Energia

Tutte le tensioni sul ko della Bei a carbone, petrolio e gas

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Le divisioni tra Stati sulla delibera pro investimenti green della Bce. Gli effetti anche finanziari della svolta anti carbone, petrolio e gas. E la posizione del governo Conte.

Dopo mesi di ripensamenti, limature e marce indietro, la scorsa settimana è arrivato il via libera della Banca europea per gli investimenti (Bei) al nuovo piano “green” di finanziamenti. In sostanza, stop ai sussidi alle fonti fossili dal 2021 e via libera a investimenti per il clima e la sostenibilità ambientale.

LA SCAPPATOIA

In realtà – scrive Oilprice.com “- c’è ancora una piccola scappatoia per i progetti sui combustibili fossili, poiché i finanziamenti della Bei saranno ancora disponibili per progetti che possono dimostrare di poter produrre un chilowattora di energia emettendo meno di 250 g di anidride carbonica. Le tecnologie innovative potrebbero quindi essere, alla fine, la salvezza per le centrali tradizionali a gas”. Non solo. Come ricorda un articolo del Sole 24 Ore “i progetti già autorizzati dalla Commissione Ue sono esclusi dallo stop. Si tratta dei Progetti di interesse comune (Pic) da poco varati da Bruxelles. Tra questi, i gasdotti Tap e Poseidon”. Infine, l’energia nucleare continuerà a essere ammissibile al finanziamento Bei, nonostante l’aumento dei costi.

QUANTO FINANZIANO LE BANCHE PRIVATE

Ma a sorpresa, per Forbes, la decisione della Bei potrebbe addirittura, “non cambiare nulla” sullo scacchiere internazionale. E supporta la sua affermazione con semplici numeri: “Tra il 2013 e il 2017, la Banca europea per gli investimenti (Bei) ha prestato 11,8 miliardi di euro a progetti di combustibili fossili, secondo l’Organizzazione non governativa (ONG) Bankwatch. Sembra molto. Ma più di una dozzina di banche ha prestato un importo maggiore solo l’anno scorso, secondo un’altra ONG, BankTrack. JP Morgan Chase ha impiegato 62,7 miliardi di dollari nel finanziamento dei combustibili fossili solo nel 2018. Il secondo finanziatore, Wells Fargo, ha prestato 61,4 miliardi”.

GLI EFFETTI PER LE RINNOVABILI

Gli effetti, comunque, non mancheranno dalla decisione della Bei, in primis tassi di interesse più alti per i prestiti. Forbes la sintetizza così: “Gli investitori penseranno: altre entità statali inizieranno a ritirare il loro sostegno da questo settore o, forse, imporranno nuove sanzioni? Come assicurazione contro tale possibilità, è probabile che i finanziatori richiederanno tassi di interesse più elevati alle società di combustibili fossili, aumentando così i costi di raccolta di capitali e rendendo più interessanti le energie rinnovabili o le alternative a basse emissioni di carbonio”. Inoltre la decisione della Bei e di altri – come gli impegni del 2018 presi dalla Banca mondiale o della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo di ridurre il prestito di combustibili fossili – “consentirà inoltre di liberare denaro da prestare invece a fonti di energia a basse emissioni di carbonio e rinnovabili”.

LE POSIZIONI DEI GOVERNI, GERMANIA E ITALIA ERANO SCETTICHE

La decisione, presa dal consiglio di amministrazione della banca lussemburghese, è arrivata comunque a larga maggioranza. “Dopo una giornata di accesi negoziati tra i rappresentanti degli Stati membri dell’Ue sia la Germania sia l’Italia, che erano state scettiche sul cambiamento, alla fine hanno deciso di appoggiare la nuova politica della Bei”, ha evidenziato Yahoo Finance ricordando che i tedeschi aveva minacciato alla vigilia di astenersi dal voto. “Il Governo tedesco è arrivato alla giornata della decisione senza una linea univoca e diviso al proprio interno. I ministri delle Finanze, dell’Ambiente e della Giustizia tedeschi si erano espressi a favore della sospensione dei finanziamenti già dall’anno prossimo, come parte della trasformazione della Bei in una ‘banca del clima’, in linea con il Green New Deal del futuro presidente della Commissione Ue, Ursula Von Der Leyen. Altri membri dell’Esecutivo tedesco, a cominciare dal ministro per l’Energia, si erano invece opposti allo stop anche sul gas naturale”, ha scritto il Sole 24 Ore.

PER IL MINISTRO GUALTIERI ALLA FINE GIUSTA DECISIONE

Stesso discorso per l’Italia che alla fine ha votato a favore della nuova direzione della Bei. Accolta con favore dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (Pd). “Accogliamo con soddisfazione l’approvazione da parte della Bei della nuova politica dell’Energia – ha detto il titolare del Tesoro – che testimonia l’ambizione dell’Europa nel perseguire la lotta ai cambiamenti climatici, accelerando la fuoriuscita dalle fonti fossili nella produzione di energia”. Per Gualtieri si tratta di “una scelta coerente con il Green New Deal europeo promosso dalla nuova Commissione Ue, al quale si è ispirata l’azione del Governo, come testimonia l’impegno assunto con la Legge di Bilancio verso un’economia più verde e orientata ad una crescita più sostenibile”. “L’Italia – ha proseguito il ministro – ha votato a favore della nuova strategia, consapevole della assoluta necessità di una azione forte e risoluta a favore dell’ambiente”.

TRE CONTRARI E SEI ASTENUTI

Per capire gli orientamenti di tutti i vari Stati Europei nella votazione basta leggere il comunicato di Greenpeace: “Diciannove governi dell’Ue hanno appoggiato la politica, tra cui Germania, Francia e Italia, mentre tre – Polonia, Romania e Ungheria – hanno votato contro, perché desideravano maggiore flessibilità per il finanziamento del gas. Sei governi si sono astenuti: anche l’Estonia, la Lituania, Cipro e Malta desideravano finanziamenti più facili per il gas, mentre l’Austria e il Lussemburgo si sono opposti alla continua ammissibilità dell’energia nucleare ai finanziamenti”.

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