Economia

Ecco perché con la recessione non è automatica una manovra-bis

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Che cosa dice l’Ufficio parlamentare di bilancio sugli effetti della congiuntura internazionale per la finanza pubblica italiana

Con la recessione non è automatica una manovra-bis. Parola dei controllori dei conti pubblici. Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA DETTO PISAURO DELL’UPB

“Non c’è nulla nelle regole europee che richiede automaticamente per effetto del peggioramento del ciclo una manovra correttiva. Se il problema è il rallentamento del ciclo questo non comporta una manovra correttiva”. Lo ha precisato ieri il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro, a margine di un’audizione informale in Commissione Bilancio del Senato.

GLI EFFETTI DEL RALLENTAMENTO

“Il rallentamento del ciclo porterebbe un aumento del deficit, ma se il deficit aumenta solo perché il ciclo è peggiorato – ha puntualizzato il presidente dell’Autorità parlamentare che vigila sui conti pubblici – questo nelle regole europee non comporta correzioni, perché nelle regole quello che conta e’ il disavanzo strutturale al netto del ciclo”.

LO SCENARIO

“Ovviamente – ha aggiunto Pisauro – sarebbe diverso se ci fossero misure che costano più di quello che è stato previsto. Se si trova una variazione rispetto alle previsioni che non dipende dal ciclo”.

ECCO UN ESTRATTO DELL’ULTIMA NOTA CONGIUNTURALE DELL’UPB DATATA 6 FEBBRAIO

Le ipotesi sul contesto internazionale.

L’esercizio riguarda il triennio 2018-2020 ed è basato su variabili esogene internazionali aggiornate (sulla base di ipotesi tecniche applicate alle quotazioni di mercato disponibili alla data del 22 gennaio 2018). In particolare, si assume: 1) la prosecuzione del rallentamento dell’attività economica globale, con il commercio mondiale di beni e servizi che, dopo la decelerazione registrata nel 2018 (4,0 per cento, 1,3 punti percentuali in meno rispetto al 2017) si sviluppa a ritmi lievemente inferiori anche nel 2019 (3,4 per cento nella media del biennio); 2) la graduale normalizzazione delle condizioni monetarie, come nelle attese dei mercati, con il tasso di interesse a breve nell’area euro sostanzialmente nullo quest’anno e lievemente positivo nel 2020; 3) un lieve, temporaneo, deprezzamento del cambio nel 2019, in linea con le indicazioni provenienti dalle quotazioni dei mercati a termine, con il tasso di cambio del dollaro rispetto all’euro che si attesta a 1,16 nel 2019 e 1,19 nel 2020; 4) una flessione del prezzo del greggio lungo l’orizzonte di previsione che, secondo le quotazioni nei mercati futures, si situa a 61,3 dollari a barile nella media del 2019 e resta sostanzialmente invariato nel 2020.

Le ipotesi sulla finanza pubblica.

Le variabili di finanza pubblica recepiscono le misure della manovra di bilancio (Legge di bilancio per il 2019 e decreto legge 119/2018), che nelle stime dell’UPB eserciterebbero uno stimolo addizionale al PIL del 2019 quantificabile in 0,3 punti percentuali .
Va al riguardo precisato che la manovra prevede nel 2020 una clausola di salvaguardia sulle imposte indirette. Coerentemente con le ipotesi tecniche adottate dagli altri previsori macroeconomici, nello scenario di base si assume, tuttavia, che le clausole non vengano attivate e che il mancato gettito non sia finanziato. Tale ipotesi tecnica differenzia questa previsione da quelle svolte dall’UPB nell’ambito degli esercizi di validazione dei quadri macroeconomici del MEF5 , mentre la rende confrontabile con le proiezioni più recenti delle altre principali organizzazioni, nazionali e internazionali.

Scenari alternativi.

Rispetto alla proiezione di base, sono stati analizzati due scenari alternativi. Il primo incorpora l’attivazione della clausola (sull’IVA e accise) per l’anno prossimo, prevista dalla legge di bilancio per il 2019. L’incremento delle imposte indirette aumenterebbe di un punto percentuale il deflatore dei consumi delle famiglie, con conseguente perdita di potere d’acquisto. La spesa per consumi privati risulterebbe intaccata dalle maggiori imposte nel 2020 per circa mezzo punto percentuale; la crescita del PIL si attesterebbe allo 0,6 per cento (0,2 punti percentuali in meno rispetto alla simulazione di base). Il secondo scenario prevede uno stimolo addizionale sugli investimenti, per realizzare il quale occorrerebbe che venissero meno i principali fattori che al momento frenano, quali il peggioramento delle aspettative degli imprenditori, le tensioni sui titoli del debito sovrano e il rischio di inasprimenti nelle condizioni di credito. Un impulso aggiuntivo alla spesa in accumulazione pari a mezzo punto percentuale di PIL ex ante nel biennio 2019-2020 (circa nove miliardi di euro per anno) eviterebbe la decelerazione degli investimenti nel 2019, prevista nello scenario di base, e porterebbe a un’accelerazione nel 2020. L’effetto espansivo complessivamente stimato sul PIL sarebbe pari a 0,4 punti percentuali nella media del biennio 2019-2020. L’inflazione al consumo e le altre principali dinamiche dei prezzi resterebbero sostanzialmente immutate.

 

QUI LA NOTA CONGIUNTURALE INTEGRALE

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