Energia

Acea, Iren, Hera e non solo. Come nuotano M5s e Pd in maniera non sincronizzata sull’acqua pubblica

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Il programma di governo giallo-rosso prevede di tutelare i beni pubblici come l’acqua. Ma le proposte di legge di M5s e Pd sono diverse su ruolo dell’Autorità di regolazione e forme di gestione dell’acqua. Ecco tutti i dettagli

 

Potrebbe essere uno dei primi banchi di prova della nuova alleanza M5S-Pd e anche uno dei primi esempi di gestione di una commissione in mano al Carroccio.

Prima della pausa estiva e della crisi di governo era al vaglio della commissione Ambiente della Camera, presieduta dal leghista Alessandro Manuel Benvenuto, la proposta di legge sull’acqua pubblica a prima firma Federica Daga (M5S), che è pure relatrice del provvedimento, arenatosi sotto una gran mole di emendamenti e di conflitti interni al Movimento. Un’altra proposta di legge è stata depositata nella stessa commissione, quella di Chiara Braga (Pd): due testi decisamente diversi guidati da due “filosofie” diverse.

LE AZIENDE COLPITE DALLE NUOVE NORME

Come scritto da Start Magazine, in Italia le società che gestiscono i servizi idrici sono, secondo i dati Arera, 2.033 (sono compresi anche i comuni). Tra le aziende che dovranno rinunciare a gestire i servizi idrici – sulla base della riforma Daga – ci sono Acea, Hera, Iren Acqua, A2A ciclo idrico, 2i Rete Gas, Acsm-Agam, Ecotec, Gestione Acqua, Girgenti acque, Hidrogest, Ireti, Italgas acqua, Nuove acque, Publiacqua.

LA SPINTA DI FICO

Quello dell’acqua pubblica è un tema peraltro fortemente sentito dal M5S, che è rientrato nel programma di governo del Conte 2 e su cui si è espresso qualche giorno fa anche il presidente della Camera, Roberto Fico, come ha sottolineato Policy Maker.

COS’HA DETTO FICO

In un post su Facebook del 6 settembre scorso Fico ha evidenziato che “in questi giorni a San Biagio Platani, vicino ad Agrigento, c’è un uomo in sciopero della fame. Si chiama Enrico Caldara, è un ex ferroviere e la sua battaglia è per l’acqua pubblica. La sua protesta deve ricordare a tutte le istituzioni come una legge per l’acqua pubblica che dia definitivamente seguito al referendum del 2011 sia fondamentale”. Parole chiare volte a ricordare ai nuovi inquilini di Palazzo Chigi l’esistenza del tema e l’urgenza di arrivare a una soluzione.

In questi giorni a San Biagio Platani, vicino ad Agrigento, c’è un uomo in sciopero della fame. Enrico Caldara è un ex…

Geplaatst door Roberto Fico op Vrijdag 6 september 2019

COSA C’È SCRITTO NEL PROGRAMMA DI GOVERNO

Del resto, come si diceva, un accenno all’acqua pubblica è presente pure nel programma di governo M5S-Pd nel punto in cui si chiarisce che “occorre tutelare i beni comuni, come la scuola, l’acqua pubblica, la sanità. Anche le nostre infrastrutture sono beni pubblici ed è per questo che occorre avviare la revisione delle concessioni autostradali”.

E INTANTO BENVENUTO…

L’approdo della pdl nell’Aula di Montecitorio era previsto per lunedì 16 settembre ma a questo punto è impossibile rispettare il timing perché i due partiti di governo dovranno confrontarsi e arrivare a un testo il più possibile condiviso. Intanto Benvenuto getta acqua sul fuoco – è proprio il caso di dirlo – sul suo ruolo ora che la Lega è fuori dal governo. “Intralciare i lavori della commissione? Figuriamoci. Se la nuova maggioranza ha l’accordo politico sull’acqua pubblica sono pronto a rispettare il richiamo in aula previsto per il 16 settembre. Fatti concreti, non chiacchiere strumentali. Il nuovo governo dimostri di saper lavorare in sintonia prima di parlare”.

LE PROPOSTE IN COMMISSIONE AMBIENTE ALLA CAMERA

Ma cosa dicono le proposte M5S e Pd? E, soprattutto, in cosa divergono?

La pdl Daga è ispirata alla proposta di iniziativa popolare formulata nel 2007 dai Movimenti per l’Acqua, su cui furono raccolte più di 400mila firme. Poi a giugno 2011 si svolse il referendum in cui il 54% dei votanti si schierò contro la privatizzazione. Il provvedimento dei Cinque Stelle ha come obiettivo quello di ripubblicizzare totalmente le attuali gestioni private e di fermare le concessioni in essere finanziandole anche con la fiscalità generale. Si punta poi ad Ambiti territoriali ottimali (Ato) più piccoli ma soprattutto a trasferire le funzioni di controllo dall’Arera – l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, istituita nel 1995 in seguito alla liberalizzazione del mercato – al ministero dell’Ambiente.

La pdl Daga pare peraltro che abbia creato qualche frizione all’interno dello stesso Movimento perché l’articolo 17 prevede che per le coperture si possa attingere – almeno per 1 miliardo – alle dotazioni finanziarie dello stato di previsione del ministero della Difesa, durante il Conte 1 guidato da Elisabetta Trenta del M5S.

Molto diversa la proposta Pd, a prima firma della capogruppo Pd in commissione Ambiente, secondo cui gli enti locali possono scegliere quale forma di gestione adottare: pubblica, mista o privata. Inoltre, non si prevede alcuno stop anticipato delle concessioni in essere, né un finanziamento tramite fiscalità generale. Punto importante: le funzioni di controllo rimangono in capo ad Arera che può contare su Ato più grandi. La pdl Braga prevede inoltre la creazione di un fondo presso la Farnesina da destinare a progetti di cooperazione internazionale che promuovano l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

Le differenze sostanziali tra i due provvedimenti degli alleati al governo vertono dunque sul ruolo dell’Autorità di regolazione e sulle forme di gestione dell’acqua.

 

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