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Portovesme

Glencore vuole fare della Sardegna l’hub europeo del riciclo delle batterie

Glencore e Li-Cycle pensano di aprire a Portovesme, in Sardegna, la più grande fabbrica di riciclo delle batterie d'Europa. Ecco cosa sappiamo ad oggi del progetto.

La compagnia mineraria anglo-svizzera Glencore ha intenzione di aprire a Portovesme, in Sardegna, la più grande fabbrica europea di riciclo delle batterie dei veicoli elettrici. Lo farà in collaborazione con Li-Cycle, un’azienda canadese specializzata nel recupero di metalli dai dispositivi esausti di cui possiede il 10 per cento.

TUTTO SUI PIANI DI GLENCORE PER PORTOVESME

Glencore vuole riconvertire la fonderia di zinco e piombo di Portovesme in uno stabilimento per il recupero di litio, nichel e cobalto dalle batterie delle automobili elettriche e dei dispositivi elettronici.

Il nuovo impianto dovrebbe essere pronto per il 2027 e dovrebbe essere in grado di lavorare 50.000-70.000 tonnellate all’anno di “massa nera” (black mass). Si chiama così, per via del suo colore, quel miscuglio di materiali derivato dalla triturazione delle batterie esauste; dalla black mass, poi, si estraggono il litio, il cobalto e gli altri metalli che verranno riutilizzati in nuove batterie.

LE PROSPETTIVE ECONOMICHE PER IL RICICLO DELLE BATTERIE

Il Financial Times ha scritto che Glencore punta a esercitare un maggiore controllo sulle forniture dei cosiddetti “metalli critici” (cioè essenziali) per le automobili elettriche e per i sistemi di stoccaggio energetico, e a cementare la sua posizione di leadership nel settore del riciclo.

L’amministratore delegato Gary Nagle ha fatto sapere che nel 2022 le attività di recupero hanno contribuito per 200-250 milioni di dollari al margine operativo lordo della società, pari a 34,1 miliardi. Ma ha detto di prevedere una crescita “esponenziale” della rilevanza di questa unità perché nei prossimi otto-quindici anni ci saranno decine di milioni di veicoli elettrici da rottamare nel mondo.

GLI OBIETTIVI DELL’UE PER IL RECUPERO DEI METALLI CRITICI

Secondo Li-Cycle, partner di Glencore per Portovesme, entro il 2030 il 10 per cento della domanda europea di litio verrà soddisfatta dal riciclo. Il Critical Raw Materials Act, il piano della Commissione per le materie prime della transizione ecologica, dice che per quella data l’Unione dovrà riciclare internamente almeno il 15 per cento della quantità di metalli critici che consuma in un anno.

L’Unione europea non possiede vasti giacimenti minerari di litio o di nichel, e vorrebbe comunque limitare il più possibile l’apertura di miniere per ridurre l’impatto sociale e ambientale. La strategia di Bruxelles per la messa in sicurezza delle filiere green (dominate dalla Cina) e per la riduzione delle importazioni punta allora parecchio sul recupero dei materiali dai dispositivi giunti a fine vita.

– Leggi anche: Cosa farà l’Ue per estrarre metalli nei territori d’oltremare

La Commissione ha proposto che per il 2030 il 12 per cento del cobalto e il 4 per cento del litio e del nichel presenti nelle batterie delle auto elettriche provengano da riciclo; nei cinque anni successivi la quota minima dovrà salire al 20 per cento per il cobalto, al 10 per cento per il litio e al 12 per cento per il nichel.

I COSTI

I costi dell’impianto di riciclo di Portovesme non sono ancora chiari, anche perché lo studio di fattibilità del progetto è in fase di realizzazione: dovrebbe venire completato per la metà del 2024. Se le due aziende dovessero prendere una decisione finale d’investimento, i lavori partirebbero alla fine del 2026 o all’inizio del 2027.

Per provare a fare un confronto, Li-Cycle ha costruito un centro di lavorazione della massa nera negli Stati Uniti, a Rochester, vicino New York: è costato 485 milioni di dollari ed è grande la metà rispetto allo stabilimento pianificato in Sardegna. Glencore ricorda però che a Portovesme si potranno riutilizzare le strutture già esistenti, e questo permetterà di tenere basse le spese.

LI-CYCLE VUOLE ESPANDERSI IN EUROPA

Al di là dell’Italia, Li-Cycle conta di aprire un sito di triturazione delle batterie in Germania verso la metà del 2023 e successivamente altre strutture in Francia e in Norvegia.

– Leggi anche: Quanto sborserà Glencore per chiudere un caso di corruzione in Congo

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