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Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bpm e Mps. Come vanno i conti delle banche italiane

Banche Italiane

Fatti, numeri, confronti e scenari per i conti delle maggiori banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Mps). L’articolo di Emanuela Rossi

Ricavi in crescita nei primi nove mesi dell’anno per Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Montepaschi ovvero i cinque maggiori gruppi bancari italiani. Stando a un’analisi condotta per First Cisl dal Comitato scientifico della Fondazione Fiba, nel periodo gennaio-settembre i proventi operativi arrivano a quota 38,8 miliardi (+3,3%), trainati dagli interessi netti (+8,3%) a 17,5 miliardi che risentono della crescita dei tassi di mercato.

E nei prossimi trimestri, rileva l’organizzazione sindacale, la tendenza si accentuerà ancora.

Numeri che portano il segretario generale First Cisl, Riccardo Colombani, a rinnovare l’invito a salvaguardare le retribuzioni dei dipendenti attraverso la contrattazione. “Le maggiori banche italiane continuano a macinare ricavi e utili, mentre il costo del lavoro prosegue la sua discesa” evidenzia Colombani secondo cui però “per le banche è arrivato il momento di dimostrare che il loro ruolo non consiste unicamente nel distribuire dividendi agli azionisti, ma che l’attenzione al lavoro e la sua giusta remunerazione sono parti essenziali di una visione del business improntata alla sostenibilità”.

L’ANDAMENTO DEI TASSI D’INTERESSE

Tornando al discorso relativo ai tassi d’interesse, First Cisl ricorda che dal secondo al terzo trimestre dell’anno in corso la media dell’Euribor a tre mesi, uno dei parametri su cui sono costruite le proiezioni economiche dei piani d’impresa, è cresciuto da -0,37% a +0,44% e da fine settembre è aumentato ancora tanto da essere oggi intorno all’1,80%. Comunque, considerando il più basso livello dei tassi della Bce rispetto alla Federal Reserve e alla Bank of England, “è probabile un’ulteriore restrizione della politica monetaria europea con l’effetto altrettanto probabile di spingere l’Euribor a tre mesi nettamente al di sopra del 2%”. In tal modo si gonfierebbe ancora di più il margine d’interesse, atteso nelle previsioni delle banche “in aumento di alcuni miliardi di euro”.

RISULTATI IN CRESCITA PER LE MAGGIORI BANCHE ITALIANE

Oltre ai ricavi, il segno più dei cinque gruppi bancari si ritrova anche nel risultato netto (+5,5%), a quasi 8,9 miliardi, nel risultato di gestione (+8,8%) a 18,7 miliardi e nel risultato netto di gestione (+6,7%) a oltre 14,3 miliardi. Cresce anche la raccolta diretta da clientela (+0,5%) mentre scende quella indiretta (-12,6%).

In flessione anche il Cet1 ratio che dal 14,85% al 30 settembre 2021 passa al 13,93% al 30 settembre 2022.

CONTINUA IL CALO DEL COSTO DEL LAVORO

Proseguendo un trend già in atto, dall’analisi del sindacato del credito emerge che il cost/income, in calo dal 54,1% al 51,7%, è largamente inferiore a quello della media delle principali banche Ue (58,2%). In Unicredit ha già superato il target fissato per il 2024 con il dato della divisione Italia sceso al 45,6%. Anche Banco Bpm ha superato il target intermedio – previsto sotto il 57% – stabilito per il 2023.

La flessione del costo del lavoro si nota anche dalla riduzione dei costi operativi (-1,3%) a poco più di 20 miliardi, delle spese per il personale (-2%) a 12,4 miliardi, dei costi del personale in rapporto ai proventi operativi (-1,7%). Continua il decremento dei dipendenti (-3%), da 246.282 a 238.817, e degli sportelli (-7,4%), da 13.219 a 12.243. Salgono invece le commissioni nette in rapporto ai costi del personale al 126,6%, le commissioni nette per dipendente (+2,4%) a 66 miliardi, il margine primario in rapporto ai costi del personale a 267,4%, il margine primario per dipendente (+7,1%) e il risultato di gestione per dipendente (+12,2%) a 78,5 miliardi.

MIGLIORA LA QUALITÀ DEL CREDITO

Altro elemento di cui beneficiano i conti economici delle big five riguarda la qualità del credito: cala l’incidenza dei crediti deteriorati netti sul totale dei crediti a clientela visto che l’Npl ratio netto passa dal 2% di inizio anno a 1,6%. In totale i crediti deteriorati netti passano da 23,6 miliardi a oltre 19,8 miliardi con una flessione del 15,9%. Dal sindacato fanno notare che l’incidenza del flusso dei nuovi crediti deteriorati, ovvero il tasso di deterioramento, rimane sotto l’1% dei crediti in bonis: si tratta della performance migliore dal 2006 ad oggi secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia. Un risultato, evidenziano dal sindacato, che rende “improbabile” un parallelismo fra il rallentamento dell’economia previsto nel 2023 e la crisi finanziaria del 2008 per quanto riguarda gli effetti sui bilanci dei gruppi del credito.

 

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