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Cina, ecco il piano del governo per l’industria delle auto elettriche

Auto Elettriche Italia

La Cina favorirà le fusioni tra i produttori di auto elettriche per consolidare il settore. Pechino si prepara a una nuova competizione con gli Stati Uniti? Tutti i dettagli

 

Durante una conferenza stampa a Pechino, oggi, il ministro cinese dell’Industria Xiao Yaqing ha detto che le aziende di veicoli elettrici “dovrebbero diventare più grandi e più forti. Abbiamo troppe aziende di veicoli elettrici sul mercato in questo momento”.

Le sue parole sono state interpretate come il preannuncio di un nuovo intervento del governo in un settore privato – dopo la stretta su quello tecnologico, soprattutto – per razionalizzarlo e, in questo caso, consolidarlo.

“INCORAGGIAMO GLI SFORZI DI FUSIONE”

Le aziende che producono veicoli elettrici, ha detto Xiao, “sono per lo più piccole e sparse. Il ruolo del mercato dovrebbe essere pienamente utilizzato e”, ha aggiunto, “incoraggiamo gli sforzi di fusione e di ristrutturazione nel settore dei veicoli elettrici per aumentare ulteriormente la concentrazione del mercato”.

IL PIANO DELLA CINA PER LE AUTO ELETTRICHE

L’industria cinese delle auto elettriche è la più grande al mondo: si contano circa 300 produttori diversi. Sulla base delle informazioni ricevute da fonti anonime, Bloomberg scrive che il governo sta elaborando una serie di misure pensate per contenere l’eccesso di capacità produttiva del settore e per incanalare le risorse verso un numero preciso di centri di produzione chiave.

Nello specifico, le autorità cinesi starebbero pensano di introdurre un tasso minimo di utilizzo della capacità di produzione per l’industria dei veicoli elettori; le province del territorio cinese che non lo rispettano non potranno autorizzare nuovi progetti fino a che la capacità automobilistica in eccesso non sarà dispiegata.

COME VANNO LE AZIONI DELLE AZIENDE CINESI

Dopo le dichiarazioni del ministro Xiao, le azioni delle aziende cinesi di veicoli elettrici sono crollate. Xpeng, ad esempio, ha perso fino al 3,2 per cento alla borsa di Hong Kong; Li Auto fino all’1,8 per cento. Nella Cina continentale, invece, BYD è calata del 2,1 per cento e BAIC del 5,2.

I SUSSIDI CINESI ALLE AUTO ELETTRICHE

La crescita del mercato cinese delle auto elettriche è stata incoraggiata dai sussidi governativi offerti ai cittadini per incoraggiare il passaggio a vetture a emissioni basse o zero. Dal 2015 al 2020 i sussidi all’acquisto di veicoli a nuove energie (termine che racchiude le auto elettriche pure, le ibride plug-in e quelle a idrogeno) stanziati dal governo centrale di Pechino sono ammontati a 5,1 miliardi di dollari.

Oltre a questi, ci sono gli sgravi fiscali e gli altri incentivi offerti dalle varie province ai produttori di veicoli elettrici per spingerli a installare capacità produttiva sul loro territorio. Questo approccio ha però portato a un eccesso di capacità: nella provincia di Jiangsu ad esempio, a nord della città di Shanghai, sono attive una trentina di aziende di veicoli elettrici, diverse delle quali in bancarotta.

I NUMERI

Stando alle stime elaborate da Bloomberg, nel 2020 il tasso minimo di utilizzo della capacità di produzione del settore in Cina è stato di circa il 53 per cento.

SCONTRO CON GLI STATI UNITI?

Al di là delle aziende in cattive situazioni finanziarie, alcuni produttori cinesi come NIO e BYD si sono fatti notare anche all’estero.

Per il momento, tuttavia, i marchi cinesi non hanno la stessa attrattività di quelli americani come Tesla. Ma non è da escludere, nel prossimo futuro, una competizione tra Stati Uniti e Cina sulle esportazioni di veicoli elettrici, che saranno sempre più diffusi nel mondo parallelamente agli sforzi per la riduzione delle emissioni di gas serra.

Dopo quella sulle tecnologie per il 5G, il prossimo capitolo della guerra commerciale-tecnologica tra Washington e Pechino potrebbe vertere sui veicoli a nuove energie. L’amministrazione di Joe Biden sta puntando molto sullo sviluppo di altre industrie della “sostenibilità” – i pannelli solari e le batterie, innanzitutto – proprio per ridurre il divario manifatturiero con la Cina ed evitare che la transizione ecologica avvantaggi il maggiore rivale americano.

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