Economia

Mps, ecco le guerre sul Monte dei Paschi di Siena

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Cosa succederà al Monte dei Paschi di Siena (Mps)? I numeri preoccupanti della banca, i timori per una nuova ricapitalizzazione, le ansie del Tesoro, i no dei sindacati alla privatizzazione, le tensioni fra Gualtieri e il Pd, la staffilata del Copasir e i commenti degli analisti. Fatti, numeri e approfondimenti

Quale sarà il vero futuro di Mps?

Ecco fatti, numeri, indiscrezioni, commenti e analisi.

IL RUOLO DEL MEF IN MPS

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista di controllo del Monte dei Paschi di Siena con una quota del 68%, è pronto a sostenere l’Istituto senese per far fronte alla carenza di capitale che è emersa con la pubblicazione dei risultati dei 9 mesi del 2020. Mentre il Mef da un lato punta alla privatizzazione di Mps, dall’altro si oppongono il Pd e i sindacati. In questo scenario il governo, nella prossima Legge di Bilancio, potrebbe inserire una misura per incentivare le fusioni aziendali tramite la conversione di attività fiscali fuori bilancio in crediti di imposta. Mps presenta Dta fuori bilancio pari a 3,7 miliardi di euro.

LA SITUAZIONE DI MPS DOPO I RISULTATI DEI 9 MESI

Banca Monte dei Paschi di Siena, come è emerso dalla relazione sui nove mesi del 2020, non riuscirà a rispettare i requisiti patrimoniali minimi richiesti dalla Bce.

Mps ha infatti comunicato che a seguito dei rilevanti accantonamenti sui rischi legali effettuati nel terzo trimestre del 2020 (410 milioni di euro dopo la sentenza di condanna degli ex vertici Fabrizio Viola e Alessandro Profumo per la contabilizzazione a bilancio dei derivati Santorini e Alexandria negli anni passati), degli effetti prospettici dell’operazione Hydra (la scissione proporzionale di 8,1 miliardi di Npl a favore di Amco), dello scenario macroeconomico penalizzato dal Covid e delle evoluzioni regolamentari, è emerso uno scenario di shortfall di capitale rispetto ai requisiti patrimoniali Srep. Sono pertanto in corso di valutazione iniziative di rafforzamento patrimoniale con il pieno supporto dell’azionista di controllo.

IL SOSTEGNO E LE INTENZIONI DEL MEF

In questo contesto il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ribadito: il sostegno all’operazione Hydra; l’intendimento di dar seguito agli impegni assunti dalla Repubblica Italiana nei confronti dell’Unione Europea e realizzare un’operazione di mercato che identifichi un anchor investor e/o un partner bancario di adeguato standing, al fine di ripristinare e assicurare la competitività della Banca senese; il supporto patrimoniale che si dovesse rendere necessario, in futuro, per garantire il rispetto dei requisiti di capitale minimi.

A MPS POTREBBERO SERVIRE PIU’ DI 2,5 MILIARDI

Secondo il Messaggero l’amministratore delegato di Mps, Guido Bastianini, dovrà affrontare la Vigilanza Ue che avrebbe già fatto sapere che potrebbero servire più dei 2,5 miliardi freschi già sollecitati. La DgComp (Direzione generale della concorrenza della Commissione europea), invece, vorrebbe un esborso inferiore per circoscrivere gli aiuti di Stato. Si ripropone il duello che già a dicembre 2016 portò allo slittamento della ricapitalizzazione nell’autunno 2017.

LA POSIZIONE DEL PD E LA RELAZIONE DEL COPASIR

La situazione resta su più fronti incerta anche perché, come evidenzia il Sole24Ore, si moltiplicano le prese di posizione del Pd a favore del rinvio della privatizzazione della Banca: dopo l’appello del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, venerdì è toccato al deputato Luca Sani: “Lo Stato non abbia fretta di uscire da Mps, una dismissione nelle attuali condizioni potrebbe incoraggiare speculazioni”. In un recente articolo di Startmag è stata inoltre evidenziata la posizione del Copasir su Mps, contenuta nella relazione sulla tutela degli asset strategici nazionali nei settori bancario e assicurativo, redatta dal deputato Enrico Borghi (Pd) e dal senatore Francesco Castiello (M5S): posizione contraria di fatto all’acquisizione di Mps da parte di Unicredit, nonostante rumors giornalistici da settimane accreditano una sorta di moral suasion del Tesoro sui vertici del gruppo presieduto ora dall’ex ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, proprio sul dossier Mps.

L’OPPOSIZIONE DEI SINDACATI

In un recente comunicato congiunto le Organizzazioni sindacali (Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin) hanno ribadito il proprio impegno e la propria determinazione ad operare per un reale rilancio del Monte dei Paschi, attraverso una presenza pubblica che sappia esserne motrice, con l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio di professionalità e competenze presenti nella più antica Banca italiana, a partire dal mantenimento del nome e della presenza a Siena e sul territorio nazionale. “Non possono essere le lavoratrici e i lavoratori del Monte dei Paschi a pagare per gli errori gravissimi che negli anni sono stati compiuti dal management che si è via via succeduto”, si legge nel comunicato.

MISURE PER INCENTIVARE LE FUSIONI TRA BANCHE

Mentre si cerca di trovare una soluzione per Mps, il governo, secondo le indiscrezioni di ieri, nella prossima Legge di Bilancio potrebbe inserire una misura per incentivare le fusioni aziendali tramite la conversione di attività fiscali fuori bilancio in crediti di imposta. La misura permetterebbe quindi nel caso di un’acquisizione tra banche di poter immediatamente computare a capitale le Dta fuori bilancio dell’entità acquisita. Banca Monte dei Paschi di Siena al terzo trimestre 2020 presenta Dta fuori bilancio pari a 3,7 miliardi di euro. L’agevolazione scatterà per le operazioni di aggregazione aziendale che verranno realizzate entro il 2021 attraverso fusione, scissione o conferimento d’azienda.

IL COMMENTO DEGLI ANALISTI

Equita Sim (che su Mps ha raccomandazione hold e prezzo obiettivo di 1,6 euro) pensa che l’inserimento della norma relativa alla conversione delle Dta in crediti fiscali nella Legge di Bilancio del Governo potrebbe rendere Mps “più appetibile in chiave M&A” nel  medio periodo rendendo immediatamente utilizzabili 3,7 miliardi di asset fiscali.

Anche Banca Imi (hold) ritiene che la norma “potrebbe facilitare l’integrazione di Mps in un altro gruppo bancario”.

Banca Akros, comunque, non si aspetta che sia riconosciuto un premio agli azionisti di Mps in caso di M&A.

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