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Perché India e Giappone si dividono sulla Russia

India Russia

Il Giappone e l’India hanno un approccio opposto alla Russia: Tokyo l’ha sanzionata duramente per l’invasione dell’Ucraina, mentre Nuova Delhi lavora per mantenere i rapporti. Ecco perché

 

Messi da parte gli Stati Uniti e l’Unione europea, c’è un paese, in Asia, che ha introdotto sanzioni dure verso la Russia per l’invasione dell’Ucraina. È il Giappone, che ha deciso di procedere in questo senso nonostante le ripercussioni sul versante energetico (soddisfa il proprio fabbisogno fossile praticamente solo con gli acquisti dall’estero, anche da Mosca).

IL GIAPPONE HA BISOGNO DELL’OCCIDENTE

Ma il suo non è un calcolo economico, bensì politico e strategico: come spiegato dall’ex-ministro degli Esteri e della Difesa Taro Kono, Tokyo si allinea oggi agli alleati occidentali perché un domani potrebbe avere bisogno di loro per contenere la Cina nella propria regione. “Per proteggerci dobbiamo anche aiutare gli altri”. E se la Cina dovesse un giorno decidere di invadere Taiwan, potrebbe prendere il controllo dello stretto di Luzon, un punto di passaggio fondamentale per le navi che portano il gas in terra nipponica. Da lì le isole Senkaku, sotto amministrazione giapponese ma rivendicate da Pechino, non sono lontane.

L’INDIA HA BISOGNO DELLA RUSSIA

C’è un altro paese, sempre in Asia, che sulla Russia sta portando avanti un approccio opposto a quello del Giappone. È l’India, che non solo non ha condannato Mosca per la guerra ma sta anche lavorando a un meccanismo per garantire la prosecuzione del commercio bilaterale, nonostante le sanzioni. Anche nel caso indiano c’entrano gli idrocarburi – il petrolio, nello specifico –, ma le ragioni dell’approccio sono più profonde e affondano nella geopolitica. Tokyo, cioè, considera l’Occidente utile al contenimento della minaccia russa e, soprattutto, cinese; da qui l’allineamento sulle sanzioni. Nuova Delhi, invece, vede in Mosca una potenza necessaria al bilanciamento regionale di Pechino, che percepisce come un pericolo vicino; da qui la sua astensione alla condanna.

PETROLIO, ARMI E RUPIE

L’India importa circa l’80 per cento del petrolio che consuma, ma la quota della Russia è marginale: vale appena il 2-3 per cento del totale degli acquisti. Oggi però i valori del greggio sono alti e, per risparmiare sulla spesa, Nuova Delhi ha mostrato interesse per i barili messi in vendita da Mosca a un prezzo scontato. Un funzionario del governo indiano ha detto a Reuters che “la Russia sta offrendo petrolio e altre materie prime con un forte sconto. Saremo felici di accettarlo”. Il pagamento potrebbe avvenire in rupie, la valuta indiana: è un modo per aggirare il dollaro americano e le sanzioni.

Al di là del greggio, il meccanismo in rupie servirà soprattutto a proteggere le transazioni relative alle apparecchiature di difesa: in questo settore il peso di Mosca è molto importante, perché l’India dipende dalle attrezzature militari russe per il 60 per cento, nonostante stia riducendo pesantemente le importazioni (-53 per cento dal 2011) per aumentare quelle dall’America.

OCCIDENTE COMPRENSIVO

Il dato geopoliticamente più rilevante in tutta questa vicenda è la comprensione che l’Occidente sta mostrando nei confronti dell’India. Non da oggi, in realtà: gli Stati Uniti hanno sanzionato la Turchia per l’acquisto dei sistemi S-400 dalla Russia, ma non sembrano voler fare lo stesso con l’India.

La settimana scorsa Ely Ratner, consigliere americano per la difesa e gli affari indo-pacifici, ha detto che Washington riconosce “che l’India ha una storia e una relazione complicata con la Russia”. La ministra degli Esteri britannica Liz Truss ha dichiarato che il Regno Unito dovrebbe istituire rapporti economici e di sicurezza più stretti con l’India per aiutarla a ridurre la dipendenza dalla Russia.

Tanta morbidezza è dovuta al fatto che gli Stati Uniti – innanzitutto loro, ma non solo – vorrebbero accelerare l’ascesa indiana e farne una sorta di “anti-Cina”, sfruttandone i timori per l’assertività di Pechino in Asia. Se la forzassero a troncare la relazione con la Russia, o peggio ancora la sanzionassero, rischierebbero però di alienarsi un partner strategicamente fondamentale, per quanto restìo a entrare in un sistema formale di alleanze.

(Articolo pubblicato su eastwest)

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