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Mes

Mario Monti sul Corriere della sera minaccia l’Italia sul Mes?

Che cosa ha scritto e che cosa ha lasciato intendere sul Corriere della sera l'ex presidente del Consiglio, Mario Monti, a proposito della riforma e della ratifica del Mes. Il commento di Giuseppe Liturri

 

Se fino a ieri c’era qualche parlamentare della maggioranza che sostiene il governo di Giorgia Meloni, che nutriva dubbi sulla ratifica della riforma del Trattato del Mes, dopo la lettura dell’editoriale del senatore a vita Mario Monti sul Corriere della Sera, crediamo che il dubbio si sia trasformato in una netta opposizione.

Se gli argomenti sono quelli, talvolta minacciosi, di Monti, significa che le istituzioni europee (ed i loro obbedienti mandatari italiani) sono proprio non alla frutta, ma all’ammazzacaffé.

Stupisce innanzitutto il registro linguistico adottato dal Senatore. Abiura, conversione, incoerenze dottrinali, rogo. Sembra di essere tornati ai tempi della Santa Inquisizione, come se discutere delle scelte di politica economica di un Paese fosse una questione teologica e non una questione da analizzare sul piano della razionalità, della scienza economica e delle relative valutazioni di convenienza. Evidentemente Monti è abituato all’artificio retorico di tracciare il campo di discussione, designare pure l’arbitro e decidere lui quando terminare la partita e portare il pallone a casa. Ci dispiace, ma sono trucchetti che non reggono a lungo.

Monti sostiene che ci sia “ambiguità” da parte della Premier Meloni sul tema della ratifica, al punto da mettere a rischio la “credibilità” finora acquisita, tramite l’abiura delle posizioni sostenute nell’ultimo decennio. Ma i fatti ci dicono che non c’è alcuna ambiguità. La posizione è unica ed è quella espressa dal Parlamento a fine novembre che “impegna il Governo a non approvare il disegno di legge di ratifica della riforma del Trattato istitutivo del MES”. Punto. Fine della discussione. Altro che ambiguità. La posizione è monolitica: il governo non presenta il disegno di legge di ratifica perché il Parlamento sovrano è contrario. Il resto sono chiacchiere da bar o da Transatlantico.

Ma è mal posto e malizioso anche il tema dell’abiura. Davvero Monti credeva (o sperava) che Meloni arrivasse al governo rovesciando tavoli e sbattendo i pugni sul tavolo, con un’ingenuità e candore da dilettante allo sbaraglio? La credibilità del governo in Europa (e sui mercati) è stata generata dalla solida maggioranza politica che sostiene questo governo ed anche dalla presa d’atto di non trovarsi di fronte ad una sprovveduta, non da macchiettistiche “abiure e conversioni”.

Proseguendo su questo surreale registro, Monti ritiene che chi si oppone a questa ratifica obbedisca ad un totem teologico, il cui tradimento porterebbe al rogo. No, ci sono decine di deputati e senatori che studiano la vicenda della riforma almeno dai primi passi avviati nel 2018 e sono, in piena libertà di coscienza, consapevoli che il Mes attuale è uno strumento obsoleto e la sua riforma nulla migliora, anzi, lo rende ancora più pericoloso.

Monti contesta al governo la mancata presentazione del disegno di legge di ratifica e mostra una “strana” concezione della democrazia parlamentare rappresentativa, dei meccanismi di ratifica e dell’articolo 80 della Costituzione (che riserva alla Camere le leggi di ratifica dei Trattati internazionali). Se le procedure europee e la Costituzione prevedono che non basti la volontà dei governi pro tempore per approvare un Trattato, ma c’è bisogno di una legge di ratifica approvata dal Parlamento, un motivo ci dovrà pur essere ed è quindi ammesso anche l’esito di un Parlamento che non ratifica. Oppure al Parlamento è vietato dissentire? E se l’esito probabile è questo, perché il governo dovrebbe presentare il disegno di legge di ratifica? O Monti spera che la Meloni sia tanto sprovveduta da farsi il clamoroso autogol della bocciatura di un DdL di iniziativa governativa?

Se la Ue è una Babele di 27 Paesi che faticano a trovarsi d’accordo su qualcosa e negoziano continuamente al ribasso, per una volta che noi siamo dissenzienti all’improvviso è a rischio la “funzionalità della UE”? A Monti non può non essere chiaro che la colpa non è dell’Italia ma della strutturale disfunzionalità delle istituzioni UE.

Sorvoliamo sul passaggio della “convenienza” per l’Italia “dimostrata” dall’articolo di Marco Buti e Giampaolo Vitali sul Sole 24 Ore di ieri, dove invece la pochezza degli argomenti accresce le perplessità sulla ratifica.

Giungiamo infine al cavallo di Troia proposto da Monti alla Meloni. Per superare la “preoccupazione” che alla ratifica del Trattato segua la “tentazione” di farvi ricorso – anche qui si collegano maliziosamente i due passaggi – il Senatore propone che il governo assuma l’impegno col Parlamento, contestualmente alla ratifica, a non utilizzare il Mes, “salvo specifica autorizzazione parlamentare”.

Una soluzione che fa acqua da tutte le parti. A partire dalla parola “tentazione”, quasi come se il Mes fosse la mela del Paradiso terrestre. Inoltre Monti trascura che già oggi il Mes è pienamente operativo e la riforma non lo stravolge. Pertanto, non si capisce perché la preoccupazione (inesistente) di usarlo – che Monti vuole scongiurare come contropartita per la ratifica – sorga all’improvviso in futuro.

Se il Mes, quello riformato in attesa di ratifica o quello attuale, arriva sempre senza essere invitato e banchetta da solo sui resti del Paese, allora a cosa serve la “formula prudente” che non protegge da nulla, proposta da Monti? A ratificare il Mes e basta.

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