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Sarà la Cina a comprare tutto il gas della Russia?

Russia Cina

L’Unione europea sta lavorando, con difficoltà, per distaccarsi dal gas russo. Ma la Russia può fare a meno dell’Europa? E può sostituirla con la Cina? Forse no. Ecco perché

 

Per tutelare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza da un paese ostile, l’Unione europea sta lavorando per diminuire le importazioni di idrocarburi (di gas naturale, soprattutto) dalla Russia, con l’obiettivo di portarle a zero entro il 2030. Al di là delle conseguenze sulle forniture e sui prezzi, la direzione presa da Bruxelles rappresenta un problema anche per Mosca, la cui economia si basa sulla vendita di gas e (soprattutto) petrolio: valgono circa il 20 per cento del PIL e il 40 per cento delle entrate del paese.

Se la Russia costituisce, per l’Europa, il principale fornitore di gas, l’Europa è per la Russia il mercato principale di destinazione del suo combustibile. E come il Vecchio continente non potrà immediatamente sostituire il 40 per cento circa di gas acquistato dalla Russia (sul totale importato), così il Cremlino non riuscirà a trovare subito un nuovo acquirente altrettanto grande.

Ci sarebbe, in prospettiva, la Cina. Ma le differenze tra Bruxelles e Pechino sono molte, e la sostituzione della prima con la seconda non sarà probabilmente indolore per Mosca.

PERCHÉ LA CINA NON SARÀ UNA NUOVA EUROPA, PER LA RUSSIA

Nei primi undici mesi del 2021 la Russia ha esportato in Cina circa 6,6 milioni di tonnellate di gas via tubi, più altri 4,2 milioni di gas liquefatto. Non sono numeri troppo impressionanti, se si pensa che tra i due paesi c’è una partnership strategica e che nello stesso periodo – e nonostante i rapporti conflittuali – l’Australia e gli Stati Uniti hanno venduto alla Repubblica popolare 28,5 e 8 milioni di tonnellate di GNL.

Per l’Europa, la Russia è una sorgente indispensabile di gas. Mentre non lo è per la Cina, poiché possiede tanti fornitori alternativi: il Turkmenistan (soprattutto) e il Kazakistan via tubature; il Qatar e (volendo) l’Australia e gli Stati Uniti via metaniere.

Oltre che sulle fonti rinnovabili, la Cina sta puntando parecchio sul gas naturale per rimpiazzare le tante centrali a carbone e rispettare l’impegno per l’azzeramento netto delle emissioni di CO2 al 2060. Nel 2040 – si legge su Nikkei Asia – il consumo annuale di gas del paese dovrebbe raggiungere i 620 miliardi di metri cubi; oggi è quasi la metà. Per soddisfare tale fabbisogno sarà necessario un aumento sia della produzione interna, sia degli acquisti dall’estero. Anche dalla Russia.

Ma la Cina presta molta attenzione alla sicurezza energetica, e difficilmente si metterà nelle condizioni di passare dalla dipendenza attuale dalle rotte marittime (controllate dagli Stati Uniti) a una dipendenza futura dai giacimenti russi (già dispone di altri fornitori, peraltro). A differenza di Bruxelles, inoltre, Pechino riesce a imporre la propria volontà sugli altri governi, e probabilmente adotterà questo approccio pure con Mosca, visto il vantaggio nei rapporti di forza.

In altre parole, la Russia non riuscirà a replicare con la Cina la strategia impiegata con l’Europa: vale a dire sfruttare i flussi di gas come arma di pressione politica. Se farà affidamento eccessivo sul mercato cinese, potrebbe al contrario vedersi invertiti i ruoli: da autrice del ricatto, cioè, finirebbe col diventarne la vittima. Come ha scritto Alexander Gabuev sul Financial Times, se Pechino dovesse un giorno chiedere a Mosca di bloccare le vendite di armi all’India, sua rivale asiatica, il Cremlino avrà la forza e la possibilità di rifiutarsi?

I TEMPI PER GLI IMPIANTI

Lo scorso febbraio, un paio di settimane prima dell’invasione dell’Ucraina, Russia e Cina hanno annunciato un accordo sul gas naturale per 48 miliardi di metri cubi all’anno in tutto.

Di questi, 10 miliardi verranno spediti dalla Russia alla Cina attraverso una “rotta nell’estremo oriente”. Vale a dire che passeranno per l’isola di Sachalin all’interno del gasdotto Sachalin-Chabarovsk-Vladivostok. La tubatura possiede attualmente una capacità di 8 miliardi di metri cubi all’anno, ma Gazprom intende portarla a 30.

I restanti 38 miliardi di metri cubi annui, invece, riguardano la condotta Forza della Siberia, entrata in funzione alla fine del 2019, che tuttavia al momento non dispone di questa capacità: dovrebbe raggiungerla nel 2025; ora arriva a 14 miliardi.

La Russia potrebbe dotarsi di ulteriori 50 miliardi di metri cubi annui di capacità di esportazione verso la Cina con l’avvio (eventuale: l’infrastruttura non c’è ancora) di Forza della Siberia 2, un gasdotto che attingerà alle stesse riserve nella penisola Yamal che riforniscono il Vecchio continente.

La Russia vende attualmente all’Unione europea 155 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

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