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Quali sono le multinazionali russe più rilevanti? Report Mediobanca

Gazprombank

Cosa dice il rapporto dell’Area Studi Mediobanca sulle multinazionali industriali (russe e non) nel contesto di guerra

Qualche giorno fa Elvira Nabiullina, la governatrice della banca centrale russa, ha detto che è solo questione di tempo prima che le conseguenze delle sanzioni occidentali sull’economia della Russia, imposte dopo l’invasione dell’Ucraina, si facciano sentire davvero. Il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, ha dichiarato che nella sola capitale i posti di lavoro a rischio sono 200mila. I due avvertimenti raccontano una realtà diversa da quella del presidente Vladimir Putin, secondo cui le sanzioni hanno sostanzialmente fallito nell’intento di destabilizzare l’economia russa.

“Praticamente ogni prodotto” realizzato in Russia, ha spiegato Nabiullina, è dipendente dai componenti importati dall’estero. Per il momento le fabbriche possono contare sulle scorte, ma nel futuro prossimo le aziende dovranno modificare le loro catene di approvvigionamento o iniziare a produrre da sé i componenti di cui hanno bisogno.

Sono, nell’ordine, Lukoil, Gazprom e Rosneft le tre principali multinazionali industriali di proprietà russa per fatturato. Lo si legge nel rapporto Le multinazionali industriali mondiali fra pandemia e guerra pubblicato dall’Area Studi Mediobanca il 7 aprile.

NUMERI E AZIONISTI DI LUKOIL, GAZPROM E ROSNEFT

Sia Lukoil che Gazprom che Rosneft operano nel settore oil & gas: Lukoil e Rosneft si occupano di petrolio e derivati; Gazprom, invece, di estrazione e di vendita del gas naturale. Delle tre, Lukoil è sia la più grande per fatturato (103.153 milioni di euro nel 2021), sia l’unica non statale: il suo amministratore delegato, Vagit Alekperov, è comunque molto vicino al Cremlino. Gli azionisti di riferimento sono il vicepresidente Leonid Fedun e lo stesso Alekperov.

Gazprom (fatturato di 69.113 milioni nel 2021) e Rosneft (37.970) sono di proprietà del governo russo.

IL PESO DI X5 E ROSTEC

Al quarto posto della classifica delle maggiori multinazionali industriali russe c’è X5 Retail Group: opera nella grande distribuzione, con un fatturato di 25.786 milioni di euro. I suoi azionisti di riferimento sono Mikhail Fridman, German Khan, Alexei Kuzmichov e Alexander Kushev.

Il quinto posto è occupato da Rostec, conglomerato statale che si occupa di difesa e che è guidato da un oligarca vicino al presidente russo Vladimir Putin, Sergey Chemezov (condivide con lui un passato nel KGB, i servizi segreti sovietici). Il fatturato di Rostec nel 2021 ammontava a 2.014 milioni di euro.

Prima dello sganciamento – resosi necessario, date le sanzioni europee e americane verso la holding -, Rostec era il partner in Russia di Pirelli.

METALLURGIA E IDROCARBURI

Allargando lo sguardo ai ventidue principali gruppi industriali russi per fatturato (superiore ai 6 miliardi di euro), il rapporto di Mediobanca fa notare come i settori principali siano essenzialmente due: quello metallurgico e quello degli idrocarburi. Sette aziende operano nel ramo metallurgico, cinque in quello dell’oil & gas, tre nelle telecomunicazioni.

WILDBERRIES E YANDEX

Il rapporto segnala, come degne di nota, due società tecnologiche: una è Wildberries, il principale e-commerce russo (una sorta di Amazon, semplificando) fondato da Tatyana Bakalchuk e con un fatturato di 10.000 milioni di euro nel 2021; l’altra, di dimensioni minori (4175 milioni di fatturato), è Yandex, il motore di ricerca più utilizzato nel paese (simile a Google), che ha in Arkady Volozh il suo azionista di riferimento.

LE ALTRE AZIENDE INTERESSANTI

Tra i gruppi minori, Mediobanca fa risaltare anche AvtoVaz, il principale produttore automobilistico (controllato per il 68% dal gruppo francese Renault), e VK Company, la compagnia statale che gestisce il social network russo VKontakte (fatturato 1.478 milioni).

Kaspersky Lab, la controversa azienda di sicurezza informatica, ha un fatturato di 622 milioni di euro. Ancora sotto, a 243 milioni, c’è National Payment Card System, controllata al cento per cento dalla Banca centrale russa: gestisce il sistema di pagamento interno russo MIR, con 95 milioni di carte in circolazione.

E L’UCRAINA?

I tre principali gruppi industriali ucraini sono, nell’ordine, Metinvest Holding (settore metallurgico15.966 milioni di euro di fatturato nel 2020), la statale Naftogaz (settore oil & gas, 5.150 milioni di fatturato) e Kernel Holding (settore alimentare, 4.986 milioni).

L’IMPATTO DELLA GUERRA

“Il conflitto Russia-Ucraina”, si legge nel rapporto, “sta creando pressioni al ribasso sulla crescita economica del 2022. La revisione delle stime mostra che la guerra impatterà significativamente sulla crescita e frenerà la ripresa, ma l’effetto complessivo dipenderà dalla durata del conflitto e delle sanzioni economiche”.

mediobanca

L’IMPATTO SUI PREZZI DELL’ENERGIA

“Poiché la Russia fornisce a livello globale circa il 16% del gas naturale e l’11% del petrolio”, scrive Mediobanca, “i timori legati alla conseguente scarsità della loro offerta hanno spinto al rialzo i prezzi delle materie prime energetiche. Nel marzo 2022 il prezzo del gas europeo risulta 12,4 volte superiore ai valori di inizio 2020”.

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RIPRESA DEGLI AFFARI

Nel rapporto si afferma che il giro d’affari delle maggiori multinazionali industriali mondiali è in ripresa del +20,6 per cento sul 2020, superando del 15 per cento i livelli pre-pandemici. I produttori di aeromobili e di veicoli sono gli unici comparti ancora in sofferenza (rispettivamente -22,4 e -2,6 per cento rispetto al 2019), mentre new economy & high tech risultano in continua progressione: rispetto al 2019, si distinguono i gruppi del WebSoft in accelerazione del +50,1%, seguiti a distanza dall’industria dei Pagamenti Digitali (+27,2%), dall’elettronica (+24,6%) e dalle case farmaceutiche (+22,9%).

Anche le multinazionali metallurgiche segnalano una crescita importante (+20,9%), sostenuta dalla ripresa della domanda e dall’aumento dei prezzi.

Aumenti inferiori alla media invece, ma comunque a doppia cifra, per l’industria alimentare (+11,8%) e la GDO (+11,0%). Più contenuta la crescita di Media&Entertainment (+6,6%) e dei gruppi delle bevande (+5,6%), moda (+5,4%), telecomunicazioni (+5,1%) e Oil&Gas (+2,2%).

Anche l’incidenza del margine operativo netto sul fatturato (ebit margin) delle multinazionali è in ripresa al 17,6% rispetto al 15,8% del 2019 (+1,8 p.p.). La redditività premia il settore dei Pagamenti Digitali con l’ebit margin più elevato nel 2021 (29,2%; -5,0 p.p. sul 2019), seguito da quello delle case farmaceutiche (24,2%; +1,6 p.p.) e dei colossi dell’Oil&Gas (23,8%; +4,7 p.p.). Redditività sopra la media anche per l’elettronica (20,7%; +4,3 p.p.), la metallurgia (20,0%; +14,7 p.p.) e l’industria delle bevande (19,3%; -2,5 p.p.). Torna in positivo l’ebit margin dei produttori di aeromobili che resta il settore meno redditizio nel 2021 con l’1,8% (+2,7 p.p. sul 2019).

GLI INVESTIMENTI

Nel 2021 gli investimenti segnalano un incremento medio del +10,1% sul 2019, con importanti progressioni per le WebSoft (+72,4%), seguite a lunga distanza dai gruppi dell’elettronico (+38,9%), dell’alimentare (+31,3%) e dell’industria dei Pagamenti Digitali (+29,3%). Investimenti in calo a doppia cifra per i produttori di aeromobili (-29,5%), per i colossi dell’Oil&Gas (-22,0%), per l’automotive (-18,6%) e per i gruppi della moda (-14,7%), settori che hanno ulteriormente differito i loro progetti in attesa di riproporli in uno scenario futuro normalizzato, oggi messo ulteriormente in discussione dal conflitto bellico.

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