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Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm e non solo. Come cresce l’utile delle banche

Banche Italiane

Numeri, confronti e tendenze sulla base dei bilanci delle maggiori banche italiane secondo un report Uilca. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Segnali positivi per il sistema del credito italiano nei primi nove mesi dell’anno. A certificarlo una volta di più è il Centro Studi “Orietta Guerra” della Uilca che ha condotto un’analisi dei bilanci di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Montepaschi, Banco Bpm, Fineco Bank, Bper, Credito Emiliano, Banco Desio, Banca Popolare di Sondrio. Spiccano l’utile netto, che sale del 4,1% a 9,6 miliardi, e i ricavi (+4,2% a 41,7 miliardi) mentre continua il calo dei costi operativi. Uno scenario che porta il sindacato dei bancari a chiedere “un rilevante aumento salariale” nel prossimo rinnovo del ccnl del credito.

UTILE NETTO: CONFRONTO FRA BANCHE

Se la somma totale dei nove gruppi porta a quasi 10 miliardi di utili c’è – ovviamente – una grande differenza tra le singole banche. A guidare la classifica si confermano Intesa Sanpaolo e Unicredit, rispettivamente con 3,28 miliardi e 3,99 miliardi, che risentono delle svalutazioni sugli asset coinvolti nella guerra russo-ucraina. In particolare queste incidono sull’istituto guidato da Carlo Messina visto che scende dai 4 miliardi di utile di un anno prima, a differenza di Unicredit che invece sale dai 2,97 miliardi.

Forte flessione per Montepaschi a -361 milioni da 388 milioni dei primi nove mesi del 2021 a causa dell’operazione di ristrutturazione in atto. Un’altra operazione straordinaria – ovvero il completamento della fusione di Carige – si ha in Bper che passa da 586 milioni a 1,46 miliardi.

Utile in crescita anche in Banco Bpm a 510 milioni da 472 milioni, in Fineco Bank a 302 milioni da 289 milioni e in Popolare di Desio a 64 milioni da 56 milioni, mentre cede il passo in Credem (a 223 milioni da 276 milioni) e in Popolare di Sondrio (a 151 milioni da 201 milioni).

Dal Centro Studi della Uilca fanno notare che i risultati dei tre trimestri, oltre che delle operazioni straordinarie elencate, hanno risentito pure della “politica monetaria restrittiva della Banca Centrale Europea, che ha effettuato tre innalzamenti dei tassi d’interesse, per complessivi 200 basis point, al fine di raffreddare la spirale inflazionistica, seppur con il rischio di creare una recessione economica in Europa”.

LE ALTRE VOCI DEL CONTO ECONOMICO

L’analisi del Centro studi Uilca si sofferma sulle voci più significative del conto economico delle banche in questione. Emerge dunque che nei primi nove mesi del 202 i ricavi registrano un aumento del 4,2% a oltre 41 miliardi – e i ricavi da negoziazione del 7,6% a quota 3,9 miliardi -, grazie in particolare all’incremento del margine d’interesse (+9,7%) che arriva quasi a 19 miliardi. Voce, questa, che in prospettiva, “potrebbe ulteriormente crescere a causa dei futuri aumenti dei tassi, da parte della Bce”.

Segno più, come si diceva, per l’utile netto a oltre 9,6 miliardi da 9,2 miliardi. Inoltre, si conferma il trend della crescita delle commissioni (+0,4%) – uno degli indicatori più utili per comprendere la capacità di interazione tra banca e clientela – e una riduzione (0,6%) dei costi operativi che scendono a 21,5 miliardi da oltre 21,6 miliardi. Nello specifico le spese per il personale calano dello 0,9% a 13,3 miliardi e quelle amministrative dell’1% a 6,3 miliardi.

UILCA: CI SONO LE CONDIZIONI PER UN RILEVANTE AUMENTO SALARIALE

I bilanci dei primi nove mesi dell’anno consentono al sindacato del credito – nell’attesa di conoscere i risultati dell’ultimo trimestre 2022 – di fare qualche considerazione. “Questa situazione conferma che vi sono le condizioni per prevedere un rilevante aumento salariale nel prossimo rinnovo del Contratto Nazionale del credito, che tenga conto dell’aumentata produttività del settore, dei risparmi dei costi di cui hanno beneficiato le aziende e degli aspetti inflattivi del prossimo triennio, senza dimenticare l’impennata straordinaria del 2022” commenta Fulvio Furlan, segretario generale Uilca.

A dare una lettura del particolare momento storico ci pensa invece Roberto Telatin, responsabile del Centro Studi “Orietta Guerra”. “A ridisegnare l’economia mondiale nel 2022 sono le variabili geopolitiche, quali la guerra Russo-Ucraina, la transizione ecologica e il Covid-19 – spiega -. Le innovazioni tecnologiche, invece, in questa fase appaiono meno incisive che in passato, come dimostrano anche le difficoltà nello sviluppo dei Metaversi e il ridimensionamento delle quotazioni delle criptovalute. Tuttavia, gli investimenti per creare banche digitali proseguono – conclude Telatin -, anche se è necessario sapere che le app non sempre rendono realmente la banca più vicina ai nostri bisogni”.

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