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Ecco cosa non condivido del piano energetico del governo. Parla Sapelli

Draghi Sapelli

Conversazione di Start Magazine con l’economista Giulio Sapelli sul programma presentato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani

 

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, punta su idrogeno verde, rinnovabili e soprattutto fusione nucleare.

Scelte che nascondono troppe insidie e, soprattutto, troppi rischi per l’economista Giulio Sapelli, sentito da Start Magazine nell’ambito degli approfondimenti avviati sulle linee guida del ministro Cingolani (qui l’intervista a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia).

Professor Sapelli, il ministro Cingolani punta sull’idrogeno verde. Una scelta saggia?

È una scelta di lunghissimo periodo. L’idrogeno verde viene ricavato dall’acqua ed il procedimento presenta dei problemi tecnici di trasmissione di non poco conto. È una scelta lunga e costosissima, ma Cingolani è un fisico e dovrebbe esserne cosciente. Io e Umberto Colombo ci lavoravamo già negli anni 80.

E l’idrogeno blu?

È molto meglio. Si estrae dal gas e l’unico problema è sequestrare la Co2, ma il procedimento è molto meno costoso. E poi possiamo contare su eccellenze quali Snam ed Eni: abbiamo capability a livello mondiale.

Puntare solo sul verde è una scelta sbagliata?

Più che sbagliato, rischiamo di perdere soldi. Tanti e in un momento in cui avremmo bisogno di puntare alla crescita. Noi non cresciamo da 30 anni e facendo scelte sbagliate non cresceremo ancora.

La scelta del governo chi avvantaggia?

Tutte le aziende che producono energia elettrica. Ed è una scelta che ci porta verso un’industria delle batterie.

Il governo vuole puntare anche sulla fusione nucleare. Cosa pensa?

Penso che questa sia una via maestra, ma è ambiziosissima. Il governo ha alzato l’asticella, forse troppo. Questo è un obiettivo da grandi potenze, da Stati Uniti direi, nemmeno da Germania.

E su cosa dobbiamo puntare, allora, per abbattere le emissioni?

Sul gas, sequestrando la Co2, ed ovviamente sulle energie alternative, come eolico e fotovoltaico. Ma non bastano.

E quindi?

Non possiamo ancora pensare ad un mondo senza fossili. Le fossili saranno protagoniste ancora per lungo tempo. Si immagina un aereo che viaggia ad energia solare? E poi anche le rinnovabili, come le fossili, inquinano, a modo loro.

Cioè?

Per fare pannelli fotovoltaici e pale eoliche si produce tantissima Co2. E puntare solo sulle rinnovabili è un grande rischio, anche economico.

Cosa vuol dire?

Rischiamo un rinculo. Finisce che torneremo al carbone, come ha fatto l’Egitto.

Cosa consiglia allora al ministro della Transizione ecologica?

Di rifare la legislazione. Rivedere tutte le norme che hanno abolito le trivellazioni. La transizione è in atto, senza dubbio, ma il fanatismo non fa bene. L’Italia deve ancora puntare sulle fossili e ricercarle nel nostro Paese. Alla transizione concorreranno tutte le forme di energia. Ma soprattutto consiglierei al governo di investire su altro.

Su cosa?

Lo spazio. Il futuro è di chi conquista lo Spazio. Bisogna investire nelle telecomunicazioni e nelle scienze dei materiali, per esempio.

+++

GLI APPROFONDIMENTI DI START MAGAZINE SUI PIANI DEL MINISTRO CINGOLANI

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