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Energia, ecco giudizi e critiche sulla Commissione Ue

Germania

Quali sono le proposte della Commissione von der Leyen per contrastare la crisi energetica e cosa pensano analisti ed esperti di settore

 

Durante il discorso sullo stato dell’Unione, mercoledì, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accusato la Russia di stare “attivamente manipolando il nostro mercato energetico” attraverso le pesanti limitazioni alle forniture di gas naturale, in modo da favorirne l’aumento del prezzo al TTF, il punto di scambio di Amsterdam che funge da riferimento per il continente.

Von der Leyen ha definito la Russia una fornitrice “inaffidabile” e ha invitato gli stati membri a mettere fine ai rapporti di dipendenza energetica: fino all’anno scorso il gas russo rappresentava infatti circa il 40 per cento del totale importato a livello comunitario; oggi la quota è scesa al 9 per cento, per effetto delle politiche di distacco introdotte dopo l’invasione dell’Ucraina.

Dopo il discorso della presidente, la Commissione europea ha diffuso le proposte per ridurre i consumi elettrici, fissare un tetto ai ricavi degli impianti non alimentati a gas e tassare i cosiddetti “extraprofitti” delle società petrolifere e gasifere.

COSA SIGNIFICA “DISACCOPPIARE” I PREZZI DI ELETTRICITÀ E GAS

Von der Leyen ha annunciato anche una riforma “profonda e completa” del mercato elettrico europeo, che però solo lo scorso maggio la Commissione definiva “ben funzionante”.

L’idea consiste nel separare – o disaccoppiare, in gergo – il prezzo dell’elettricità da quello del gas. Significa, nel concreto, rivedere il concetto di “ordine di merito”, secondo il quale il prezzo finale dell’elettricità è determinato non dalla fonte utilizzata per generarla, ma dall’ultimo impianto chiamato a soddisfare la domanda energetica. Di solito quell’impianto è una centrale a gas, visto che quelli rinnovabili (come i parchi eolici e fotovoltaici) hanno priorità di accesso alla rete: l’energia fornita dal vento e dal sole, infatti, non ha costi, a differenza dei combustibili fossili.

Rivedere questo sistema potrebbe tuttavia – è una delle preoccupazioni principali a Bruxelles – danneggiare i produttori di energia da fonti rinnovabili, visto che gli impianti eolici o fotovoltaici richiedono di solito investimenti iniziali più alti delle centrali a gas o carbone. Di conseguenza, gli obiettivi di riduzione sostanziale delle emissioni di gas serra al 2030, e di azzeramento netto al 2050, potrebbero venire compromessi.

TAGLIARE I CONSUMI ELETTRICI

La Commissione europea vuole inoltre che gli stati membri riducano del 5 per cento i consumi di elettricità durante le ore di punta, quando cioè la domanda è maggiore e i prezzi più alti; la riduzione mensile complessiva dovrà essere del 10 per cento.

Consumi minori comporteranno una minore domanda, e quindi un calo dei prezzi di elettricità e gas (visto il loro legame), oltre a ridurre il rischio di un esaurimento delle scorte di gas durante l’inverno.

QUALI SONO LE ORE DI PICCO?

Alcune industrie, tuttavia, potrebbero dover sospendere le attività. Non è chiaro inoltre in che modo verranno definite le “ore di punta” in cui tagliare i consumi elettrici.

Simona Benedettini, esperta di mercati energetici, ha spiegato che “per ogni mese, ciascuno stato membro dovrebbe identificare con anticipo un numero di ore di picco pari almeno al 10-15% (da definire) delle ore del mese”. In Italia, ha aggiunto, “le ore di picco sono in media collocate tra le 10:00 e le 12:00 e le 17:00 e le 20:00 in funzione del periodo dell’anno”.

Benedettini scrive anche che “la riduzione dei consumi elettrici nelle ore di picco potrà essere offerta, dietro compenso e tramite aste, da tutte le tipologie di clienti finali. Quindi sia da imprese sia da clienti domestici. Anche da quelli non dotati di contatori intelligenti. Un servizio simile è già offerto dai clienti industriali a Terna. Per i clienti domestici, su loro richiesta, il gestore della rete di distribuzione elettrica può aumentare o ridurre la potenza disponibile permettendo così la modulazione dei consumi”.

140 MILIARDI DI EURO DA TASSE E CAP ALLE ENTRATE

La Commissione vuole poi imporre sia un tetto di 180 euro al megawattora alle entrate delle società che generano elettrici da impianti non alimentati a gas (come quelli rinnovabili, ad esempio), sia una tassa del 33 per cento sugli “extraprofitti” delle compagnie petrolifere e gasifere. Bruxelles considera “extraprofitti” tutti quelli superiori del 20 per cento alla media dei profitti tassabili degli ultimi tre anni fiscali.

Così facendo, secondo le stime della Commissione, sarà possibile raccogliere 140 miliardi di euro in tutto, da spendere in misure di sostegno a cittadini e imprese in difficoltà per l’aumento delle bollette. In Italia, però, la tassa sugli “extraprofitti” delle società energetiche sta garantendo allo stato entrate molto più basse di quelle stimate.

LA RIFORMA DEL MERCATO DEL GAS

Nel discorso sullo stato dell’Unione, von der Leyen ha detto che il TTF non si è adattato alla riduzione degli acquisti di combustibile russo e all’aumento di quelli da altri fornitori, e in particolare di gas liquefatto via nave. La Commissione, pertanto, lavorerà a un benchmark meglio rappresentativo del nuovo contesto e introdurrà misure per limitare la volatilità di prezzo.

Secondo gli analisti, ci vorrà del tempo – dai sei mesi a un anno, almeno – per elaborare e attivare un nuovo riferimento di mercato, ed è pertanto altamente improbabile che l’annuncio della Commissione possa avere un impatto sull’imminente stagione fredda europea.

IL COMMENTO DI CERRETELLI

Sul Sole 24 Ore l’editorialista Adriana Cerretelli, esperta di questioni europee, ha commentato gli annunci della Commissione così: “Proposte tante. Fattibilità in tempi brevi minima. Sul tetto al prezzo del gas, la misura più efficace nell’immediato, si continua a temporeggiare per discordie evidenti tra i 27 su come e a chi applicarlo, a tutti o solo alla Russia. Di più, c’è chi spera che il ‘divorzio’ tra elettricità e gas possa trarre tutti d’impaccio dimenticando il tetto al prezzo”.

LO SCETTICISMO DI BENEDETTINI E TORLIZZI SULL’IDROGENO

Simona Benedettini – esperta di mercati energetici – ha scritto su Twitter che “non abbiamo soldi per supportare famiglie e imprese nel pagare le bollette ma la Presidente della Commissione Europea pensa a creare la Banca Europea per l’idrogeno. Ma qualcuno che la consigli sull’opportunità di certe dichiarazioni non ce l’ha?”.

Il riferimento è alla cosiddetta “banca dell’idrogeno”, finanziata con 3 miliardi di euro provenienti dal Fondo per l’innovazione, che la Commissione intende creare per stimolare la crescita del mercato dell’idrogeno verde (prodotto con elettricità rinnovabile), ancora di nicchia. Bruxelles vuole che l’Unione arrivi a produrne 10 milioni di tonnellate entro il 2030, in modo da decarbonizzare industrie e trasporti pesanti.

– Leggi anche: Edison, Snam e le “valli dell’idrogeno”, tutti i dettagli

Anche Gianclaudio Torlizzi, analista di materie prime e fondatore di T-Commodity, pensa che la banca dell’idrogeno non sia una buona idea, considerato il contesto. “Anche l’AST Terni ha comunicato di aver messo 400 lavoratori in cassa integrazione. Nei mesi di settembre e ottobre la produzione industriale assisterà a un pesantissimo calo”, scrive. “Bruxelles intanto annuncia la Banca Europea dell’idrogeno. Si può dire che questa Commissione è palesemente inadeguata a raccogliere l’immensa sfida che l’affrancamento dalla Russia e il conseguente processo di decoupling comportano per famiglie e imprese europee?”.

LOCKDOWN ELETTRICO?

Sentito da Startmag Gianni Bessi, consigliere regionale del Partito democratico in Emilia-Romagna ed esperto di energia, ha definito la proposta della Commissione per la riduzione dei consumi di elettricità “una specie di lockdown elettrico […] che verrà attuato a monte, cioè dai distributori di energia. Grazie ai contatori intelligenti dalle 8 alle 19 verrà abbassata la potenza di circa un kilowattora: per esempio, una famiglia con un contratto da 3,3 kilowattora ne potrà utilizzare solo 2,5, che non sono sufficienti per fare lavorare insieme lavastoviglie e forno o lavatrice, se nello stesso tempo il frigorifero e la tv restano accesi”.

Quanto alla possibilità – per quanto remota, vista la contrarietà di diversi stati membri – di un tetto europeo al prezzo del gas, Bessi sostiene che “l’emergenza gas è costituita da due elementi entrambi fondamentali: prezzo e disponibilità. E sono il riflesso di una medesima situazione: oggi il prezzo veicola un messaggio di scarsità, ma non è detto che aumenta la disponibilità si risolve anche la questione prezzo. Allo stesso modo a seconda di come sarà definito il price cap si potrebbe avere un maggiore problema di disponibilità. Quello che voglio dire è che è una situazione più complicata di come viene presentata. Pensiamo per esempio a come ci si comporterà, una volta definito un eventuale tetto al prezzo del gas, nei confronti del Gnl di provenienza Usa. Non è un particolare di poco conto”.

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