Economia

Decreto anti Coronavirus, cosa cambia per uffici e dipendenti pubblici

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Tutte le regole per uffici e dipendenti pubblici dopo l’entrata in vigore del decreto “Iorestoacasa”. Le spiegazioni della presidenza del Consiglio

Da martedì 10 marzo è entrato in vigore il Decreto “Io Resto a Casa”, che estende a tutta Italia le misure restrittive previste precedentemente per la Lombardia e altre 14 province. L’intera Italia è considerata Zona Arancione e gli spostamenti sono limitati.

Cosa cambia per uffici e dipendenti? Ecco domande e risposte sull’argomento pubblicate sul sito della Presidenza del Consiglio:

Gli uffici pubblici rimangono aperti?

Sì, su tutto il territorio nazionale. L’attività amministrativa è svolta regolarmente. In ogni caso quasi tutti i servizi sono fruibili on line. E’ prevista comunque la sospensione delle attività didattiche e formative in presenza di scuole, nidi, musei, biblioteche.
Il decreto dispone per addetti, utenti e visitatori degli uffici delle pubbliche amministrazioni, sull’intero territorio nazionale, la messa a disposizione di soluzioni disinfettanti per l’igiene delle mani.

Nel caso di difficoltà di approvvigionamento di tali soluzioni e conseguente loro indisponibilità temporanea, gli uffici devono rimanere comunque aperti?

Gli uffici devono rimanere comunque aperti. La presenza di soluzioni disinfettanti è una misura di ulteriore precauzione ma la loro temporanea indisponibilità non giustifica la chiusura dell’ufficio, ponendo in atto tutte le misure necessarie per reperirle.

Il dipendente pubblico che ha sintomi febbrili è in regime di malattia ordinaria o ricade nel disposto del decreto-legge per cui non vengono decurtati i giorni di malattia?

Rientra nel regime di malattia ordinaria. Qualora fosse successivamente accertato che si tratta di un soggetto che rientra nella misura della quarantena o infetto da COVID-19, non si applicherebbe la decurtazione.

Sono un dipendente pubblico e vorrei lavorare in smart working. Che strumenti ho?

Le nuove misure incentivano il ricorso allo smart working, semplificandone l’accesso. Compete al datore di lavoro individuare le modalità organizzative che consentano di riconoscere lo smart working al maggior numero possibile di dipendenti. Il dipendente potrà presentare un’istanza che sarà accolta sulla base delle modalità organizzative previste.

(Domande e risposte riprese dal sito della Presidenza del Consiglio)

 

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