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Gas, come vanno prezzi e consumi in Italie e Ue

Cucine A Gas

I prezzi del gas nell’Ue sono tornati ai livelli pre-guerra, ma restano comunque molto al di sopra della media degli ultimi dieci anni. Le industrie sono in difficoltà. Qual è la situazione in Europa e in Italia

La settimana scorsa i prezzi del gas naturale in Europa sono scesi a un livello precedente all’invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022.

La guerra ha infatti aggravato la crisi energetica in un continente estremamente dipendente dalla Russia per le forniture di combustibile; forniture che Mosca ha limitato parecchio come forma di ritorsione per le sanzioni. Oggi, però, il clima mite – e il relativo calo dei consumi – ha attenuato i timori sulle carenze di gas e favorito l’abbassamento dei prezzi.

La differenza tra un inverno mite e uno rigido, in termini di consumo di gas, è di circa 25 miliardi di metri cubi, ovvero il 7-8 per cento della domanda europea.

GAS AI MINIMI DA DIECI MESI

Come ricorda il Guardian, mercoledì scorso il prezzo dei contratti del gas month-ahead (cioè a scadenza mensile) sul mercato europeo è sceso fino a 76,78 euro al megawattora, il valore più basso in dieci mesi. Stamattina gli stessi futures sul TTF si scambiavano a 74,28 dollari al megawattora.

COME VANNO GLI STOCCAGGI

Al 31 dicembre gli stoccaggi europei di gas risultavano riempiti in media all’83,3 per cento.

Lo scorso maggio le autorità dell’Unione avevano fissato un obiettivo minimo comunitario di riempimento degli stoccaggi all’80 per cento entro l’inizio di novembre, in preparazione per l’inverno: il target venne raggiunto ad agosto, e verso la metà di novembre si raggiunse il picco di riempimento sopra il 95 per cento.

– Leggi anche: Price cap Ue al gas: come funzionerà e cosa dicono gli esperti

I CONSUMI DI GAS IN EUROPA

I prezzi dell’energia nell’Unione europea sono stati altissimi per tutto il 2022: hanno toccato il massimo ad agosto, e da allora si sono ridotti notevolmente. Nonostante il significativo calo di fine dicembre, però, i prezzi rimangono comunque tre volte più alti rispetto alla media degli ultimi dieci anni.

Come scrive il Financial Times, intere industrie – in particolare quelle energivore, come la siderurgia e la chimica – hanno dovuto ridurre la produzione per via del caro-energia. I governi hanno stanziato collettivamente oltre 700 miliardi di euro in sussidi e altre misure di sostegno finanziario ai consumatori e alle imprese.

I dati Eurostat dicono che nei primi sei mesi del 2022 le bollette domestiche del gas sono aumentate notevolmente in tutti i ventisette paesi membri dell’Unione; in alcuni casi, come in Estonia e in Bulgaria, sono più che raddoppiate rispetto all’anno precedente.

Le stime riportate dal quotidiano dicono che nella seconda metà del 2022 i consumi di gas in Europa si sono ridotti di circa il 15 per cento, in linea con il target previsto dall’accordo sul contenimento della domanda raggiunto a fine luglio dai governi dell’Unione. A “risparmiare” energia, però, sono state innanzitutto le industrie, che hanno dovuto diminuire le attività per via degli alti costi di produzione.

COME VA L’ITALIA

In Italia, ha scritto il ricercatore dell’ISPI Matteo Villa, “a fronte di una riduzione del 23% dei consumi industriali di gas, la produzione industriale si è contratta di meno del 2% su base annua. Anche la produzione ‘energivora’ è calata molto meno di quanto ci si potesse attendere (del 5-6%)”.

“Sul -27% di riscaldamento”, prosegue l’analista, “a fare la differenza è stato soprattutto un autunno molto mite. Anche a parità di temperatura esterna, a novembre gli italiani stavano risparmiando [la linea blu nel grafico seguente, ndr]. Ma a dicembre abbiamo ‘recuperato'”.

gas

Secondo Villa, si tratta di “un’indicazione pessima: significa che gli italiani non hanno seguito le raccomandazioni del Governo, e i loro consumi sono pressoché insensibili ai prezzi delle bollette. Ci dice anche che le misure di sostegno ai consumi spalmate su tutte le bollette sono controproducenti”.

Villa pensa che il governo dovrebbe piuttosto offrire incentivi al risparmio, non al consumo, e limitare le misure di sostegno alle sole famiglie in povertà energetica, circa il 10 per cento del totale: “questo permetterebbe di triplicare gli aiuti alle famiglie in povertà, pur liberando miliardi a favore di altre misure”.

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