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Ecco come l’Eni rafforza il ruolo di primo produttore di gas in Egitto

Eni Costa Avorio
Cosa significa l’accordo di Eni sulle concessioni di gas in Egitto. L’articolo di Giuseppe Gagliano

La notizia, che opportunamente rimbalzata su tutti i principali quotidiani nazionali, che Eni ha firmato con l’Egitto, e cioè con l’Egyptian General Petroleum Corporation (EGPC) e Lukoil, un accordo per l’unione e l’estensione fino al 2036 delle concessioni delle aree contrattuali di Meleiha e Meleiha Deep non può che costituire un’ottima notizia sia per la politica aziendale della multinazionale italiana sia per l’approvvigionamento energetico del nostro paese.

Come infatti osservato dalla stessa multinazionale, questo nuovo impianto di trattamento non farà altro che rafforzare la posizione di Eni come maggiore produttore di gas in Egitto, nazione nella quale l’Eni è presente fin dal 1954.Qual è tuttavia il significato politicamente più ampio di questa informativa?

In primo luogo la competizione fra gli Stati attraverso le multinazionali per l’approvvigionamento energetico di gas e petrolio: è una competizione che non conosce né pausa né soste di alcun genere, con buona pace dell’indicazione dell’IPPCC e delle irrealistiche – ed è certamente un eufemismo – alternative indicate da Noemi Klein (per non parlare di quelle di Latouche).

In secondo luogo, a scanso di qualsiasi equivoco, si deve essere pienamente consapevoli del ruolo decisivo che le multinazionali petrolifere hanno avuto nelle scelte di politica interna, estera e nelle innumerevoli destabilizzazione poste in essere in Africa come in America latina.

Ma la realtà della storia non è una realtà pacificata come sognato da molti letterati e filosofi. Ma è al contrario un parallelogramma di forze in eterna competizione e conflitto per il potere.

In terzo luogo – come ampiamente dimostrato dal saggio di Massimo Nicolazzi, Elogio del petrolio. Energia e disuguaglianza dal mammut all’auto elettrica, Feltrinelli 2019 – non esistono alternative al petrolio e al gas attualmente percorribili in grado di soddisfare i crescenti bisogni energetici delle società industriali avanzate e di quelle in ascesa come in Africa e in Asia (se non il nucleare ma in linea puramente teorica).

In quinto luogo, il rafforzamento della sinergia tra Eni – e quindi tra il nostro paese e l’Egitto – costituisce un ironico contrappunto alla ipocrisia del politicamente corretto quotidianamente proposto dalla Ue come da certi partiti su alcuni dossier politici controversi.

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