Energia

Cosa c’è e cosa manca nel piano di Cingolani. L’analisi Zorzoli

di

cingolani

L’intervento di G.B. Zorzoli, presidente onorario di Free, nell’ambito degli approfondimenti avviati da Start Magazine sulle linee guida del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani 

 

La presentazione in Parlamento, da parte del ministro Cingolani, delle linee programmatiche del nuovo Ministero della Transizione ecologica (Mite) non si è sostanzialmente discostata dallo stile che caratterizza questi atti.

Tra le novità introdotte spicca la notizia che, insieme al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile e a quello della Cultura, si stanno individuando proposte e interventi normativi in grado di realizzare un sistema di permitting con procedure, tempi e soluzioni certe, valevoli sull’intero territorio nazionale, comprese le aree a vocazione agricola non sottoposte a vincolo: una conferma delle indiscrezioni sul deciso impegno dei tre ministri per rimuovere dal percorso di Pnrr e Pniec la mina vagante delle attuali procedure autorizzative.

Va nella medesima direzione anche il richiamo al dibattito pubblico, uno strumento poco e mal utilizzato in Italia, mentre nel fare l’elogio del modello Genova, «esempio di governance virtuosa e di capacità di esprimere le energie più generose e le professionalità più elevate nei momenti di difficoltà», non è stato precisato che può funzionare nella realizzazione di grandi infrastrutture, ma non per l’installazione di impianti FER.

Del tutto assente è però qualsiasi riferimento alle opportunità che potrebbero aprirsi col varo della legge che, recependo interamente le disposizioni della RED II, consentirà la realizzazione di comunità energetiche di qualsiasi dimensione. Queste comunità sono infatti essenziali per realizzare i nuovi obiettivi Pniec al 2030, che richiederanno un contributo delle rinnovabili pari ad almeno il 70% del mix produttivo elettrico.

In assenza di uno strumento win-win, come la costituzione delle comunità energetiche, che già nella fase iniziale coinvolgono i cittadini nel progetto di un impianto a fonti rinnovabili, rendendoli anche consapevoli dei propri vantaggi economici, perfino le norme autorizzative più semplificate non basteranno a velocizzare in misura adeguata il permitting.

La relazione di Cingolani ha affrontato anche un argomento controverso, come le norme per la programmazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi (PiTESAI), manifestando l’intenzione di definirle entro il termine di legge del prossimo 30 settembre; intenzione espressa in termini che, seppur implicitamente, manifestano un’apertura alle richieste delle società petrolifere.

Deludente, invece, la parte dedicata all’efficienza energetica, dove non viene nemmeno menzionata l’urgenza di riformare lo strumento dei Certificati Bianchi, che funzionava molto bene, successivamente smantellato e mai ripristinato nella sua efficacia.

Molto esplicito e privo di ambiguità è stato l’impegno a «puntare decisamente sulla mobilità elettrica sviluppando una tecnologia degli accumuli che permetta di costruire una filiera nazionale delle batterie e incrementando, a tal fine, la ricerca nazionale». Ma, nella successiva risposta agli interventi dei parlamentari, il ministro ha dismesso i panni del positivo Dr Jekyll per vestire quelli del distruttivo Mr. Hyde, che sulla mobilità ha indicato obiettivi diametralmente opposti: «Fra dieci anni avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile. Le batterie le avremo superate, perché hanno un problema di dismissione».

Proporre per il prossimo decennio investimenti nelle batterie e nella mobilità elettrica, nel contempo annunciando che in quello successivo saranno fuori gioco, è affermazione destinata a creare perplessità in chi fosse interessato a investimenti nel settore della mobilità elettrica, necessari per realizzare gli obiettivi sia del Pnrr che del Pniec.

Anche per quanto concerne la produzione di energia priva di emissioni climalteranti, è stato introdotto un nuovo protagonista, destinato a togliere il proscenio alle rinnovabili.

«L’universo funziona con la fusione nucleare. Quella è la rinnovabile delle rinnovabili». Di conseguenza, «Fra 10 anni … staremo investendo nella fusione nucleare che sta muovendo ora i primi passi nei laboratori. Questa è la transizione che io ho in testa».

Anche in questo caso il ministro non ha tenuto conto delle previsioni sulla tempistica del progetto di Iter, l’impianto che dovrà dimostrare la sostenibilità della reazione di fusione nucleare, cui partecipano Cina, Unione europea, India, Giappone, Sud Corea, Russia e Stati Uniti. Secondo i responsabili del progetto, la complessità delle soluzioni tecnologiche da adottare in fase realizzativa e i tempi richiesti per portare l’impianto a piena potenza, consentiranno di iniziare la fase sperimentale soltanto nel 2035.

Anche a proposito dell’adeguamento del Pniec ai nuovi obiettivi di decarbonizzazione, il ministro ha sorvolato sul classico dettaglio, dietro cui si nasconde il diavolo, quando ha affermato «avevo proposto di farlo in corrispondenza con il Pnrr, quindi entro il 30 aprile, ma le strutture mi hanno detto che era un’idea troppo ardita. Ho quindi chiesto di indicare nel Pnrr che andremo al più presto ad aggiornare il Pniec».

I progetti contenuti nella proposta di Pnrr dovranno essere coerenti con i nuovi obiettivi di decarbonizzazione al 2030 che, nei capitoli relativi alla “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e alle “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, in larga parte devono coincidere con quelli del Pniec aggiornato. Immagino pertanto le reazioni, se questa ammissione fosse inserita nel documento che verrà inviato alla Commissione europea.

Di conseguenza, solo le decisioni che il ministro prenderà nei prossimi mesi potranno chiarire se l’apparizione sulla scena di un Mr. Hyde è stato un episodio estemporaneo, destinato a non ripetersi.

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