Energia

Cosa cambia con il regolamento Ue sulla sostenibilità dei servizi finanziari

di

inquinatori

L’intervento di Cristiano Zagari, esperto di negoziati europei e autore con Francesco Tufarelli del volume «Negoziando. Cassetta degli attrezzi per classi dirigenti» (The Skill Press, 2020)

In questi giorni, con l’adozione (seppur ancora in forma parziale) del Regolamento UE 2019/2088 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 novembre 2019 in materia di trasparenza circa la sostenibilità nel settore dei servizi finanziari, possiamo dire di essere entrati ufficialmente nell’era della transizione ecologica.

La Commissione europea ha avvertito l’esigenza di garantire che tutte le azioni e le iniziative strategiche in ambito economico, sia a livello europeo che a livello mondiale, tengano conto degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Risulta pertanto lecito domandarsi se il Paese è veramente consapevole della sfida che lo  attende.

A prima vista verrebbe da rispondere più di no che di sì: allo stato, viviamo una sorta di paradosso, da una parte i mercati internazionali sembrano credere in noi come dimostra la buona accoglienza del nostro primo Btp green di pochi giorni fa, ma dall’altra, al netto di un’inflazione di dichiarazioni generiche relative alla sostenibilità, il dibattito non sembra ancora  maturo. Una lacuna grave in un momento storico in cui le sorti dell’economia e della finanza si legano sempre di più ai concetti di trasparenza e reputazione. In tal senso la vicenda Blackfish di qualche anno fa ha fatto scuola.

Oggi un presupposto fondamentale è l’esistenza di empatia tra la classe dirigente e le sfide in atto. Purtroppo rispetto alla transizione ecologica a oggi paghiamo uno spread negativo rispetto ad altre classi dirigenti di altri Paesi amici ma pur sempre concorrenti. Ciò accade ad esempio con la Germania. In questi giorni il dibattito nella società tedesca ruota sulla proposta di legge “sulle catene di approvvigionamento per la difesa dei diritti umani e per la protezione dell’ambiente” e sull’eventualità di non importare beni da Paesi in cui non vengono rispettati i diritti umani e il rispetto dell’ambiente (vedi ad esempio la vicenda Amazzonia con il Brasile). Per quanto assurdo possa sembrare lo spread più preoccupante oggi con Berlino non è quello economico bensì quello di empatia tra società e transizione ecologica.

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