Economia

Tim, ecco come Vivendi apre a Elliott e Open Fiber sulle rete Telecom (e non strapazza Gubitosi)

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Tutte le ultime novità in casa di Tim

 

Continua la battaglia sul futuro di Tim tra i francesi di Vivendi e il fondo americano Elliott. I due gruppi controllano rispettivamente il 23,94% e il 9,4% del colosso delle telecomunicazioni italiane.

ECCO L’ULTIMA MOSSA DI VIVENDI IN TIM

Con una nota e un dossier di 48 pagine (un white paper intitolato “Restituire Valore a Telecom Italia”) Vivendi ieri ha ufficializzato la richiesta di revocare 5 amministratori dal consiglio di amministrazione di Tim.

CHE COSA C’E’ DI NUOVO SULLA RETE TELECOM CON OPEN FIBER

La principale novità riguarda la rete: il gruppo francese si dice pronto “a supportare la potenziale fusione di Open Fiber in Tim, a condizioni corrette ed eque da un punto di vista operativo, finanziario e normativo e supervisionate da un cda composto in maggioranza da amministratori indipendenti”.

ECCO LA VERA NOVITA’ DEL DOCUMENTO VIVENDI

Che cosa significa? Non è citato il progetto di scorporo societario e proprietario dell’asset – cavallo di battaglia iniziale di Elliott ora in corso di rivisitazione verso una sorta di scorporo all’incontrario tutto da valutare – ma non è escluso neppure che Tim possa diventare la società unica della rete inglobando Open Fiber e vendendo dunque la parte dei servizi (su cui potrebbero essere interessati proprio i francesi).

IL RUOLO DI BERNABE’ E L’APERTURA AL GOVERNO E A CDP

Una prospettiva, quella indicata dagli uomini di Bolloré che hanno in Italia come punto di riferimento Franco Bernabé, che suona di fatto come un’apertura all’impostazione del governo e della Cdp sulla rete. D’altronde Bernabé nelle scorse settimane si è distinto per alcuni apprezzamenti non troppo ostili verso il governo e in particolare verso il Movimento 5 Stelle.

LE PROSSIME MOSSE DI VIVENDI

Le mosse del gruppo francese – mette per iscritto Vivendi – non sono “una contesa per il controllo di Tim, ma esclusivamente la sollecitazione a nominare un consiglio di amministrazione veramente indipendente che non sia controllato da alcun azionista”, per “restituire valore” all’azienda italiana.

GLI AUSPICI DEI FRANCESI

I francesi spiegano che sosterranno “qualsiasi proposta che si riveli nel miglior interesse a lungo termine di tutti gli azionisti di Tim e degli altri stakeholder di Tim“, inclusi i modelli di business alternativi di rete fissa, ma anche “iniziative di riduzione del debito, potenziale vendita di asset non strategici, semplificazione della struttura del capitale e distribuzione dei dividendi” (cedola che non arriva dal 2014, ma indicata come obiettivo anche dal nuovo amministratore delegato Luigi Gubitosi).

LA CRITICA A GUBITOSI

Nel documento pubblicato da Vivendi si nota un atteggiamento attendista verso il capo azienda (come svelato da tempo da Start Magazine). Certo, non manca una critica netta: ossia si mette in dubbio la legittimità della nomina di Gubitosi. Si legge infatti: “Domenica 18 novembre 2018: Luigi Gubitosi è stato nominato Amministratore Delegato in contrasto con le procedure adottate da TIM riguardo alla successione alla carica di amministratore delegato”.

SI PUNTA AL RITORNO DI GENISH

“Dal documento si evince che il loro vero candidato ad è di nuovo Amos Genish”, dice un addetto ai lavori che segue in prima persona la disfida Vivendi-Elliott.

CONTI NEL MIRINO DI VIVENDI

Ma ben altre – serrate e a tratti virulente – sono le critiche che i francesi rivolgono agli altri consiglieri espressione di Elliott e in particolare al presidente Fulvio Conti.

LE PUNTUTE CRITICHE A ELLIOTT

Nel mirino di Vivendi ci sono di sicuro le promesse non mantenute di Elliot: con la gestione degli amministratori indicati dagli americani “è stato distrutto il valore per gli azionisti” (il prezzo delle azioni Tim – evidenzia il documento – ha perso circa il 40%) e “sono aumentati i rischi”. Ecco perché “il cambiamento deve iniziare subito”, avvertono i francesi, proponendo come soluzione la sostituzione dei 5 consiglieri incriminati con i 5 indipendenti proposti.

VERSO UN NUOVO BOARD?

Solo un simile board, assicura Vivendi appellandosi agli azionisti, avrà “la credibilità e la fiducia” necessari per implementare in modo obiettivo qualsiasi piano industriale strategico.

LA RACCOLTA DELLE DELEGHE

Vivendi, gruppo guidato da Arnaud de Puyfontaine, tecnicamente presenta una sollecitazione di deleghe di voto, prevista dalla legge italiana, con l’obiettivo di assicurarsi il sostegno necessario all’assemblea degli azionisti che si terrà tra circa un mese.

IL PROSSIMO APPUNTAMENTO ASSEMBLEARE

Il prossimo 29 marzo, l’assemblea deciderà in merito alla proposta di Vivendi di revocare i cinque membri della lista Elliott presenti nel Consiglio di amministrazione (su un totale di 10 membri): si tratta di Alfredo Altavilla, Fulvio Conti, Massimo Ferrari, Paola Giannotti de Ponti, Dante Roscini. I francesi vogliono silurarli “con cinque amministratori indipendenti”, cioè Franco Bernabé, Gabriele Galateri di Genola, Flavia Mazzarella, Rob van der Valk e Francesco Vatalaro.

L’ULTIMA SFIDA

Di questi, “nessuno ha l’ambizione di candidarsi alla carica di amministratore delegato”, sottolinea il gruppo francese. La nuova composizione del consiglio di amministrazione, spiega ancora Vivendi, “ristabilirà le condizioni e le garanzie necessarie per consentire una governance adeguata e mantenere le promesse”, visto che il fondo americano, secondo Vivendi, avrebbe provocato “una distruzione di valore” di Tim, mettendo in pericolo la stabilità finanziaria e “beneficiando nel contempo del calo del prezzo delle azioni”.

TUTTI GLI APPROFONDIMENTI DI START MAGAZINE SUL PIANO DI TIM:

CHE COSA FARA’ GUBITOSI SU RETE, DEBITO, RICAVI, INWIT, PERSIDERA E SPARKLE

I CONTI DI TIM FIRMATI DA GUBITOSI (CHE ROTTAMA IL PIANO GENISH)

ECCO LE PAGELLINE DEGLI ANALISTI SUL PIANO DI GUBITOSI

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