Energia

Come e quanto si muore per inquinamento. Report su Lancet

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Italia prima in Europa per morti da inquinamento. Il report Countdown on Health and Climate Change redatto da 35 centri di ricerca e dall’Oms pubblicato sulla rivista Lancet


Ha raggiunto un primato l’Italia che nessuno – politici, esperti, climatologi- commenta. Presi da altre emergenze di questi giorni, si dirà. Nel bene o nel male. Il primato è quello sulle morti premature per le polveri sottili PM2.5. Quelle particelle sospese nell’aria che lentamente minano la salute delle persone. Il report Countdown on Health and Climate Change, ripreso dalla rivista The Lancet, piazza l’Italia al primo posto in Europa e undicesimo nel mondo per decessi precoci. Le stime e gli studi sugli effetti climatici sono diffusi in ogni latitudine. Ma quando si raggiungono primati così tristi, il minimo che si deve fare è di valutarli e cercare di prendere qualche contromisura .

Il report è concentrato sugli impatti climatici mondiali ed è stato redatto da 35 Università e Istituzioni, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La sostanza mortale, spiega l’Arpa del Veneto, può avere origine sia da fenomeni naturali, come l’erosione o gli incendi boschivi, “sia principalmente da attività antropiche, in particolar modo dai processi di combustione e dal traffico veicolare”. Quest’ultimo, noto anche come particolato primario, è quello che più di ogni altro agente sta minacciando la salute italiana. Città affogate da smog e da gas di scarico che nelle intenzioni del governo dovrebbero fare spazio a veicoli verdi e non inquinanti. Quando? Per ora previsioni scritte nei documenti della manovra finanziaria. Il traguardo è lì al 2030.

Intanto solo nel 2016 in Italia ci sono stati 45.600 i decessi in età precoce, con una perdita economica di oltre 20 milioni di euro, la peggiore in Europa, commenta Marina Romanello della University College di Londra. Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute, con il Mediterraneo che si alza anno dopo anno, sono ovviamente tra i fattori collaterali di rischio, oltre a inquinamento da scarichi.

Soltanto nel 2018 nel mondo sono stati individuate 220 milioni di persone over-65 esposte all’altro grande rischio che sono le ondate di calore. Un dato in crescita in più rispetto al rilevamento del 2000. Europei e residenti nei paesi del Mediterraneo -quindi gli italiani- sono tra i più esposti a morte prematura. È fin troppo noto cosa devono e possono fare i Paesi a rischio, a partire dai trattati internazionali sul climate change.

Gli accordi di Parigi 2015 sul riscaldamento globale restano un punto di partenza fondamentale anche per il Countdown on Health and Climate Change, ma le lentezze e le esitazioni sulla limitazione dei gas di scarico da parte dei singoli governi sono il reale riscontro di buona volontà e azione politica. Vero è che in campo ci sono molti e variegati interessi. L’Italia può dimostrare che gli studi internazionali che le attribuiscono penosi primati la spingono a fare tutto più in fretta.

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