Energia

Il cibo all’Expo 2020 di Dubai

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La sicurezza alimentare e l’accesso al cibo ritornano ad essere elementi di analisi, ponendo l’Expo 2020 di Dubai al centro di tali sfide. L’intervento di Domenico Letizia

La sicurezza alimentare e l’accesso al cibo ritornano ad essere elementi di analisi. Importanti ed innumerevoli sono i progetti già avviati tra le due sponde del Mediterraneo che meritano interesse e attenzione, con idee che possono essere “esportate” in altre realtà del nostro bacino. L’emergenza pandemia ha innescato un dibattito internazionale sull’attualità del nostro sistema sociale, economico e soprattutto sull’essenzialità di pensare a nuove strategie per l’accesso al cibo, alla sicurezza alimentare e al problema della fame nel mondo. La problematica sanitaria mondiale cambia le nostre vite e la comunità internazionale necessita di risposte immediate e di nuovi scenari futuri da rincorrere, inseguendo l’importanza della cooperazione multilivello tra comunità, istituzioni accademiche e scientifiche, per individuare soluzioni concrete e innovative alle grandi sfide globali che sono tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda Onu 2030.

Una realtà che stiamo vivendo e che pone l’Expo 2020 di Dubai al centro di tali sfide. L’Expo di Dubai inseguirà nuovi opportunità, consentendo di liberare il potenziale dei singoli e delle comunità con il fine di creare un futuro migliore, guardando alle idee nuove in rapporto alla mobilità e pensando a nuovi sistemi innovativi di logistica e trasporto, senza dimenticare la sostenibilità, l’accessibilità e la resilienza delle risorse naturali, ambientali, energetiche ed idriche. Nel corso del semestre dell’Esposizione di Dubai, il Padiglione Italia ospiterà alcune tra le migliori esperienze nel campo dell’agrifood e della blue-economy del Mediterraneo che, grazie al protocollo d’intesa siglato tra il Commissariato italiano e il segretariato Generale Prima, saranno presentati a Dubai alcuni dei progetti più innovativi vincitori del bando Prima.

In una recente intervista, Angelo Riccaboni, docente dell’Università di Siena e coordinatore del Consorzio Prima, nonché presidente della Fondazione Prima, costituita a Madrid con l’incarico di portare avanti l’attuazione di Prima-Partnership on Research and Innivation in the Mediterranean Area, il Programma per l’innovazione del settore idrico e agro-alimentare nell’Area Mediterranea, ha dichiarato: “La pandemia pone al centro dell’attenzione la tematica dell’accesso al cibo e della sicurezza alimentare. Dobbiamo ripensare i nostri modelli di sviluppo ed elaborare nuove strategie di accesso al cibo per tutte le regioni del Mediterraneo. Puntare sulla sostenibilità ambientale per i nostri territori e per il nostro mare in comune”. Quella dell’alimentazione è una sfida importantissima e il recupero delle tradizioni e dei prodotti tipici del nostro bacino è un’opportunità da studiare e approfondire.

Tra gli esempi, il progetto “Grani autoctoni del Mediterraneo” di Gi.&Me. Association che, a partire dalla Tunisia con il progetto “Grani antichi di Tunisia” finanziato dalla Rotary Foundation, attraverso la ricerca scientifica e storica dei prodotti autoctoni del Mediterraneo, porrà l’alimentazione al centro delle realtà sociali su cui dover puntare.

Quanto al progetto “Grani antichi di Tunisia”, quest’ultimo abbraccia l’intera filiera a partire dai piccoli agricoltori che lavorano e seminano queste varietà tradizionali di grano duro, con le donne che ne fanno prodotti ad alto valore aggiunto, come il borghul, il couscous, il pane e la variegata tipologia di paste della tradizione gastronomica tunisina fino alla distribuzione finale dei prodotti ad alta capacità nutrizionale.

I Paesi partecipanti, oltre all’Italia, sono Egitto, Libano, Spagna e Tunisia e gli obiettivi finali sono la valorizzazione dei prodotti ittici mediterranei, il miglioramento della sostenibilità, della sicurezza alimentare, della qualità e la garanzia di una maggiore competitività per le piccole aziende. L’alimentazione, l’accesso al cibo e al pescato di qualità, sostenibilità e apertura alle comunità, rappresentano le sfide della realtà mondiale che vuole guardare ad un futuro, da riscrivere, dopo l’emergenza pandemia.

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