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Axel Springer Openai

OpenAi paga Axel Springer e ChatGpt pescherà da Politico, Business Insider, Welt e Bild

OpenAI pagherà il colosso dell'editoria tedesco Axel Springer. La società di intelligenza artificiale generativa dietro ChatGpt raggiunge un patto pluriennale con uno dei più grandi editori tedeschi, proprietario delle testate Politico, Business Insider, Welt e Bilt per addestrare i suoi strumenti di AI con i loro contenuti

Axel Springer ha stretto un “patto col diavolo”?

Il colosso dell’editoria tedesco sigla una partnership con OpenAI, la società sostenuta da Microsoft dietro ChatGPT, che prevede l’utilizzo dei riassunti dei contenuti delle testate di proprietà del gruppo in risposta alle domande del chatbot.

“Informazioni in tempo reale da Politico, BusinessInsider, Bild e Welt e altre pubblicazioni saranno presto disponibili per gli utenti ChatGPT. Le risposte di ChatGPT alle domande degli utenti includeranno attribuzioni e collegamenti ad articoli completi per trasparenza e ulteriori informazioni” si legge nel post su X di OpenAi con il quale annuncia la partnership.

Si tratta di “una pietra miliare significativa in quanto le società di media spingono per un compenso per l’uso dei loro contenuti negli strumenti di intelligenza artificiale”, commenta il Wall Street Journal.

Ma i media del gruppo Springer non sono nuovi all’intelligenza artificiale.

Per mesi, il ceo di Axel Springer, Mathias Döpfner, ha esortato le sue redazioni a sfruttare l’intelligenza artificiale, dichiarando alla Cnn lo scorso che la sua azienda utilizzerà l’intelligenza artificiale per il “controllo dei fatti”, senza specificare come.

Quello che non aveva specificato è che uno dei suoi giornali, Bild, ha tagliato 200 posti, occupati da giornalisti, e chiuso diverse piccole sedi regionali. Non solo, a sostituire alcune figure all’interno delle redazioni sarebbe stata l’intelligenza artificiale. Successivamente, Bild ha negato che i redattori saranno direttamente sostituiti dall’IA, affermando che i tagli al personale sono dovuti alla ristrutturazione e che l’intelligenza artificiale si limiterà a “supportare” il lavoro giornalistico anziché sostituirlo.

Nel frattempo, la maggior parte delle principali società di giornalismo sono attualmente impegnate in trattative con aziende di intelligenza artificiale, inclusa OpenAI, per trovare modi per collaborare o ottenere un compenso per l’uso dei loro contenuti nella formazione di modelli linguistici di grandi dimensioni, ricorda Axios.

Ci sono anche gli editori pensano di citare in giudizio le società tecnologiche per aver violato i loro diritti d’autore utilizzando, senza permesso, i loro contenuti per addestrare modelli linguistici di grandi dimensioni, evidenzia Reuters.

Tutti i dettagli.

COSA PREVEDE L’ACCORDO TRA AXEL SPRINGER E OPENAI

Come parte dell’accordo, quando gli utenti pongono una domanda a ChatGPT, il chatbot fornirà riassunti delle notizie rilevanti dai marchi Axel Springer tra cui Politico, Business Insider, Bild e Welt. Tali riassunti includeranno materiale tratto da storie che altrimenti richiederebbero abbonamenti per la lettura. I riassunti citeranno la testata di Axel Springer come fonte e forniranno anche un collegamento all’articolo completo in cui è riassunto.

Non solo, i riassunti saranno disponibili su ChatGPT non appena l’articolo sarà pubblicato, ha spiegato Tom Rubin, responsabile della proprietà intellettuale e dei contenuti di OpenAI.

OpenAI pagherà anche i contenuti Axel Springer utilizzati per addestrare i grandi modelli linguistici che alimentano ChatGPT.

LE TEMPISTICHE

La partnership sarà attiva dal 2024. Secondo Robin i contenuti di Axel Springer inizieranno ad apparire nel primo trimestre del nuovo anno.

IL VALORE DELL’ACCORDO TRA AXEL SPRINGER E OPENAI

Le società non hanno rivelato i termini finanziari dell’accordo, che è pluriennale e non esclusivo.

Tuttavia, Reuters segnala che il contenuto otterrà una “posizione favorevole” nei risultati di ricerca di ChatGPT, con l’obiettivo di contribuire a indirizzare il traffico e le entrate degli abbonamenti ai marchi Axel Springer, citando una fonte a conoscenza dell’accordo.

Per il Financial Times, grazie all’accordo,”il gruppo tedesco guadagnerà decine di milioni di euro all’anno per consentire ai suoi contenuti di notizie di sviluppare una tecnologia di intelligenza artificiale generativa”.

LA STRATEGIA DELL’EDITORE TEDESCO

In una dichiarazione, le due società hanno affermato che il nuovo accordo “valorizza esplicitamente il ruolo dell’editore nel contribuire ai prodotti OpenAI”. Inoltre segna un “passo significativo” nell’impegno di entrambe le società nel “creare nuove opportunità finanziarie che supportino un futuro sostenibile per il giornalismo”.

“Vogliamo esplorare le opportunità del giornalismo potenziato dall’intelligenza artificiale”ha affermato in una nota il ceo di Axel Springer, Mathias Doepfner. Così da “portare la qualità, la rilevanza sociale e il modello di business del giornalismo a un livello superiore”.

IL SECONDO ACCORDO DEL GENERE

Come ricorda Reuters, l’accordo con Axel Springer è il secondo tra OpenAI e un importante editore di notizie. A luglio OpenAI ha stretto un accordo con l’Associated Press. In base all’intesa l’AP concede in licenza parte del suo archivio di notizie alla società proprietaria di ChatGpt.  Anche American Journalism Project, un gruppo che supporta gli editori locali, ha stretto una partnership simile con OpenAI.

Tuttavia, secondo il Ft, l’accordo odierno “segna il cambiamento più significativo mai compiuto da un grande gruppo editoriale nei rapporti con i creatori di chatbot e altri prodotti di intelligenza artificiale generativa che minacciano di sconvolgere il settore dei media globale”.

E ALTRI IN ARRIVO?

Gli editori di notizie sono stati lenti nell’adottare la tecnologia dell’intelligenza artificiale generativa a causa delle preoccupazioni sulla sua tendenza a generare informazioni fattivamente errate. Nonché delle difficoltà nel distinguere tra contenuti prodotti da esseri umani e programmi informatici.

Ma presto potrebbero seguire altri accordi.

A novembre, il ceo di News Corp, Robert Thomson, ha affermato che la società era in “discussioni avanzate” per concludere accordi sull’uso dei suoi contenuti per l’IA. Lo stesso  Robert Thomson che aveva precedentemente dichiarato che “la proprietà intellettuale collettiva [dei media] è in pericolo”. Visto che i lettori potrebbero non utilizzare più i siti Web di notizie e trovare invece informazioni attraverso risposte generate dall’intelligenza artificiale, riporta il Ft.

Segno che pur di sopravvivere, i media sono disposti a tutto, anche ad allearsi con il “nemico”.

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