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Germania

La Germania perderà anche l’ultimo produttore di moduli solari?

Meyer Burger, in difficoltà per la concorrenza cinese, potrebbe chiudere la fabbrica di Freiberg e concentrarsi sugli Stati Uniti. La Germania rischia di perdere l'ultimo produttore di moduli solari. Tutti i dettagli.

Entro la fine di febbraio Meyer Burger Technology, azienda svizzera che realizza pannelli solari, prenderà una decisione sulla fabbrica di Freiberg, in Germania: è una delle più grandi d’Europa, con circa cinquecento lavoratori. In mancanza di aiuti pubblici, lo stabilimento potrebbe venire chiuso e la società passerà a concentrarsi sugli Stati Uniti, che hanno un contesto più attraente.

La profittabilità di Meyer Burger è intaccata dal crollo dei prezzi europei dei dispositivi solari, causato da una sovrabbondanza di prodotti economici importati dalla Cina, che ne è la maggiore produttrice al mondo.

– Leggi anche: La Cina manderà in bancarotta l’industria solare europea?

LA DIPENDENZA EUROPEA DAL SOLARE CINESE

L’amministratore delegato di Meyer Burger, Gunter Erfurt, ha detto che il “dumping” cinese in Europa non permette un “mercato equo”. Anche perché – a differenza degli Stati Uniti e dell’India, ad esempio – le autorità di Bruxelles non hanno alzato delle barriere all’ingresso ai moduli fotovoltaici provenienti dalla Cina.

Ad oggi meno del 2 per cento della domanda europea di energia solare – una fonte considerata centrale nei piani di transizione ecologica – viene soddisfatta da dispositivi prodotti in Europa. Circa il 90 per cento dei componenti arrivano dalla Cina.

I GUAI ECONOMICI DI MEYER BURGER

Meyer Burger dice di aver bisogno di un finanziamento di 450 milioni di franchi svizzeri (circa 520 milioni di dollari) fino a che non raggiungerà un flusso di cassa positivo nel 2025. Per il 2023 ha previsto una perdita di almeno 126 milioni di franchi svizzeri. Gli analisti considerano le azioni della società un grosso rischio di investimento.

CHE NE SARÀ DELLA FABBRICA DI FREIBERG?

La grande fabbrica di Meyer Burger a Freiberg, aperta nemmeno tre anni fa, potrebbe chiudere il prossimo aprile. L’azienda sta pensando di concentrarsi sugli Stati Uniti, che grazie all’Inflation Reduction Act (la grande legge di stimolo alla manifattura di tecnologie pulite) si sono trasformati nel “mercato più attraente”. Erfurt ha spiegato che gli americani “fanno in modo che le aziende possano insediarsi rapidamente. Siamo incoraggiati a crescere molto rapidamente. Anche i clienti di questi prodotti sono supportati”.

Negli Stati Uniti, infatti, Meyer Burger si è già garantita contratti di vendita dei suoi prodotti per 4,5 gigawatt. Nel secondo trimestre dell’anno dovrebbe dedicarsi all’espansione della sua fabbrica di moduli solari a Goodyear, in Arizona.

COSA FARÀ LA GERMANIA

Pur dicendo di voler sviluppare le filiere interne delle tecnologie verdi, l’Unione europea non ha ancora definito delle misure di sostegno concreto all’industria fotovoltaica, sul modello degli aiuti annunciati a dicembre per il settore eolico – 5 miliardi di euro in controgaranzie -, in difficoltà per via della concorrenza dei produttori cinesi di turbine.

Meyer Burger è in trattative con il ministero dell’Economia della Germania, che ha detto di voler “supportare l’industria solare in Germania e in Europa” ma non ha fornito maggiori dettagli. Meyer Burger è l’ultimo produttore di moduli solari nel paese, ha scritto Euractiv.

La settimana scorsa la Commissione europea ha autorizzato un aiuto di stato da 902 milioni di euro a Northvolt per la costruzione di una fabbrica di batterie in Germania: il sussidio è servito esplicitamente a evitare che l’azienda dirottasse gli investimenti negli Stati Uniti.

– Leggi anche: Germania, come e perché lo Stato soccorre Siemens Energy

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