Economia

Che cosa combina davvero Delfin-Del Vecchio tra Unicredit, Mediobanca e Assicurazioni Generali

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Delfin sale in Mediobanca dopo l’uscita di Unicredit. Gli apprezzamenti a sorpresa di Del Vecchio verso Nagel (grazie a promesse di dividendi più generosi?). E si svelano i veri appoggi di Unicredit alle finanziarie del patron di Luxottica. Fatti, numeri e commenti

Giorni di cambiamenti a Piazzetta Cuccia, sede di Mediobanca. Da una parte Unicredit esce dall’azionariato di Mediobanca e sale, parecchio, il patron di Essilor-Luxottica Leonardo Del Vecchio, divenuto a sorpresa più benevolo con l’amministratore delegato Alberto Nagel; dall’altra emerge che le tre società lussemburghesi attraverso cui Del Vecchio detiene azioni della banda d’affari milanese hanno tutte rapporti consolidati con l’istituto di credito guidato da Jean Pierre Mustier.

L’USCITA DI UNICREDIT DA MEDIOBANCA E L’AVANZATA DI DEL VECCHIO

Come dicevamo, solo dieci giorni fa Unicredit ha collocato sul mercato il suo 8,4% di azioni di Piazzetta Cuccia a un prezzo scontato del 2% rispetto al prezzo di chiusura in Borsa realizzando una plusvalenza di oltre 50 milioni. L’uscita di Unicredit elimina il conflitto di interesse legato al fatto che opera nell’investment banking come Mediobanca, ha sottolineato lo stesso Mustier giustificando la vendita delle azioni.

Al momento Delfin, la holding finanziaria del patron di Luxottica, si sarebbe portata vicino alla soglia del 10%, un rafforzamento che – secondo Bloomberg – è avvenuto in occasione del collocamento della quota di Unicredit e che può essere letto anche con la volontà – condivisa di fatto dagli altri azionisti privati di Generali (dove del Vecchio ha quasi il 5% dietro a Caltagirone) – di mantenere il gruppo assicurativo in mani italiane (invece i critici della scalata in atto di Del Vecchio, in primis la Lega, dicono che l’imprenditore di Agordo lavori per favorire anche gli interessi francesi su Generali; ma la questione è controversa).

LE LODI DI DEL VECCHIO ALL’ULTIMO PIANO DI MEDIOBANCA

Frattanto a sorpresa Del Vecchio, come ricorda il Sole 24 Ore, ha espresso pubbliche lodi all’ultimo piano di Mediobanca presentato da Nagel. Sortita bizzarra, avvenuta per la prima volta e nonostante il fatto che il piano sia sulla stessa linea dei precedenti, quelli criticati dall’imprenditore. Il patron di Essilor Luxottica ha dichiarato in una nota di “apprezzare lo sforzo fatto dal management” e di essere “soddisfatto dei risultati economici raggiunti” dall’istituto (quelli che qualche giorno fa, sempre secondo Del Vecchio, erano deludenti). Lodi che sono piaciute a Piazzetta Cuccia, criticata fino a quel momento dal numero uno di Delfin per l’eccessiva dipendenza da Generali e Compass. Solo pochi giorni fa Reuters citava tre fonti vicine alla vicenda secondo cui Del Vecchio “ritiene responsabili Nagel e l’ad di Generali Philippe Donnet del cattivo andamento del titolo Generali rispetto a quello di concorrenti come Allianz o Axa”.

I MOTIVI DELLA CAPRIOLA DI DEL VECCHIO SU NAGEL

Non si sa cos’abbia fatto cambiare idea a Del Vecchio (forse la promessa di Mediobanca di aumentare i dividendi, dicono alcuni osservatori; oltre che le previsioni di ricavi e utili, secondo il Corriere Economia di oggi). Il patron di Luxottica ha aggiunto: “Mediobanca e Generali rappresentano un pezzo strategico del nostro sistema economico e hanno bisogno di stabilità; per questo il mio obiettivo è contribuire a creare un azionariato stabile che aiuti le società a crescere e avere successo nel mondo. All’Italia servono investitori e imprenditori in grado di sviluppare le sue imprese. Sono un imprenditore italiano e il mio percorso testimonia, da sessant’anni e con fatti concreti, il mio amore e l’attaccamento per questo Paese. È con tale spirito che, sostenuto dalla mia famiglia, ho deciso di realizzare questo investimento in un settore in cui l’Italia deve giocare da protagonista”.

LE ANALISI DI SOLE 24 ORE E CORRIERE ECONOMIA

L’impressione – per il Sole 24 Ore – è che l’84enne non abbia accantonato l’idea di salire al 20% in Mediobanca, mossa che però difficilmente avrebbe il via libera della Bce. Storicamente, ricorda il quotidiano confindustriale, dalla sua privatizzazione Mediobanca non ha mai avuto un singolo azionista con una quota superiore al 10%, “anche per garantire autonomia nell’operato della banca d’affari nei confronti dei clienti. Oggi tra il patto che ha il 12,5% e Delfin che sfiora il 10%, l’azionariato stabile italiano è già vicino alla soglia dell’Opa che per Mediobanca è del 25%”. Per questo, ipotizza oggi il Corriere Economia, i toni ammorbiditi di Del Vecchio sono utili per convincere l’Istituto centrale europeo che la sua scalata non è ostile. Si vedrà. Certo la capriola comunicativa è indubbia. Così come il legame tra Del Vecchio e Mustier.

I RAPPORTI TRA MUSTIER E DEL VECCHIO

E’ di pochi giorni fa, infatti, un’inchiesta dell’AdnKronos da cui emerge che le tre società lussemburghesi attraverso le quali il patron di Essilor Luxottica detiene azioni di Mediobanca hanno tutte rapporti con il gruppo di Piazza Gae Aulenti. “I bilanci depositati in Lussemburgo da Delfin Sarl e dalle due controllate Aterno e Dfr Investment, che l’Adnkronos ha consultato – si legge -, riconducono tutti, in qualche misura, al gruppo guidato da Mustier”. Le società lussemburghesi, spiegano all’Adnkronos fonti vicine alla holding, non avrebbero adoperato le linee Unicredit per rilevare il 2,5% circa di Mediobanca dall’istituto guidato da Mustier.

CHE COSA HA SVELATO L’ADNKRONOS SU SU UNICREDIT E LE FINANZIARIE DI DEL VECCHIO

Dunque sia Dfr Investment sia Aterno sono finanziate da Unicredit, in misura minore, così come Delfin (in gran parte). Ma come si finanzia la cassaforte lussemburghese ‘madre’ di Del Vecchio? Su questo le carte depositate negli ultimi anni nel Granducato sono meno esplicite. Si può però affermare che – stanti le informazioni disponibili -, non è possibile escludere a priori che i soldi prestati da Unicredit alle società lussemburghesi possano aver contribuito, in qualche misura, all’acquisto sul mercato delle azioni Mediobanca da parte di Del Vecchio ma non “all’acquisto a fermo del 2,5% della banca direttamente da Unicredit”.

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