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Terre Rare

Terre rare, ecco come l’Australia respinge la Cina

L'Australia ha ordinato a due fondi legati alla Cina di vendere le loro partecipazioni in un'azienda di terre rare: c'entra la sicurezza nazionale. Tutti i dettagli.

Il governo dell’Australia ha ordinato ad alcuni fondi collegati a un imprenditore cinese di vendere le loro partecipazioni in un’azienda di terre rare, chiamata Northern Minerals, per ragioni di sicurezza nazionale.

LA GEOPOLITICA DELLE TERRE RARE

Le terre rare sono un gruppo di metalli considerati sensibili perché vengono utilizzati nell’industria della difesa (sono presenti negli aerei da caccia F-35 e nei missili Javelin, ad esempio), oltre che nella costruzione di veicoli elettrici, turbine eoliche e dispositivi elettronici di consumo. La filiera delle terre rare è dominata dalla Cina, che possiede grossomodo l’80 per cento della capacità di raffinazione di questi elementi.

L’Australia aderisce al piano degli Stati Uniti per ridurre la dipendenza del blocco occidentale da Pechino per gli approvvigionamenti di terre rare, in modo da tutelarsi da eventuali utilizzi geopolitici delle forniture – come le limitazioni o le interruzioni delle esportazioni – e salvaguardare la sicurezza economica e nazionale. La decisione del governo di Canberra si inserisce in questo contesto.

CHI SONO I FONDI CINESI CHE DOVRANNO DISTACCARSI DA NORTHERN MINERALS

I fondi che dovranno cedere le loro partecipazioni in Northern Minerals sono Yuxiao Fund, Indian Ocean International Shipping and Service e Black Stone Resources; dovranno fare lo stesso anche due imprenditori di nazionalità cinese, Xi Wang e Ximei Liu.

Dopo l’intervento del governo, entro i prossimi due mesi più del 10 per cento delle azioni di Northern Minerals andrà collocato sul mercato.

LA CINA HA TENTATO LA SCALATA DI NORTHERN MINERALS

Stando ai calcoli di Bloomberg, Yuxiao Fund e gli altri due fondi associati detengono insieme almeno il 7,55 per cento di Northern Minerals. L’anno scorso Yuxiao Fund aveva cercato di portare la sua quota al 19,99 per cento, ma l’operazione era stata bloccata dalla legge australiana sugli investimenti esteri. Yuxiao Fund ha sede a Singapore ma rimanda a Wu Tao, presidente del gruppo minerario cinese Jinan Yuxiao Group.

Come riporta il Financial Times, Yuxiao Fund aveva convocato un’assemblea straordinaria degli azionisti di Northern Minerals con l’intenzione di rimuovere il presidente esecutivo Nicholas Curtis, proponendo la nomina di Wu Tao nel consiglio di amministrazione.

IL PIANO DELL’AUSTRALIA PER LE TERRE RARE

Le terre rare, di cui possiede giacimenti rilevanti, sono centrali nella strategia dell’Australia sui minerali critici per la transizione energetica, per la transizione digitale e per la difesa. Il paese vuole stimolare lo sviluppo di una filiera completa di questi elementi sul proprio territorio, in modo da posizionarsi come una fornitrice alternativa alla Cina: Northern Minerals è un tassello importante di questo piano perché fornirà la materia prima a una raffineria di terre rare in fase di costruzione sulla costa dell’Australia occidentale (il progetto è portato avanti da un’altra azienda, Iluka Resources).

LE MOSSE DEL CANADA

Prima dell’Australia, già il Canada – un altro alleato fondamentale di Washington in questo tentativo di ri-localizzazione delle filiere minerarie – nel 2022 aveva costretto gli investitori cinesi a cedere le loro partecipazioni nel settore dei minerali critici.

Lo scorso marzo l’azienda mineraria canadese SRG Mining, specializzata nella grafite, ha annullato un investimento proveniente dal gruppo cinese Carbon One New Energy; a maggio un’altra società canadese – Solaris Resources, che si occupa di rame – ha cancellato l’operazione di vendita di una quota del 15 per cento alla compagnia cinese Zijin Mining.

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