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Elettrolizzatori

L’Europa deve difendersi dalla Cina anche sugli elettrolizzatori per l’idrogeno?

Il mercato dell'idrogeno pulito non si è ancora formato, ma l'Europa già teme che le proprie aziende di elettrolizzatori possano entrare in crisi a causa della concorrenza della Cina. Tutti i dettagli.

Dopo quelle di pannelli solari e di turbine eoliche, anche le aziende europee che producono elettrolizzatori per l’idrogeno pulito – un’altra tecnologia fondamentale per la transizione energetica – potrebbero faticare a reggere la crescente concorrenza con la Cina.

COSA SONO GLI ELETTROLIZZATORI PER L’IDROGENO PULITO

Gli elettrolizzatori sono dei macchinari che permettono di produrre idrogeno a emissioni zero “estraendolo” dall’acqua: per farlo utilizzano l’elettricità fornita da fonti energetiche pulite come il solare, l’eolico o il nucleare; il processo si chiama elettrolisi.

L’idrogeno, a sua volta, non rilascia gas serra quando viene bruciato, permettendo così la decarbonizzazione di quelle industrie e di quei mezzi di trasporto difficili da elettrificare direttamente. L’Unione europea vuole arrivare a produrre 10 milioni di tonnellate all’anno di idrogeno “verde”, cioè ricavato dall’elettricità rinnovabile, entro il 2030.

QUANTO VALE IL MERCATO DEGLI ELETTROLIZZATORI

Stando alle elaborazioni del centro di ricerca nederlandese TNO, nel 2023 la Cina deteneva il 34 per cento della capacità manifatturiera mondiale di elettrolizzatori; la quota dell’Europa era solo leggermente più bassa, del 27 per cento.

La società di consulenza BCG ha stimato il valore del mercato degli elettrolizzatori sui 25 miliardi di euro.

POCA DOMANDA ED ECCESSO DI OFFERTA

L’Unione europea teme tuttavia che la propria industria degli elettrolizzatori possa entrare in crisi a causa della concorrenza cinese, economica e numerosa. Nel Vecchio continente la domanda di questi macchinari è più bassa del previsto – un vero e proprio mercato strutturato dell’idrogeno pulito, infatti, ancora non c’è -, e la sovrapproduzione cinese potrebbe allora “portare a una situazione simile a quella del solare fotovoltaico, in cui la capacità in eccesso rispetto alle esigenze del mercato interno può consentire l’esportazione verso altre regioni” del mondo, si legge su Euractiv, che ha citato l’Agenzia internazionale dell’energia.

In Cina le industrie del settore solare, sussidiate dallo stato, producono pannelli in quantità molto superiori alla richiesta nazionale; non potendo venderli tutti in patria, li esportano all’estero a prezzi bassissimi che le aziende occidentali non riescono a uguagliare. Oggi la Cina è nettamente la maggiore produttrice al mondo di pannelli solari; sono cinesi anche la maggior parte di quelli che vengono installati nell’Unione europea.

“Quello che è successo con il fotovoltaico non deve ripetersi con gli elettrolizzatori”, ha dichiarato l’eurodeputato tedesco Jens Geier, del gruppo dei Socialisti e democratici. Uno studio di BCG pubblicato pochi giorni fa, però, sostiene che le aziende cinesi siano sulla buona strada per dominare il settore degli elettrolizzatori: “dopo la tecnologia solare e delle batterie”, si legge, “l’Europa rischia di perdere un’altra promettente industria verde a favore della Cina”.

LA CINA COLMA IL DIVARIO SUI BREVETTI

Lo studio fa notare come la Cina si stia avvicinando all’Europa per quantità di brevetti sull’idrogeno registrati, un indicatore chiave del livello tecnologico e tecnico raggiunto da un paese. Dal 2015 il numero dei brevetti cinesi relativi alla produzione, allo stoccaggio e all’utilizzo dell’idrogeno è aumentato del 40 per cento; nel decennio precedente il tasso di crescita era stato decisamente più basso, del 15 per cento.

DUE TECNOLOGIE DIVERSE

Gli elettrolizzatori cinesi, però, sono sì più economici di quelli europei, ma utilizzano una tecnologia diversa.

Come scriveva Startmag, le aziende cinesi producono principalmente elettrolizzatori alcalini, i più diffusi, che rispetto ad altre tecnologie hanno un basso costo iniziale ma anche una minore efficienza: significa che hanno bisogno di più elettricità per produrre un chilo di idrogeno.

Le aziende europee si concentrano invece su altre tecnologie, come gli elettrolizzatori a membrana a scambio protonico (PEM), che sono più costosi di quelli alcalini ma anche più efficienti e più rapidi ad avviarsi e a raggiungere la piena operatività. Il fatto che gli elettrolizzatori PEM necessitino di minori quantità di elettricità, peraltro, è una caratteristica importante per tutti quei produttori di idrogeno situati in paesi dove l’elettricità ha prezzi elevati, come in buona parte dell’Europa.

LA PRESENZA CINESE NEI PROGETTI EUROPEI SULL’IDROGENO

Nonostante il progresso tecnologico e l’aumento produttivo, la presenza della Cina nel mercato europeo degli elettrolizzatori è ancora limitata. Euractiv scrive che dei 132 progetti candidati ai fondi europei distribuiti dalla Hydrogen Bank, solo venti intendevano produrre idrogeno utilizzando tecnologia cinese.

Gli elettrolizzatori rientrano nelle tecnologie critiche per la transizione energetica elencate dal Net-Zero Industry Act: la legge – che entrerà in vigore a giugno – fissa per il 2030 un obiettivo minimo di produzione interna del 40 per cento per tutte le tecnologie pulite installate nel territorio europeo, inclusi gli elettrolizzatori.

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