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Google Copyright

Pubblicità, chi sono gli editori (non italiani) che si ribellano a Google

Oltre 30 editori di 17 Paesi europei si sono uniti per fare causa a Google. Chiedono 2,1 miliardi di euro per posizione dominante nel mercato della pubblicità online. Tutti i dettagli

 

Le presunte pratiche scorrette di Google non danno filo da torcere solo ai suoi competitor (vedi Microsoft), ma anche agli editori. Proprio ieri infatti una coalizione di 32 gruppi nel settore dei media, tra cui Axel Springer, ha coinvolto il colosso di Mountain View in una causa da 2,1 miliardi di euro con l’accusa di aver subito perdite a causa dei suoi comportamenti nel mercato della pubblicità digitale.

A seguito della notizia, le azioni dell’azienda ieri sono scese di oltre il 2%.

GLI EDITORI CHE DICHIARANO GUERRA A GOOGLE

Ad accusare Google di pratiche scorrette nel settore della pubblicità online è stato un gruppo composto da editori di Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Ungheria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Spagna e Svezia. Tra loro, ci sono l’austriaca Krone, i gruppi belgi DPG Media e Mediahuis, la danese TV2 Danmark A/S, la finlandese Sanoma, la polacca Agora, la spagnola Prensa Iberica e la svizzera Ringier.

Il gruppo ha dichiarato di aver intentato l’azione legale presso un tribunale olandese “a causa della reputazione del Paese come giurisdizione chiave per le richieste di risarcimento danni antitrust in Europa e per evitare richieste multiple in diversi Paesi europei”.

L’ACCUSA E IL RISARCIMENTO

“Le aziende del settore dei media coinvolte hanno subito perdite a causa di un mercato meno competitivo, che è il risultato diretto della cattiva condotta di Google”, hanno affermato gli studi legali che difendono la coalizione.

La mossa è il culmine di un’insofferenza da parte degli editori iniziata ormai da tempo. Sono anni infatti che vedono diminuire i loro ricavi a causa del crescente dominio delle Big Tech nel mercato pubblicitario. E Google, in questo campo, domina su tutti.

“Senza l’abuso di posizione dominante da parte di Google – proseguono i legali -, le aziende del settore dei media avrebbero ricevuto entrate pubblicitarie significativamente più elevate e avrebbero pagato tariffe più basse per i servizi di ad tech”.

Gli editori chiede un risarcimento di 2,1 miliardi di euro.

IL PRECEDENTE IN FRANCIA

Tra le basi legali citate dalla causa, ricorda il Wall Street Journal, c’è la multa da circa 270 milioni di dollari che fu emessa nel 2021 dall’antitrust francese contro Google, proprio per il modo in cui gestisce la piattaforma per la pubblicità online. La causa ricorda inoltre che l’anno scorso la Commissione europea ha avviato indagini e formulato accuse nei confronti dell’azienda per la sua posizione dominante nel settore.

“La nostra prima preoccupazione è che Google possa aver usato la sua posizione di mercato per favorire i propri servizi di intermediazione”, dichiarò all’epoca il Commissario europeo per la concorrenza, Margrethe Vestager, la quale aggiunse: “Questo potrebbe danneggiare non solo i concorrenti di Google ma anche gli interessi degli editori, aumentando al contempo i costi per gli inserzionisti”.

Google, che in merito alle accuse dell’antitrust Ue ha dichiarato di non essere d’accordo, ha affermato che quest’ultima causa è “speculativa e opportunistica”.

CHE MOMENTO È PER GOOGLE E PER GLI EDITORI

L’azione legale si posiziona in mezzo a due fuochi. Da una parte ci sono gli editori che tra calo delle vendite di abbonamenti, diminuzione dei relativi introiti pubblicitari e avvento dell’intelligenza artificiale faticano ad andare avanti. Dall’altra, secondo Gil Luria, analista di D.A. Davidson & Co., per Google arriva in un momento in cui il core business pubblicitario dell’azienda “sta affrontando una minaccia esistenziale nel passaggio ai chatbot di intelligenza artificiale generativa”.

Per l’analista, “se il controllo normativo avrà un seguito, Google potrebbe dover ridurre le sue pratiche e fornire prezzi più coerenti e prevedibili ai suoi clienti pubblicitari”. Tuttavia, salvo nuove trattative tra le parti per provare a risolvere il contenzioso privatamente, l’iter si preannuncia lungo.

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