Skip to content

deep-sea mining

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Gli Usa accelerano sulle raffinerie per i minerali critici sottomarini

Gli Stati Uniti accelerano sul deep-sea mining per ridurre la dipendenza dalla Cina: due aziende, Glomar Minerals e Cobalt Blue, vogliono aprire una raffineria di minerali critici estratti dai fondali marini. Tutti i dettagli.

Due società minerarie, l’americana Glomar Minerals e l’australiana Cobalt Blue, hanno detto di voler aprire una raffineria di metalli critici estratti dai fondali marini negli Stati Uniti. La località verrà decisa entro giugno e i lavori dovrebbero richiedere tre anni di tempo, mentre l’avvio della produzione è previsto prima della fine del mandato del presidente Donald Trump, nel 2029.

Una delle priorità dell’amministrazione Trump è proprio il controllo sulle filiere delle cosiddette “materie prime critiche” – come le terre rare, il nichel, il cobalto e il rame, tutti essenziali per la difesa, l’elettronica e l’energia – in modo da ridurre la dipendenza commerciale dalla Cina. Per questo, il governo americano ha deciso di diventare azionista di diverse compagnie minerarie, di istituire una riserva di minerali critici per usi civili (il Project Vault) e di proporre l’avvio di una collaborazione commerciale su questi elementi con il Giappone, l’Unione europea e altri paesi affini.

GLI STATI UNITI PER IL DEEP-SEA MINING

A gennaio Washington ha anche pubblicato un nuovo regolamento che dimezza le procedure autorizzative per le società intenzionate ad avviare l’estrazione di minerali dai fondali, il deep-sea mining. Ad aprile di un anno fa Trump aveva firmato un ordine esecutivo per incoraggiare questa pratica e – così recitava il documento – “rivitalizzare il dominio americano sui minerali nei fondali marini”.

COSA SAPPIAMO DEL PROGETTO DI GLOMAR E COBALT BLUE

La raffinazione è l’anello più “critico” nella filiera mineraria, molto più dell’estrazione, perché le fabbriche non utilizzano gli elementi grezzi nei loro processi ma i materiali lavorati. Pare che lo stabilimento di Glomar Minerals e l’australiana Cobalt Blue costerà meno di 500 milioni di dollari e avrà una capacità iniziale di 200.000 tonnellate.

Non è chiaro se le due aziende riceveranno finanziamenti pubblici né se abbiano già firmato dei contratti di fornitura. Il presidente esecutivo di Glomar Minerals, Robbie Diamond, ha detto però a Reuters che “i minerali sottomarini rappresentano una svolta epocale che ridefinirà la dipendenza degli Stati Uniti dai minerali critici, proprio come il petrolio e il gas di scisto hanno rivoluzionato la geopolitica energetica globale” permettendo all’America di ridurre drasticamente l’esposizione al Medioriente per i combustibili fossili.

Cobalt Blue, attualmente impegnata anche nell’estrazione e nella lavorazione di cobalto in Australia, fornirà la tecnologia per la raffineria, che sarà specializzata nella separazione degli elementi rari contenuti nei noduli polimetallici, degli agglomerati rocciosi presenti sui fondali. La fattibilità economica di questo processo, tuttavia, è ancora da dimostrare perché ad oggi non esistono raffinerie di noduli polimetallici; la lavorazione di questi materiali – così come il loro recupero dagli abissi marini – è complicata anche sul lato tecnico.

L’industria del deep-sea mining è insomma giovanissima, praticamente nascente, così come Glomar Minerals, che è stata fondata nel 2025 appena. L’azienda possiede delle licenze esplorative nella zona di Clarion-Clipperton, una vasta area dell’oceano Pacifico compresa tra il Messico centrale e le Hawaii particolarmente ricca di noduli polimetallici contenenti nichel, manganese, cobalto e rame.

ANCHE THE METALS COMPANY COSTRUIRÀ UNA RAFFINERIA

Nella zona di Clarion-Clipperton è attiva anche la società canadese The Metals Company, l’azienda di deep-sea mining tecnologicamente più avanzata: i suoi processi estrattivi non prevedono delle vere e proprie trivellazioni bensì l’aspirazione in superficie dei noduli posizionati sul fondale, raccolti da dei robot.

Anche The Metals Company vorrebbe aprire una raffineria sul suolo americano, più precisamente in Texas, ma la realizzazione dell’impianto dipenderà dai finanziamenti federali.

LA SFIDA GEOPOLITICA

La regolazione statunitense sul deep-sea mining, volta ad accelerare lo sviluppo di progetti minerari, è però considerata controversa perché si applica anche alle acque al di fuori della giurisdizione nazionale.

Gli Stati Uniti fanno riferimento a una legge propria, il Deep Seabed Hard Mineral Resources Act del 1980, perché non hanno mai ratificato la Convenzione sul diritto del mare del 1982 e quindi non sono membri dell’International Seabed Authority, un’organizzazione legata alle Nazioni Unite che si occupa di regolamentare le attività minerarie nei fondali a livello globale. La Cina è il paese che contribuisce di più al bilancio dell’International Seabed Authority e ha ricevuto da questa cinque licenze esplorative, più di ogni altro paese.

– Leggi anche: Le mosse trumpiane del Giappone sulle terre rare sottomarine
Torna su