euro da un paese esterno all’Unione europea nei tre anni precedenti l’offerta.

La prima indagine, partita a febbraio, riguardava sempre un’azienda cinese in un paese dell’Europa orientale: ovvero CRRC Qingdao Sifang Locomotive, specializzata nella costruzione di treni, che aveva presentato un’offerta per la costruzione di treni ad alimentazione elettrica in Bulgaria; a seguito dell’indagine europea, si è ritirata.

LA RISPOSTA DELLA CAMERA DI COMMERCIO CINESE

La camera di commercio cinese nell’Unione europea ha detto di essere “seriamente preoccupata” per il fatto che la nuova legge sui sussidi stia prendendo di mira solo aziende cinesi e che stia venendo utilizzata come uno “strumento di coercizione economica per interferire con le ragionevoli e legittime operazioni economiche delle imprese cinesi nel mercato della transizione verde e a basse emissioni di carbonio dell’Unione europea”.

BENEFICI E SVANTAGGI DEI PANNELLI SOLARI CINESI IN EUROPA

In effetti, grazie alle importazioni di pannelli fotovoltaici cinesi, i paesi europei hanno potuto procedere con maggiore facilità alle installazioni di energia solare: l’anno scorso l’Unione ha raggiunto una capacità di generazione solare di 259 gigawatt. Il 95 per cento dei moduli solari installati nel blocco comunitario, però, è stato precedentemente importato dalla Cina, che ne è di gran lunga la maggiore produttrice al mondo.

L’affidamento così massiccio ai dispositivi cinesi a basso costo è un problema per l’industria solare europea, che non riesce a reggere la concorrenza, oltre che una contraddizione con gli obiettivi manifatturieri di Bruxelles, che ha fissato per il 2030 un target minimo di produzione interna del 40 per cento per tutte le cosiddette “tecnologie pulite”. C’è una sovrabbondanza – denunciata soprattutto dagli Stati Uniti – di pannelli solari cinesi sui mercati internazionali, che si riversano all’estero per compensare la saturazione della domanda interna. Buona parte di questo surplus giunge in Europa, visti gli alti dazi imposti dagli americani.

Si stima che nel 2023 la capacità produttiva del settore fotovoltaico cinese, stimolata dai sussidi, fosse più che doppia rispetto alla domanda globale di questi dispositivi. Addirittura, secondo il think tank australiano Climate Energy Finance, nel 2024 la Cina si doterà di nuova capacità manifatturiera di wafer, celle e moduli solari sufficiente a soddisfare la domanda mondiale fino al 2032. Tutta questa sovraccapacità produrrà probabilmente un calo ulteriore dei prezzi delle tecnologie fotovoltaiche, danneggiando la profittabilità delle aziende occidentali. In Europa, oltre a Meyer Burger, anche la francese Systovi e la norvegese REC hanno già chiuso degli stabilimenti.

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